{"id":2126,"date":"2021-12-06T17:56:37","date_gmt":"2021-12-06T16:56:37","guid":{"rendered":"https:\/\/mirkokulig.com\/?p=2126"},"modified":"2021-12-06T17:56:39","modified_gmt":"2021-12-06T16:56:39","slug":"linsegnamento-delle-scienze-nelle-medie-e-nelle-superiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/linsegnamento-delle-scienze-nelle-medie-e-nelle-superiori\/","title":{"rendered":"L\u2019insegnamento delle scienze nelle medie e nelle superiori"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>secondo il metodo scientifico goetheanistico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>quale strumento per insegnare il pensare autonomo<\/strong><\/p>\n\n\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Volume I<\/strong><\/p>\n<p><strong>Concetti generali<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mirko Kulig<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Linsegnamento-delle-scienze-nelle-medie-e-nelle-superiori-concetti-generali.pdf\">Scarica qui il pdf (formattato per la stampa fronte-retro)<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Indice<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700947\">Introduzione 5<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700948\">Indicazioni generali sull\u2019insegnamento 7<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700949\">Il senso dell\u2019insegnamento delle scienze nelle medie 8<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700950\">Il senso dell\u2019insegnamento delle scienze nelle superiori 10<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700951\">Il pensare 11<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700952\">Emozione e sentimento 13<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700953\">Insegnamento individualizzato 16<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700954\">Goetheanismo 17<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700955\">Un esempio di approccio goetheanistico 20<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700956\">Analisi della creazione di una teoria 22<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700957\">Lo scopo della scienza 23<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700958\">Dr. Karl Ludwig von Reichenbach (1788-1869) 24<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700959\">Wilhelm Reich (1897-1957) 25<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700960\">Altri 26<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700961\">Gli obbiettivi dell\u2019insegnamento delle scienze 29<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700962\">La filosofia della libert\u00e0 36<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700963\">La tripartizione nelle diverse materie 41<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700964\">Fisica 52<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700965\">Chimica 60<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700966\">Geografia 61<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700967\">Matematica 64<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700968\">Geometria 65<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700969\">Il disegno 69<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700970\">Come si prepara un\u2019epoca 75<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700971\">Docente di classe che porta un\u2019epoca scientifica 75<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700972\">Docente di materia 77<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700973\">Verifiche 83<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc89700974\">Volume II 89<\/a><\/p>\n<p>Titolo | L\u2019insegnamento delle scienze nelle medie e nelle superiori secondo il metodo scientifico goetheanistico quale strumento per insegnare il pensare autonomo &#8211; Concetti generali &#8211; Volume I<\/p>\n<p>Autore | Mirko Kulig<\/p>\n<p>\u00a9 2021 &#8211; Tutti i diritti riservati all&#8217;Autore<\/p>\n<p>Questa opera \u00e8 pubblicata direttamente dall&#8217;Autore. L&#8217;Autore detiene ogni diritto della stessa in maniera esclusiva. Nessuna parte di questo libro pu\u00f2 essere pertanto riprodotta senza il preventivo assenso dell&#8217;Autore.<\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700947\"><\/a>Introduzione<\/h1>\n<p>Lo scopo della presente serie di pubblicazioni \u00e8 quello di presentare in maniera ampia e approfondita la tripartizione della lezione d\u2019epoca come proposta da Manfred von Mackensen nei suoi libri e da Rudolf Steiner stesso nell\u2019Opera Omnia 302. Si tenter\u00e0 anche di mostrare come questo tipo di tripartizione si basi direttamente sull\u2019opera fondamentale di Rudolf Steiner intitolata <em>La Filosofia della libert\u00e0<\/em> (O.O. 4) e sulla relativa teoria della conoscenza.<\/p>\n<p>Il documento \u00e8 principalmente orientato agli insegnante di scuola Waldorf, ma i criteri logici espressi ritengo siano comprensibili da chiunque, anche coloro che non hanno conoscenze di pedagogia steineriana, e possono essere un utile ausilio per la preparazione di lezioni di materie scientifiche di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella prima parte si tenter\u00e0 di contestualizzare l\u2019insegnamento delle scienze nella realt\u00e0 di oggi e si presenteranno pensieri e riflessioni sull\u2019impostazione interiore necessaria ad un docente di scienze in una scuola Waldorf al fine di dare un insegnamento scientifico di qualit\u00e0 e che possa realmente contribuire al sano sviluppo interiore del ragazzo.<\/p>\n<p>Onde dare supporto pratico, seguiranno una serie di pubblicazioni in cui verr\u00e0 presentata l\u2019applicazione della tripartizione come da me sviluppata negli ultimi 10 anni di insegnamento in tutta una serie di materie scientifiche nelle classi VI-XI. In queste ultime verr\u00e0 trattato ogni giorno di epoca per ogni materia suddivise per anno scolastico, portando una proposta di come \u00e8 possibile procedere nel lavoro pratico-didattico. L\u2019esigenza di fare questo lavoro deriva anche dal fatto che tutt\u2019ora esistono vari modi di applicare una tripartizione dell\u2019epoca, diversi dei quali a mio avviso non hanno basi fondate n\u00e9 nell\u2019opera di Rudolf Steiner e neppure nella comprensione dello sviluppo antropologico dei bambini e dei ragazzi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019autore, ho seguito in quanto allievo tutto il percorso di 12 anni che la scuola Waldorf prevede, e per 10 anni sono stato insegnante di scienze presso 2 scuole Waldorf in Ticino, Svizzera. La tripartizione proposta da Mackensen l\u2019ho sperimentata direttamente su di me quando ero allievo grazie ad Alessandro Galli che si \u00e8 formato direttamente con Mackensen a Kassel, Germania, ed \u00e8 diventata una prassi ovvia quando sono diventato docente. Non mi erano per\u00f2 chiare le motivazioni di quel modo di procedere. Ho quindi studiato la <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> trovando, ritengo, la risposta alla mia domanda. Da quel momento in avanti, avendo compreso le basi antropologiche che stanno all\u2019origine del funzionamento dell\u2019essere umano, ho sistematicamente proceduto a programmare le epoche su queste basi.<\/p>\n<p>Sono consapevole che i percorsi proposti nelle pubblicazioni specifiche per materia possano essere ulteriormente migliorati, adattati e personalizzati anche sulla base delle caratteristiche individuali di ogni docente, ma penso che quanto sviluppato possa essere un valido contributo per ogni docente seriamente interessato a portare le scienze in modo bello, comprensibile a tutti, entusiasmante e soddisfacente sia per gli allievi che per il docente stesso.<\/p>\n<p>Vorrei spendere alcune parole introduttive per coloro che si approcciano per la prima volta alla pedagogia antroposofica alla ricerca di nuovi metodi di insegnamento. Questo \u00e8 necessario onde comprendere quanto segue.<\/p>\n<p>Rudolf Steiner \u00e8 stato un ricercatore e filosofo che ha fondato tutta una serie di movimenti esistenti ancora oggi. Tra i principali annoveriamo la medicina antroposofica, l\u2019agricoltura biodinamica e la pedagogia antroposofica. Al giorno d\u2019oggi esistono circa un migliaio di scuole ed asili in tutto il mondo che si basano sulla pedagogia da lui sviluppata.<\/p>\n<p>Una differenza fondamentale nell\u2019approccio pedagogico-didattico \u00e8 che le materie principali vengono portate in forma di epoche a partire dalla prima elementare. Un\u2019epoca consiste nel fare due ore di lezione tutti i giorni per 3 settimane o un mese su di uno specifico argomento. Per esempio, si porta la storia per un mese tutti i giorni per due ore trattando un argomento specifico (rivoluzione francese, medioevo, Roma, ecc.), poi si cambia e si porta geografia dell\u2019Europa per un mese tutti i giorni nelle stesse ore, poi si cambia nuovamente e si porta fisica, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Come sar\u00e0 subito evidente dalla lettura di ci\u00f2 che segue, queste due ore giornaliere di lezione di epoca non sono una semplice esposizione della materia fatta in maniera concentrata durante un mese invece che a ritmo settimanale durante l\u2019anno, ma sono a loro volta suddivise in 3 fasi differenziate in cui gli allievi vengono stimolati a fare attivit\u00e0 diverse in ogni fase.<\/p>\n<p>Vi sono ovviamente anche ore a ritmo settimanale, ma le materie principali vengono portate in questo modo. Questa modalit\u00e0 permette l\u2019approfondimento degli argomenti in una maniera che non \u00e8 possibile se tutte le materie vengono portate tutte le settimane per alcune ore. A conferma di ci\u00f2, ricordo che la modalit\u00e0 \u201ca corsi\u201d viene spesso utilizzata nelle universit\u00e0, a conferma della validit\u00e0 di questo modo di insegnare.<\/p>\n<p>Un\u2019altra differenza sostanziale dell\u2019approccio steineriano \u00e8 di introdurre le varie materie in un momento specifico dello sviluppo antropologico del ragazzo onde adattare l\u2019insegnamento alla vita del ragazzo. In pratica, questo significa che, per esempio, la fisica viene gi\u00e0 introdotta con una o due epoche nel sesto anno di scuola (prima media), la chimica viene introdotta nel settimo anno di scuola (seconda media), e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Anche la modalit\u00e0 di insegnare, soprattutto le materie scientifiche ma non solo, \u00e8 alquanto diversa. Nelle scienze si tenta di ripercorrere lo sviluppo delle stesse negli ultimi 500 anni. Grande importanza viene quindi data alla sperimentazione, che \u00e8 parte integrante e fondamento per la comprensione dei vari argomenti. Si tenta di evitare il pi\u00f9 possibile la fornitura di nozioni \u201ca priori\u201d, senza che le stesse siano state derivate tramite ragionamento da un esperimento o da una esperienza.<\/p>\n<p>Infine, per terminare questa corta panoramica, la pedagogia steineriana d\u00e0 la stessa importanza a tutte le materie, incluse quelle artistiche e artigianali. Il piano di studi include quindi le classiche materie di studio (scienze, materie umanistiche) come pure moltissime attivit\u00e0 artistiche quali disegno, pittura, scultura, ecc. e materie artigianali quali cucito, maglia, lavoro del legno, lavoro della creta, lavoro nell\u2019orto, ecc.<\/p>\n<p>Riassumendo, \u00e8 opinione dell\u2019autore che un insegnamento portato agli allievi come descritto in questo documento sia la base per lo sviluppo di una vera capacit\u00e0 di pensare autonomo.<\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700948\"><\/a>Indicazioni generali sull\u2019insegnamento<\/h1>\n<p>Al giorno d\u2019oggi siamo abituati a pensare che, una volta ottenuto il titolo universitario nella nostra facolt\u00e0, siamo \u201ccompetenti\u201d a portare la materia che abbiamo imparato.<\/p>\n<p>Questo non vale per il docente di scuola Waldorf per tutta una serie di ragioni.<\/p>\n<p>Innanzitutto \u00e8 necessaria una qualche formazione specifica per comprendere le differenze pedagogiche e didattiche che distinguono una scuola Waldorf dalle altre scuole. Entrer\u00f2 pi\u00f9 a fondo in seguito su questo tema, ma per il momento \u00e8 sufficiente dire che, soprattutto nell\u2019insegnamento delle scienze, nelle scuole Waldorf si tende a riproporre il percorso fatto dagli scienziati negli ultimi 500 anni. Nella pratica questo significa fare spesso il contrario di quanto si fa nella scuola pubblica, in cui vengono elargite a ritmi serrati \u201cricette\u201d da applicare, nella totale noncuranza del fatto che i processi che hanno portato alla creazione di tali ricette siano stati compresi o no.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si constata oggi \u00e8 che l\u2019insegnamento pubblico \u00e8 orientato al raggiungimento di obbiettivi formativi relativi al lavoro futuro degli allievi, e non allo sviluppo della loro entit\u00e0 in quanto esseri umani.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento \u00e8 un rapporto umano, e ci\u00f2 che distingue un buon docente da uno meno buono \u00e8 quasi sempre il modo in cui \u00e8 capace a relazionarsi con gli allievi. Le conoscenze specifiche della materia sono importanti ma secondarie. Ci\u00f2 che conta, in un buon maestro, \u00e8 piuttosto il \u201ccome\u201d che non il \u201cquanto\u201d.<\/p>\n<p>Proprio per il modo in cui i docenti stessi sono stati addestrati nelle scuola pubbliche e nelle universit\u00e0, viene richiesto un radicale cambiamento nel modo di relazionarsi con le scienze. Il docente <strong>deve <\/strong>prendere piena coscienza che la scienza non ha compreso tutto, deve quindi diventare un ricercatore lui stesso, deve desiderare di comprendere realmente il mondo, e deve rielaborare in modo critico quanto ha appreso all\u2019universit\u00e0. In poche parole, il docente che decide di insegnare in una scuola Waldorf \u00e8 all\u2019inizio del suo personale percorso di formazione, non alla fine. La laurea gli serve solo come base di partenza. C\u2019\u00e8 ancora moltissimo da comprendere in questo mondo, in tutti gli ambiti scientifici, e per esperienza personale posso confermare che, se fatto con la dovuta diligenza e seriet\u00e0, il percorso di preparazione di un epoca presso una scuola Waldorf permette spesso di fare un passo avanti nella comprensione della propria materia, anche se si possiede gi\u00e0 una laurea.<\/p>\n<p>\u00c8 di fondamentale importanza comprendere quale \u00e8 lo scopo ultimo dell\u2019insegnamento in generale, e nello specifico delle scienze nelle medie e nelle superiori. Per comprendere ci\u00f2, \u00e8 inoltre necessario comprendere di cosa hanno bisogno i ragazzi in queste et\u00e0.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700949\"><\/a>Il senso dell\u2019insegnamento delle scienze nelle medie<\/h2>\n<p>Immaginiamo la seguente situazione: siamo in un convegno in cui si trovano 50 persone di qualsiasi estrazione sociale di et\u00e0 compresa tra i 30 e gli 80 anni. Il relatore scrive alla lavagna la seguente equazione chiedendo di risolverla:<\/p>\n<p>7x + 8 = 3x + 28<\/p>\n<p>Per diverse persone la risoluzione di questa equazione non sarebbe immediata. Qualcuno ci riesce per tentativi, qualcuno dotato di particolari attitudini per la matematica ci riesce per intuizione, altri forse si ricordano il metodo di risoluzione, ma in genere penso che soltanto gli insegnanti di scienze, eventuali fisici, matematici, ingegneri e architetti siano in grado di risolvere questa equazione rapidamente e senza difficolt\u00e0. E questo nonostante il fatto che sia un&#8217;equazione del livello di VIII classe, quindi matematica delle medie.<\/p>\n<p>Come mai non tutti sanno risolverla? Penso che la ragione sia molto semplice. Tutti hanno imparato a risolvere queste equazioni alle medie, ma poi, finiti gli studi, molti non le hanno mai pi\u00f9 usate. Hanno dimenticato il procedimento matematico per risolverle perch\u00e9 nella vita di ogni giorno \u00e8 raro che ci si trovi confrontati con problemi la cui risoluzione richiede la stesura di un&#8217;equazione.<\/p>\n<p>La stessa situazione, credo, si presenterebbe se il relatore chiedesse come risolvere un problema basilare di fisica, o il bilanciamento di una reazione chimica, o la spiegazione della formazione del calcare dalle carcasse degli organismi marini, piuttosto che la nomenclatura di tutte le ossa del corpo umano. Tutte queste sono nozioni che si apprendono durante gli studi, e che poi, nella maggior parte dei casi, si dimenticano perch\u00e9 non servono nella vita se non in casi specifici.<\/p>\n<p>Durante il percorso scolastico, fin dalle medie vengono insegnate nozioni e procedimenti che nella vita di ogni giorno non sono strettamente necessari, se non completamente inutili dal punto di vista pratico. Di conseguenza, vengono rapidamente dimenticati.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora i programmi scolastici (scuola Waldorf inclusa) insistono a portare questi argomenti? La domanda assume ancora pi\u00f9 importanza in un&#8217;epoca come la nostra in cui le macchine gi\u00e0 fanno praticamente tutto per noi, e non vi \u00e8 quindi una stretta necessit\u00e0 di apprendere tutte queste nozioni.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 rispondere a questa domanda dicendo che un giorno qualcun&#8217;altro dovr\u00e0 lavorare per produrre la tecnologia che ci serve oggi e per poterla migliorare. Certamente, in questo senso le universit\u00e0 sono grandi istituzioni. Ma ho l&#8217;impressione che l&#8217;et\u00e0 in cui un uomo deve cominciare a studiare in previsione di un ipotetico futuro accademico si abbassi costantemente. Paesi con l&#8217;inizio della scuola a 4-5 anni, creazione di livelli di prestazione scolastica in 3<sup>a<\/sup> media o addirittura prima sono esempi di questa tendenza.<\/p>\n<p>Il primo problema che si crea con questa visione &#8220;finalizzata&#8221; alla professione \u00e8 che solo una frazione degli esseri umani ha le qualit\u00e0 specifiche individuali per diventare scienziati, e diversi allievi subiscono quindi l&#8217;umiliazione di essere &#8220;messi nella classe B&#8221;. Sentirsi inadeguato non \u00e8 sicuramente una prerogativa per sviluppare un interesse per il mondo, per il suo funzionamento e per essere stimolati a studiare. Vi \u00e8 poi sempre una fascia intermedia di allievi che se la cava e che magari si orienta verso le lingue e le scienze umanistiche. Per questi ultimi il carico di matematica e altre materie scientifiche viene spesso vissuto come un peso, in attesa di giungere nei livelli superiori in cui si potranno dedicare di pi\u00f9 alla loro specifica aspirazione umanistica.<\/p>\n<p>Il secondo problema di questa visione &#8220;finalizzata&#8221; \u00e8 che, con l&#8217;introduzione di verifiche regolari, test e bocciature, si parte dal presupposto che tutti gli allievi debbano avere esattamente lo stesso sviluppo negli stessi tempi e giungere ad una particolare cognizione di causa sui diversi argomenti esattamente nello stesso momento. Se non \u00e8 cos\u00ec, si ha l&#8217;insufficienza e forse si boccia.<\/p>\n<p>La situazione viene poi ulteriormente aggravata dal fatto che per il docente, tutti i ragazzi devono aver raggiunto un certo livello nella sua materia, ma dal punto di vista degli allievi, ogni allievo deve raggiungere il livello stabilito dai docenti <em>di tutte le materie. <\/em>Ricordo a questo punto che questo vale per livelli in cui parte degli adulti faticano gi\u00e0 solo in una materia (esempio delle equazioni). In pratica, gi\u00e0 dalle medie, aspiriamo a creare dei ragazzi che sanno di pi\u00f9 di noi adulti. Sorge la domanda se questa impostazione funzioni. In base alla mia esperienza, ritengo che questa impostazione funzioni parzialmente solo per poche persone.<\/p>\n<p>Dovremmo quindi cambiare il programma, smettere di insegnare alcune materie? Io penso che il programma generale previsto per le medie nella scuola Waldorf sia adatto e non sia un sovraccarico. Dobbiamo per\u00f2 prendere coscienza delle ragioni pi\u00f9 profonde per cui si insegnano la matematica e le altre materie scientifiche. La risposta pi\u00f9 importante a questa domanda non \u00e8 in relazione alla preparazione a studi futuri, ma \u00e8 collegata con le caratteristiche specifiche dello sviluppo dell&#8217;essere umano in queste et\u00e0.<\/p>\n<p>Innumerevoli esperienze dimostrano che con il 12\u00b0 anno di et\u00e0 sorge la scintilla del pensiero cosciente. Questo fatto \u00e8 mostrato dal programma pubblico (le medie cominciano con il sesto anno scolastico) come pure da quello Waldorf, in cui viene introdotta la fisica e poi la chimica nel settimo anno scolastico. Ma la grande differenza non sta&#8217; nelle materie insegnate, quanto nel modo di procedere nell&#8217;insegnamento. A partire dalla VI classe si cerca di mostrare il mondo con una visione indagatrice, che susciti un interesse di tipo scientifico, di pensiero. Le impressioni del mondo esterno non vengono pi\u00f9 solo portate con sentimento come si fa nelle elementari, ma con maggiore rielaborazione di pensiero. Questo processo graduale che parte in VI classe si dovrebbe concludere con la XII classe. Si deve <em>accompagnare<\/em> il pensare nel suo sviluppo dando al ragazzo quanto \u00e8 specificamente utile al suo sviluppo per ogni anno di et\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 mia opinione che l&#8217;insegnamento della matematica per accompagnare lo sviluppo del pensiero nel ragazzo va visto pi\u00f9 come uno strumento che non una materia fine a se stessa. Nello stesso modo, l&#8217;insegnamento della fisica, della chimica, della biologia e della geografia hanno lo scopo principale di <em>insegnare a pensare in relazione all&#8217;ambito di trattazione della singola materia<\/em>, e solo in secondo luogo di insegnare la materia stessa. Le due cose sono strettamente collegate, ma fa la differenza su cosa si pone l&#8217;accento.<\/p>\n<p>I vantaggi di un insegnamento impostato in questo modo, sono l&#8217;eliminazione di aride nozioni che si dimenticano facilmente e l&#8217;introduzione di pensieri viventi nell&#8217;insegnamento che vanno realmente ad arricchire il bagaglio di esperienze del ragazzo contribuendo pi\u00f9 efficacemente alla creazione di una sua immagine del mondo.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700950\"><\/a>Il senso dell\u2019insegnamento delle scienze nelle superiori<\/h2>\n<p>Prima di affrontare l&#8217;insegnamento delle scienze nelle superiori, \u00e8 necessario porsi la domanda: si pu\u00f2 ritenere che con la fine del nono anno scolastico, o 15\u00b0 anno di vita, il ragazzo abbia acquisito conoscenze ed esperienze sufficienti a comprendere il mondo e ad integrarsi nella societ\u00e0? In altri termini, lo sviluppo del ragazzo si conclude con il 15\u00b0 anno di et\u00e0? Riconosco di non conoscere le ragioni pedagogiche, se ve ne sono, che hanno portato in Svizzera all&#8217;istituzione di 9 anni di scuola obbligatoria.<\/p>\n<p>Valutando la domanda dal punto di vista dello sviluppo fisico, possiamo affermare che certamente la maggior parte degli esseri umani ha raggiunto la maturit\u00e0 sessuale e che i singoli elementi che compongono il corpo fisico umano sono tutti presenti in una forma pi\u00f9 o meno definitiva. Dopo i 15 anni di vita vi \u00e8 per\u00f2 comunque ancora crescita nelle dimensioni e leggeri cambiamenti nelle proporzioni fisiche del corpo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista emotivo-sentimentale come pure mentale la situazione \u00e8 completamente diversa. In concomitanza con l&#8217;avvento della maturit\u00e0 sessuale fisica che si compie in questi anni, nascono dimensioni emotive e mentali completamente nuove e sconosciute al ragazzo. Diverse fonti danno indicazione del fatto che durante l&#8217;adolescenza si sviluppa il pensiero consapevole e razionale. Sappiamo che Rudolf Steiner indica il terzo settennio di vita (~14-21 anni) come il periodo in cui l&#8217;essere umano sviluppa le facolt\u00e0 di pensare. Non ho fatto studi approfonditi, ma una veloce ricerca indica che altri psicologi comportamentali riconoscono che durante l&#8217;adolescenza vi \u00e8 un rapido sviluppo cognitivo ed il pensiero dell&#8217;individuo acquisisce una forma pi\u00f9 astratta. Altri studi hanno mostrato come in questi anni si sviluppano capacit\u00e0 cognitive che permettono la coordinazione di pensiero e comportamento. Ne \u00e8 stato concluso che i pensieri, le idee e i concetti sviluppati in questo periodo della vita influenzano molto la vita futura di una persona, giocando un ruolo importante nella formazione del carattere e della personalit\u00e0. Viene inoltre affermato che le facolt\u00e0 di pensiero di un ragazzo intorno ai 15 anni sono paragonabili a quelle di un adulto. <sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-1\" href=\"#post-2126-footnote-1\">[1]<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Il fatto che il ragazzo abbia facolt\u00e0 di pensare come un adulto non significa ancora che abbia formulato concetti ed idee e raccolto esperienze sufficienti ad ordinare in una visione interiore le percezioni che ha del mondo. A differenza dello sviluppo fisico, che avviene naturalmente con poco influsso umano diretto tranne che la fornitura degli elementi base per le funzioni organiche (calore, aria, acqua, cibo) il pensare \u00e8 una facolt\u00e0 che va formata, per la stessa ragione per cui non basta avere le mani per saper suonare un pianoforte. Come le mani sono requisito necessario ma non sufficiente per suonare il pianoforte, la facolt\u00e0 di pensare \u00e8 necessaria ma non sufficiente a formare un essere umano del nostro tempo.<\/p>\n<p>Si constata quindi che, in concomitanza alla comparsa di nuovi elementi costitutivi dell&#8217;essere umano, la societ\u00e0 ritiene di aver terminato la formazione di base. Da qui in poi l&#8217;unica cosa che conta \u00e8 l&#8217;indirizzo professionale specifico che il ragazzo pu\u00f2 prendere possibilmente basato su talenti individuali. Per fare un paragone un po&#8217; provocatorio, sarebbe come se dopo aver insegnato le 4 operazioni di base (+, -, x, \ud83d\ude42 dessi agli allievi un&#8217;equazione da risolvere considerando che comunque, a livello prettamente numerico, non devono fare altro che somme, sottrazioni, divisioni e moltiplicazioni. Ma come la matematica non consiste solo in calcoli numerici, cos\u00ec l&#8217;essere umano non consiste unicamente in un corpo fisico. Questa osservazione non necessita di visioni antroposofiche per essere compresa. Oltre 100 anni di societ\u00e0 civile e strutturata ci hanno insegnato che persone psicologicamente o mentalmente instabili sono un peso per la societ\u00e0. Quindi la mente e la psiche hanno un impatto sulla societ\u00e0 umana e necessitano di essere adeguatamente accompagnate nel loro sviluppo.<\/p>\n<p>Il ragazzo viene inoltre posto di fronte alla decisione sulla sua professione futura in un periodo in cui il suo stato viene definito di &#8220;fragilit\u00e0 somatica e psicologica&#8221;<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-2\" href=\"#post-2126-footnote-2\">[2]<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Riassumendo, con il sorgere di nuove dimensioni emotive e mentali nel ragazzo, invece di accompagnarlo durante il periodo di sviluppo di queste nuove facolt\u00e0, si tende oggi non solo ad abbandonarlo ritenendo che non vi sia pi\u00f9 nulla di <em>umano<\/em> da insegnargli, ma lo si pone impreparato davanti alla prima delle grandi domande che dovr\u00e0 affrontare in vita. La pressione della decisione viene inoltre incrementata dal fatto che alcune scelte sono praticamente definitive: se non si fa il liceo, sar\u00e0 molto difficile in futuro andare all&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p>Per le suddette ragioni, e altre che non posso discutere in questa sede, sono quindi dell&#8217;avviso che lo sviluppo dell&#8217;essere umano non si concluda con i 15 anni.<\/p>\n<p>In base a queste considerazioni, il senso dell&#8217;insegnamento delle scienze nelle classi superiori secondo me deve essere quello di accompagnare lo sviluppo del pensare onde fornire ai ragazzi uno strumento di elaborazione della realt\u00e0 percepita.<\/p>\n<p>Ritengo che le indicazioni dettagliate fornite da Rudolf Steiner sia sul piano di studi che sulla metodologia siano strumenti per accompagnare lo sviluppo del pensare autonomo del ragazzo in maniera adatta all&#8217;et\u00e0.<\/p>\n<p>Resta da definire cosa si intenda per &#8220;accompagnare lo sviluppo del pensare&#8221;. Far\u00f2 un tentativo di approfondimento nelle prossime pagine.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700951\"><\/a>Il pensare<\/h2>\n<p>Cercher\u00f2 ora di presentare alcuni pensieri come da me compresi dell&#8217;opera <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> di Rudolf Steiner.<\/p>\n<p>Ci si chiede: come nasce il pensare? La prima esperienza umana \u00e8 la percezione. La conseguenza della percezione \u00e8 la creazione interiore di una rappresentazione. Anche se vedo un oggetto e non so&#8217; cosa sia, nel pensiero posso rivederlo davanti a me. Similmente, posso discriminare un suono dall&#8217;altro ripetendone la percezione. Abbiamo una rappresentazione interiore del gusto di una mela che ci permette di distinguerlo da un altro gusto. Questa capacit\u00e0 di discriminazione deriva dalla rappresentazione iniziale della percezione. Con la susseguente esperienza di vita, questa rappresentazione si arricchisce di concetti che la collegano ad altre rappresentazioni.<\/p>\n<p>L&#8217;osservazione: &#8220;Il cielo sta&#8217; sopra di me&#8221; necessita la precedente creazione del concetto &#8220;cielo&#8221;, del concetto &#8220;stare&#8221;, del concetto &#8220;sopra&#8221; e del concetto &#8220;me&#8221;. Ma anche il concetto &#8220;sopra&#8221; pu\u00f2 solo esistere se vi \u00e8 un concetto &#8220;sotto&#8221;, quindi vi \u00e8 in questa semplice frase gi\u00e0 una serie di concetti &#8220;intrinseci&#8221;. Il fatto importante su cui Steiner pone l&#8217;accento \u00e8 che se si fa l&#8217;esperimento di pensiero di risalire ai concetti primari, si constata che questi non possono essersi formati in altro modo che quale conseguenza della percezione. I concetti pi\u00f9 complessi nascono quando si mettono in relazione tra loro pi\u00f9 rappresentazioni. I concetti &#8220;legano&#8221; quindi le rappresentazioni.<\/p>\n<p>Il legame di tanti concetti diventa un&#8217;idea. L&#8217;associazione di idee costruisce teorie e visioni. Le teorie e le visioni ci servono per comprendere la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Rimando alla lettura della <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> per un approfondimento sui pensieri qui appena accennati.<\/p>\n<p>Quello che ci interessa di questo discorso \u00e8 il fatto che il processo di associazione di concetti a rappresentazioni gi\u00e0 esistenti nel ragazzo non avviene necessariamente da solo. \u00c8 quindi sicuramente compito delle diverse materie il presentare al ragazzo nuove rappresentazioni e concetti che non ha ancora sperimentato nella vita, ma l&#8217;attenzione principale deve essere posta, a mio avviso, sull&#8217;associazione dei concetti specifici di ogni materia tra di loro, sui concetti che il ragazzo gi\u00e0 possiede, e soprattutto sulla realt\u00e0 percepita dal ragazzo.<\/p>\n<p>L&#8217;insegnamento di concetti e teorie in modo pi\u00f9 o meno svincolato dalla realt\u00e0 percepita dal ragazzo \u00e8 generalmente poco interessante e poco costruttivo. Se si insegna un nuovo concetto senza &#8220;inserirlo&#8221; nel tessuto di concetti gi\u00e0 presenti nella visione del mondo del ragazzo, esso non ne sar\u00e0 arricchita e quindi il concetto verr\u00e0 dimenticato rapidamente. Se rappresentiamo la visione della realt\u00e0 come un mosaico in costruzione, il nuovo concetto che abbiamo portato dovrebbe diventare un sassolino colorato che ne accresce la definizione. Questo pu\u00f2 idealmente avvenire se l&#8217;insegnamento del nuovo concetto deriva da un&#8217;esperienza reale che entra a far parte dell&#8217;orizzonte delle percezioni del ragazzo.<\/p>\n<p>Per esempio, faccio un esperimento in cui mostro come i metalli si dilatano con l&#8217;aumento della temperatura. Gi\u00e0 questo in s\u00e9 accresce la rappresentazione della realt\u00e0 del ragazzo. Il metallo, se scaldato, si dilata. Il giorno dopo richiamo alla memoria esperienze che i ragazzi gi\u00e0 conoscono o ne illustro di nuove in cui questo processo fisico si manifesta. Mostro perch\u00e9 questo fenomeno pu\u00f2 avere un interesse per l&#8217;essere umano (esempio dei ponti che hanno i giunti di espansione). Mostro inoltre come con certi strumenti matematici posso calcolare quanto \u00e8 questa dilatazione. La rappresentazione collegata ai concetti preesistenti di calore, metallo, dilatazione, ponte, ecc. si \u00e8 arricchita. Tutti questi sono concetti che derivano dalla percezione. Il nuovo concetto quindi si inserisce nel tessuto di concetti affermati che gi\u00e0 esistevano. Il mosaico della visione del mondo del ragazzo possiede un sassolino in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il fatto di &#8220;raccontare&#8221; che il fenomeno esiste e poi andare direttamente alla formula che ne calcola le grandezze, viene interiorizzato molto meno. Questo anche perch\u00e9 non avendo esperienza del fenomeno, lo si deve prendere dal docente &#8220;sulla parola&#8221;. Quello che si tenta di fare in questo modo, \u00e8 di creare una rappresentazione partendo da concetti gi\u00e0 esistenti, e non derivata dalla percezione. Vi saranno allievi che accettano e comprendono il concetto anche in questo modo, ma questo a mio avviso vale solo per una minoranza. Partendo invece dall&#8217;esperienza e la sua conseguente elaborazione, costruisco associazioni di concetti che sono comprensibili praticamente per tutti i ragazzi perch\u00e9 derivano dalle percezioni che hanno avuto.<\/p>\n<p>Per fare un esempio di vita reale, basta pensare ad un paesaggio. Quante parole e concetti dovrebbero essere usati per descrivere un paesaggio, in confronto al semplice fatto di mostrarlo? Quale dei due approcci (spiegare, mostrare) permette al ragazzo di avere una rappresentazione pi\u00f9 chiara di quello specifico paesaggio? Con questo non intendo dire che in specifiche situazioni non sia molto importante permettere, attraverso descrizioni, la formazione di una rappresentazione interiore al ragazzo. Dobbiamo solo ricordare che i collegamenti concettuali automatici che il ragazzo fa nel momento in cui osserva il paesaggio (quella \u00e8 una montagna, quello \u00e8 un lago, quello \u00e8 un bosco di pini, il vento crea delle onde, ecc.) devono essere fatti a parole da noi. Se poi si vogliono aggiungere altre percezioni, come l&#8217;odore, il suono, eccetera, il lavoro diventa estremamente lungo e se non fatto bene, pedante.<\/p>\n<p>Quando questo processo di creazione di rappresentazioni attraverso concetti avviene in tutte le materie a ritmi velocissimi con regolare verifica delle nozioni apprese, i pensieri sul fenomeno si riducono all&#8217;apprendere l&#8217;applicazione delle formule e la memorizzazione delle nozioni. Il sassolino (concetto) rimane orfano e non si inserisce nel mosaico. La nozione viene rapidamente dimenticata quando non \u00e8 pi\u00f9 utile (dopo l&#8217;esame).<\/p>\n<p>Dobbiamo poi considerare che anche l&#8217;attivit\u00e0 di apprendimento \u00e8 un&#8217;esperienza composta di percezioni. Ad ogni percezione si associa anche un&#8217;emozione. Un tipo di emozione \u00e8, per esempio, &#8220;mi piace&#8221; e &#8220;non mi piace&#8221;. La conseguenza di questo fatto \u00e8 che per associare i concetti specifici di ogni materia alla realt\u00e0 percepita dal ragazzo, non possiamo non tenere conto delle emozioni e dei sentimenti che si associano all&#8217;esperienza di apprendimento.<\/p>\n<h2>\u00a0<\/h2>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700952\"><\/a>Emozione e sentimento<\/h2>\n<p>Personalmente, distinguo l&#8217;emozione dal sentimento in questo modo:<\/p>\n<p>L&#8217;emozione nasce quale diretta conseguenza della percezione, il sentimento nasce dalla relazione che si crea tra la percezione e l&#8217;esperienza (rete di concetti) che l&#8217;uomo gi\u00e0 possiede. Per fare un esempio, ogni essere umano vive un&#8217;emozione di spavento iniziale quando ha la percezione di un tuono. Il semplice rumore forte tendenzialmente causa il sorgere iniziale di una paura. Questa \u00e8 un&#8217;emozione. L&#8217;immediata risposta interiore \u00e8 la ricerca, attraverso pensieri, della causa del rumore. Una volta identificata la causa del rumore, se l&#8217;esperienza precedente ha insegnato (attraverso tratti culturali per esempio) che il tuono \u00e8 la conseguenza della rabbia di un dio, si istituir\u00e0 un sentimento di timore reverenziale. Se invece l&#8217;esperienza ha insegnato che il tuono ha origine con un fulmine che deriva da una distribuzione irregolare di cariche elettriche nell&#8217;atmosfera, e che io sono ben protetto in casa da un parafulmine, il sentimento che ne consegue sar\u00e0 di rilassamento (terminazione dello spavento) e forse pure divertimento. L&#8217;attenzione qui non \u00e8 rivolta alla veridicit\u00e0 o falsit\u00e0 di una delle due spiegazioni, ma solo al fattore emotivo-sentimentale associato alla percezione ed alla sua rappresentazione. Penso quindi che si possa affermare che i sentimenti sono plasmabili dalle esperienze che si fanno in vita, e soprattutto dai concetti che creiamo in merito alle percezioni.<\/p>\n<p>Emozioni e sentimenti forti hanno per\u00f2 anche la conseguenza di influenzare il libero flusso dei nostri pensieri. Se pensiamo al sentimento di paura e insicurezza che si pu\u00f2 provare prima e durante un esame, vediamo che spesso causa un blocco delle capacit\u00e0 di formulare pensieri. L&#8217;allievo, sotto pressione, non riesce a formulare pensieri e spiegazioni che in una situazione di rilassamento non causerebbero difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra caratteristica che osserviamo nelle emozioni in relazione alle percezioni, \u00e8 che un&#8217;emozione forte favorisce la memorizzazione della rappresentazione della percezione che l&#8217;ha causata. Abbiamo tutti memoria specifica di almeno un tramonto spettacolare vissuto durante la vita, anche anni addietro, ma non abbiamo memoria specifica di un normale giorno grigio d&#8217;inverno.<\/p>\n<p>L&#8217;elemento emotivo-sentimentale dell&#8217;essere umano non pu\u00f2 quindi in alcun modo essere messo da parte, se vogliamo offrire un insegnamento efficace. Se decidiamo di ignorare questo elemento, semplicemente non ci comportiamo in maniera razionale, perch\u00e9 continua ad esserci comunque.<\/p>\n<p>In questo senso, penso che una delle priorit\u00e0 che dobbiamo dare alla nostra lezione sia che i ragazzi non vivano ripetutamente emozioni spiacevoli nella percezione della nostra lezione e della materia. Se \u00e8 chiaro che vi sono sempre capacit\u00e0 individuali che determinano la simpatia di alcuni allievi e l&#8217;antipatia di altri nei riguardi della materia che presentiamo, dalla mia esperienza deduco che \u00e8 possibile dare ad ogni allievo la soddisfazione di arrivare a risolvere un calcolo o comprendere un fenomeno fisico. Ma soprattutto non penso che un allievo meno portato per la materia debba necessariamente associarle sentimenti di paura, impotenza o odio. Se questo avviene, le conseguenze di questo sentimento potrebbero protrarsi anche negli anni futuri, quando magari non siamo pi\u00f9 noi l&#8217;insegnante di quell&#8217;allievo.<\/p>\n<p>Qui subentra il fattore personale di ogni docente. L&#8217;associazione di sentimenti positivi o negativi alla percezione della lezione dipende primariamente dal docente. La capacit\u00e0 del docente di rendere la lezione interessante, facile e formativa attraverso un&#8217;appropriata associazione di esperienze e concetti, l&#8217;individualit\u00e0 stessa del docente e l&#8217;approccio umano che ha con gli allievi sono, soprattutto con ragazzi adolescenti, di grandissima importanza. Questo \u00e8 un altro fatto che pu\u00f2 essere ignorato ma che non cessa di esistere per questo. Ma se non viene ignorato, pu\u00f2 in realt\u00e0 venire utilizzato a vantaggio del lavoro formativo.<\/p>\n<p>In una conferenza durante il convegno di Kassel sulla IX classe in aprile 2012, il relatore di cui purtroppo non ricordo il nome, ha mostrato un grafico simile al seguente (l&#8217;ho ricostruito a memoria e vuole dare indicazioni solo qualitative generali).<\/p>\n<p>Come si deduce dal grafico, fino alla pubert\u00e0 nella vita del ragazzo esistono principalmente i genitori e il docente di classe. Durante e dopo la pubert\u00e0 i meno apprezzati diventano i genitori, ed i pi\u00f9 apprezzati diventano i compagni. I docenti perdono importanza, ma meno dei genitori.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"552\" height=\"410\" class=\"wp-image-2129\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/importanza-per-il-ragazzo.png\" alt=\"Importanza per il ragazzo\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/importanza-per-il-ragazzo.png 552w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/importanza-per-il-ragazzo-300x223.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 552px) 100vw, 552px\" \/><\/p>\n<p>Figura 1 &#8211; Importanza per il ragazzo<\/p>\n<p>Gli adolescenti in questa et\u00e0 cercano modelli da seguire, come si evince chiaramente dal loro modo di vestirsi e atteggiarsi per copiare i loro divi preferiti del cinema e della musica. I docenti sono buoni candidati per divenire modelli visto che passano del tempo con gli allievi. Se riusciamo a diventare modelli validi per i ragazzi, assoceranno a noi ed alla nostra materia sentimenti positivi ed in questo modo ci sar\u00e0 pi\u00f9 interesse nelle lezioni ed un migliore apprendimento. Se non diventiamo modelli ma rimaniamo &#8220;neutrali&#8221;, l&#8217;interesse dei ragazzi dipender\u00e0 da fattori individuali (sono dotati o no per la materia) e dalle nostre capacit\u00e0 di insegnamento specifico della materia. Se diventiamo anti-modelli facendoci detestare, per molti ragazzi diventer\u00e0 una pena tremenda venire alle lezioni e il livello di apprendimento sar\u00e0 basso. Quindi per il docente interessato a dare un insegnamento di qualit\u00e0 esistono buone ragioni per essere &#8220;simpatico&#8221; agli allievi, anche nelle classi superiori. Ma soprattutto, non si deve in alcun modo divenire anti-modelli dei ragazzi, altrimenti la materia che insegniamo sar\u00e0 pure associata a questo sentimento.<\/p>\n<p>Un atteggiamento che parte da idee di &#8220;sofferenza per lo studio&#8221;, &#8220;sacrificio costante&#8221;, ed altri concetti simili in uso ancora oggi, pu\u00f2 causare l&#8217;associazione di sentimenti spiacevoli all&#8217;esperienza di apprendimento, con le conseguenze indicate sopra. Dalla mia esperienza, se si riesce a stimolare negli allievi interesse per la materia e stima per il maestro, si riesce anche a convincerli benevolmente ad impegnarsi quando \u00e8 il momento, senza la necessit\u00e0 di utilizzare strumenti di leva (note) e minacce.<\/p>\n<p>Rimando all&#8217;ampia letteratura di Rudolf Steiner per i dettagli specifici della condizione mentale ed emotiva degli allievi di ogni et\u00e0. Il punto fondamentale da capire \u00e8 che, in quanto professionisti, siamo noi a dover comprendere il ragazzo e non il ragazzo a dover comprendere noi. Se la lezione va male, se i ragazzi sono infelici e insoddisfatti, se i ragazzi non capiscono, \u00e8 principalmente colpa nostra, non loro. Queste situazioni derivano frequentemente dalla nostra mancanza di comprensione delle condizioni emotive e mentali dei ragazzi in quel momento.<\/p>\n<p>Per ritornare alla memorizzazione di percezioni tramite il sorgere di un&#8217;emozione forte, anche questo fatto pu\u00f2 essere utilizzato a vantaggio dell&#8217;apprendimento. Penso che parte delle ragioni dell&#8217;approccio sperimentale alle materie scientifiche proposto da Rudolf Steiner derivi anche da questo. Un esperimento fatto in modo tale da suscitare emozioni forti, verr\u00e0 ricordato meglio. Se poi la spiegazione del fenomeno non \u00e8 ovvia, vi sar\u00e0 interesse ed il giorno dopo il maestro avr\u00e0 l&#8217;attenzione dei ragazzi.<\/p>\n<p>Non sono un medico, ma da studi effettuati sui centri funzionali del cervello, risulta che il sistema limbico (composto da ippocampo, amigdala e altre strutture) \u00e8 la sede dei processi di memoria, emozione e apprendimento. Questo sembra confermare la sensatezza di usare attivamente le emozioni dei ragazzi per insegnare.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc378182039\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc378182181\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc385186439\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc89700953\"><\/a>Insegnamento individualizzato<\/h2>\n<p>Se si condividono le considerazioni esposte nel capitolo &#8220;Il senso dell\u2019insegnamento delle scienze nelle classi superiori&#8221;, ne deriva che l\u2019approccio pedagogico e didattico deve permettere a tutti gli allievi di trarre beneficio da tutte le lezioni. Questo significa che non pu\u00f2 esistere un allievo che alla fine di un\u2019epoca non ha compreso nulla, e non ci si deve neppure attendere che tutti gli allievi abbiano compreso tutto. Senza entrare nell\u2019analisi delle ovvie differenze esistenti tra un allievo e l\u2019altro determinate dai diversi talenti che ogn\u2019uno possiede, si deve anche tenere conto del fatto che le rappresentazioni che ogni allievo ha formato durante gli anni riguardo ad una particolare realt\u00e0 percepita, sono necessariamente diverse, personalizzate. Nel momento in cui gli allievi arrivano nelle classi superiori, i concetti che sono stati legati a quella particolare realt\u00e0 percepita dipendono dai genitori, dal maestro di classe delle elementari, dai maestri delle medie, dalle esperienze fatte e dai concetti ed i sentimenti che l\u2019allievo ha collegato da solo alla percezione in questione.<\/p>\n<p>Il maestro dovrebbe cercare di seguire ogni allievo nel suo percorso di associazione delle nuove esperienze e dei nuovi concetti ai concetti ed alle rappresentazioni che l\u2019allievo gi\u00e0 possiede.<\/p>\n<p>Nelle ore settimanali di matematica, basare il proprio insegnamento e la velocit\u00e0 con cui si procede solo sugli allievi pi\u00f9 dotati \u00e8 ovviamente sbagliato, come pure non si pu\u00f2 andare alla velocit\u00e0 dell\u2019allievo pi\u00f9 lento, altrimenti gli altri si annoiano e la lezione ne viene disturbata. Bisogna quindi dare la possibilit\u00e0 agli allievi rapidi di procedere al loro ritmo, come pure seguire gli allievi pi\u00f9 lenti nel tentativo di trovare metodologie diverse di esporre i concetti in modo che siano comprensibili anche per questi ultimi.<\/p>\n<p>Spesso pu\u00f2 essere un aiuto stimolare i pi\u00f9 bravi a spiegare agli allievi meno dotati quello che non hanno compreso. Entrambi ne possono trarre grande vantaggio: i dotati perch\u00e9 devono trovare da soli parole e concetti per spiegare quanto compreso, i pi\u00f9 deboli perch\u00e9 la rappresentazione data dai compagni pu\u00f2 essere pi\u00f9 comprensibile di quella data dal maestro. In questo senso ho fatto diverse esperienze molto positive.<\/p>\n<p>La valutazione poi del singolo allievo deve essere personalizzata in base alla percezione che il maestro ha di ogni allievo. Questo approccio deriva dalla constatazione che, per esempio, un allievo non dotato in matematica che riesce in modo indipendente a fare la met\u00e0 di un disegno geometrico complesso, ha dovuto impegnarsi molto di pi\u00f9 di un allievo dotato per fare il disegno completo. Questa differenza non deve essere motivo di discriminazione per l\u2019allievo meno bravo. Il docente deve imparare a conoscere e valutare ogni singolo allievo per le sue capacit\u00e0, nella consapevolezza che sforzarlo a fare molto di pi\u00f9 di quanto non sia realmente in grado di fare non porta ad un accrescimento delle sue capacit\u00e0. Anzi, potrebbe determinare il sorgere di complessi e la conseguente associazione di sentimenti non positivi alla materia in cui ha difficolt\u00e0. Le conseguenze di questo fatto sono gi\u00e0 state esposte nel capitolo precedente.<\/p>\n<p>Sarebbe auspicabile che ogni docente abbia a coscienza le capacit\u00e0, i talenti e la condizione emotiva e sentimentale di ogni allievo e che esse siano globalmente osservate e valutate. Solo in questo modo vi pu\u00f2 essere una reale comprensione di ogni allievo e lo sviluppo conseguente di modi adatti di portargli la materia. Va inoltre tenuto in considerazione che proprio in questi anni le condizioni sentimentali e mentali di ogni allievo continuano a variare, e quindi l&#8217;immagine complessiva che il docente si \u00e8 fatto deve essere dinamica.<\/p>\n<p>In quanto ex allievo di scuola Waldorf, ho personalmente constatato la validit\u00e0 di questo approccio che ha permesso in passato agli allievi pi\u00f9 deboli di arrivare alla fine del piano di studi anche se si sarebbe detto che \u201cerano indietro\u201d.<\/p>\n<p>Un ragazzo che era in classe con me, tutto d\u2019un tratto verso la fine della XII classe \u00e8 fiorito ed ha mostrato di aver interiorizzato una buona parte di quanto sembrava che non avesse compreso negli anni precedenti.<\/p>\n<p>In un altro caso, il ragazzo difficoltoso \u00e8 poi riuscito ad andare all\u2019universit\u00e0 e ottenere un titolo di studio superiore che difficilmente avrebbe ottenuto in un sistema basato sulla valutazione omologata per tutti gli allievi.<\/p>\n<p>Penso che la valutazione individuale degli allievi sia uno degli obbiettivi di una scuola Waldorf, soprattutto nelle classi superiori. Il fatto \u00e8 anche molto apprezzato dagli allievi che non si sentono \u201cun numero\u201d, ma che sperimentano l\u2019interessamento del docente riguardo la loro persona. Senza entrare nei dettagli, ritengo che questo atteggiamento da parte del maestro sia un grande stimolo allo sviluppo delle forze dell\u2019Io dell\u2019allievo.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre di somma importanza ricordare che, in quanto maestri, siamo al servizio degli allievi, e non il contrario. Il docente che si considera superiore all\u2019allievo e che ne richiede il rispetto che lui stesso non \u00e8 disposto a dargli, non sar\u00e0 mai apprezzato e di conseguenza la qualit\u00e0 dell&#8217;apprendimento ne risentir\u00e0.<\/p>\n<p>Studi psicologici e criminologici mostrano come generalmente un adulto porter\u00e0 avanti, consapevolmente o inconsapevolmente, la realt\u00e0 che ha vissuto da bambino e da giovane. Questo fatto si spiega molto facilmente: l\u2019adulto non conosce un\u2019altra realt\u00e0 da implementare se non quella che ha vissuto, soprattutto da bambino e da ragazzo.<\/p>\n<p>Ad un docente di scuola Waldorf viene quindi richiesto un grande sforzo per identificare gli atteggiamenti personali e di insegnamento che porta in classe e che hanno origine nella sua esperienza scolastica da giovane e da bambino. Questi atteggiamenti vanno valutati in modo critico ed eventualmente modificati alla luce di quanto esposto da Rudolf Steiner e altri. Il processo \u00e8 molto lungo e pu\u00f2 richiedere anni, ma non per questo va tralasciato.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc378182040\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc378182182\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc385186440\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc89700954\"><\/a>Goetheanismo<\/h2>\n<p>L&#8217;approccio scientifico che generalmente viene proposto nelle scuole Waldorf \u00e8 quello goetheanistico. \u00c8 quindi appropriato parlarne in questa sede.<\/p>\n<p>Ritengo incompleta l&#8217;illustrazione che tenter\u00f2 di dare ora, e la includo solo quale stimolo ad ulteriori pensieri da parte del lettore.<\/p>\n<p>User\u00f2 il confronto tra le teorie dei colori di Newton e di Goethe<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-3\" href=\"#post-2126-footnote-3\">[3]<\/a><\/sup> che sono un buon esempio dei due tipi di approccio.<\/p>\n<p>Partiamo da Newton. Nel tentativo di comprendere meglio cosa sia la luce, Newton impost\u00f2 il seguente esperimento:<\/p>\n<p>Attraverso una sorta di cornice, Newton isol\u00f2 un fascio di luce solare. Questo fascio venne fatto passare attraverso un prisma di vetro. Il fascio che usciva dal prisma di vetro era composto da vari colori, nello specifico, i colori dell&#8217;arcobaleno. Newton ne concluse che la luce bianca \u00e8 composta dai diversi colori che osserviamo dopo che la luce ha attraversato il prisma.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"468\" height=\"346\" class=\"wp-image-2130\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image.png\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image.png 468w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-300x222.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 468px) 100vw, 468px\" \/><\/p>\n<p>Figura 2 &#8211; Il prisma<\/p>\n<p>Tempo dopo si \u00e8 compreso che la luce \u00e8 un&#8217;onda elettromagnetica, che ogni colore rappresenta una frequenza, e che l&#8217;associazione delle diverse frequenze crea la luce bianca. Questa \u00e8 ancora la teoria ufficiale, ma nel frattempo sono stati scoperti i fotoni. Questi sono piccole particelle sub-atomiche (pi\u00f9 piccole degli atomi) la cui esistenza spiega certi fenomeni. Il modello ondulatorio e il modello particolare sono oggi complementari. Il modello ondulatorio va bene per alcuni fenomeni, mentre quello particolare ne spiega degli altri. A seconda del fenomeno da spiegare, si usa un modello oppure l&#8217;altro.<\/p>\n<p>L&#8217;obiezione primaria di Goethe alla teoria di Newton \u00e8 la seguente.<\/p>\n<p>Il fenomeno di luce come si manifesta normalmente \u00e8 di luce diffusa nell&#8217;atmosfera che illumina l&#8217;ambiente circostante. C&#8217;\u00e8 ovviamente una fonte, ma il fenomeno \u00e8 unitario intorno a me. Quindi l&#8217;aver &#8220;isolato&#8221; un raggio di luce significa l&#8217;aver creato un&#8217;iniziale condizione sperimentale che differisce dalle condizioni ordinarie del fenomeno della luce. Il raggio isolato viene poi fatto passare attraverso un prisma. Ho creato quindi una seconda condizione sperimentale che \u00e8 l&#8217;interazione della luce con una materia translucida. Goethe quindi obbietta che queste due condizioni sperimentali vanno tenute in considerazione prima di dare un giudizio conclusivo sul fenomeno della luce nella sua manifestazione ordinaria. Osserva che queste condizioni sperimentali hanno quale conseguenza il fatto che vi sia contatto tra luce ed ombra. Dalle sue osservazioni, in cui descrive decine di esperimenti ripetibili, Goethe conclude che i colori nascono quando luce ed ombra interagiscono sotto certe condizioni, e che in questo modo si spiega anche il fenomeno del prisma.<\/p>\n<p>La teoria \u00e8 pi\u00f9 elaborata di come scritto qui, ma l&#8217;idea di base dell&#8217;approccio di Goethe vuole solo indicare che, per quanto sia giusto e scientificamente corretto creare condizioni sperimentali per studiare nel dettaglio un fenomeno, non si possono trarre conclusioni affrettate senza tenere conto delle condizioni sperimentali stesse che abbiamo creato. Per questa ragione, Goethe fece molti esperimenti nella ricerca di tratti comuni che potessero effettivamente dare una spiegazione veritiera della luce e dell&#8217;oscurit\u00e0, o fornire eventuali limiti alla nostra conoscenza del fenomeno.<\/p>\n<p>Riassumendo, abbiamo da un canto una teoria funzionale che ha permesso migliaia di applicazioni pratiche ma che ci ha portati, da un punto di vista logico e scientifico, in un vicolo cieco. Due teorie (modello ondulatorio e modello particolare) per spiegare lo stesso fenomeno.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altra parte abbiamo invece una teoria che si basa sulla percezione umana del fenomeno e che indaga il fenomeno sperimentalmente elaborando pensieri solo dall&#8217;osservazione diretta.<\/p>\n<p>Se un&#8217;osservazione non permette di dire di pi\u00f9 su di un dato fenomeno, o non si dice di pi\u00f9, o si creano condizioni sperimentali diverse per analizzare il fenomeno da un&#8217;altra prospettiva.<\/p>\n<p>I modelli della realt\u00e0 che abbiamo oggi, anche se funzionali, sono frutto di teorie che giungono a negare l&#8217;affidabilit\u00e0 della percezione quale strumento d&#8217;indagine del mondo.<\/p>\n<p>Ricordo che secondo diversi scienziati di oggi, il mondo \u00e8 grigio, senza odori, senza colori, senza suoni e che tutto quello che percepiamo \u00e8 illusione dei sensi e creato dal nostro cervello<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-4\" href=\"#post-2126-footnote-4\">[4]<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Ma una teoria della realt\u00e0 che neghi l&#8217;affidabilit\u00e0 della percezione quale strumento di indagine, dimentica che i concetti di base su cui \u00e8 stata costruita la teoria stessa erano a loro volta conseguenza della percezione. Se parlo di &#8220;velocit\u00e0 di un elettrone&#8221;, non devo dimenticare che i concetti di &#8220;spazio&#8221; e &#8220;tempo&#8221; che determinano il concetto di &#8220;velocit\u00e0&#8221; sono derivati dall&#8217;esperienza della percezione. Senza percezione, non si potevano creare i concetti di spazio e di tempo. Ma se la percezione non \u00e8 affidabile e scientifica, allora anche i concetti di spazio e tempo non sono affidabili, e quindi anche la teoria che ne fa uso non \u00e8 affidabile.<\/p>\n<p>Per le ragioni spiegate nel capitolo &#8220;Il pensare&#8221;, vi \u00e8 una fondamentale contraddizione nel processo di pensiero come lo possiamo osservare in molti ambiti della scienza moderna. Il pensiero nasce dalla percezione, quindi ogni teoria (associazione di idee) che posso fare, si baser\u00e0 sempre su concetti che derivano dalla percezione. Questa nuova teoria non pu\u00f2 quindi arrivare a dire che la percezione \u00e8 solo un&#8217;illusione, perch\u00e9 in questo modo nega la legittimit\u00e0 di s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>Per tornare ancora un attimo alla luce, nei miei studi ho scoperto anche la seguente incongruenza nella teoria ondulatoria attualmente in uso.<\/p>\n<p>Secondo questa teoria, che gi\u00e0 si compone di due teorie (particolare e ondulatoria), la luce \u00e8 un&#8217;onda elettromagnetica di una certa banda di frequenze. In realt\u00e0, l&#8217;ultima definizione che ho studiato dice che la luce \u00e8 la probabilit\u00e0 di incontrare un fotone in un dato punto dello spazio-tempo, e questa probabilit\u00e0 segue le leggi delle onde. Comunque, non vi \u00e8 dubbio che, soprattutto per quanto riguarda i colori, la teoria ondulatoria \u00e8 quella utilizzata.<\/p>\n<p>Secondo la teoria ondulatoria come possiamo constatarlo nel suono e nelle onde elettromagnetiche di bassa frequenza (onde radio convenzionali che usiamo per le trasmissioni), la somma di due frequenze produce un&#8217;onda complessa che \u00e8 la somma delle altezze delle due onde in ogni momento nello spazio e nel tempo. In poche parole, se sommo un 100 Hz con un 200 Hz ottengo un onda che contiene ancora entrambe le frequenze di partenza, con zone di interferenza costruttiva e zone di interferenza distruttiva. Nel suono, posso riconoscere le due note come esistenti in maniera indipendente.<\/p>\n<p>Per le frequenze della luce, viene definito per esempio:<\/p>\n<p>Giallo: ca. 520-540 THz<\/p>\n<p>Verde: ca. 540-575 THz<\/p>\n<p>Ciano: ca. 575-610 THz<\/p>\n<p>(I dati variano sensibilmente a seconda della fonte)<\/p>\n<p>Dall&#8217;osservazione di esperimenti ripetibili, sappiamo che proiettando su una parete bianca un fascio di luce giallo e uno ciano, laddove si sovrappongono ottengo il verde.<\/p>\n<p>Secondo la teoria ondulatoria della luce, questo significherebbe che 2 frequenze elettromagnetiche, sommandosi, creino una terza frequenza indipendente dalle prime due e che corrisponde a circa la media delle due frequenze di partenza.<\/p>\n<p>Questo non si osserva in nessun ambito in cui possiamo studiare le onde direttamente. Un 100 Hz sonoro insieme ad un 200 Hz non produce un 150 Hz.<\/p>\n<p>Allora mi sono chiesto come sono state misurate le frequenze della luce. Con campi elettromagnetici di frequenza pi\u00f9 bassa si pu\u00f2 rilevare, attraverso l&#8217;induzione (antenna o bobina) le variazioni di tensione determinate dall&#8217;incidere di un&#8217;onda di una certa frequenza. Con la luce mi sembra di capire che questo non si \u00e8 potuto ancora fare perch\u00e9 le frequenze sono troppo alte per gli strumenti che abbiamo. In pratica, i metodi utilizzati appaiono essere deduttivi e lavorano sull&#8217;interferenza e sui ritardi di propagazione determinati da percorsi di lunghezza diversa.<\/p>\n<p>Ho sottoposto queste mie considerazioni ad un amico pi\u00f9 formato di me in fisica quantistica e il suo commento \u00e8 stato che \u00e8 l&#8217;occhio a sbagliare. Alla mia risposta che allora sbagliano anche le cineprese vecchie e quelle digitali moderne, ha risposto che per i 3 colori, nel CCD, si usano filtri. Ma se un filtro verde dovrebbe far passare solo la frequenza elettromagnetica del verde, allora il giallo ed il ciano non dovrebbero passare e quindi il verde creato in questo modo non dovrebbe essere rilevato dal CCD. Il punto \u00e8 che penso che alla fine il CCD \u00e8 stato fatto in modo da corrispondere il pi\u00f9 possibile alla visione umana attraverso esperimenti empirici, e non seguendo la teoria della luce.<\/p>\n<p>Questo voleva solo essere un esempio pratico di quanto affermato sopra. La scienza ha ancora molti punti bui nella sua descrizione dell\u2019universo ed \u00e8 nostro scopo formare degli esseri umani che forse un giorno potranno portare luce in quei punti bui. Questo lo possiamo ottenere unicamente insegnando la capacit\u00e0 di pensare autonomamente.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700955\"><\/a>Un esempio di approccio goetheanistico<\/h2>\n<p>Nel programma di VII classe di fisica come proposto da Manfred von Mackensen, viene suggerito di introdurre con l&#8217;elettricit\u00e0 i concetti di tensione (Volt) e corrente (Amp\u00e8re). Sono quindi indicati una serie di esperimenti che mettono in luce questi fenomeni.<\/p>\n<p>Il modello di fisica classica prevede che la corrente elettrica sia il movimento di particelle subatomiche, gli elettroni, nel filo di rame. Vengono presentati dei disegni in cui gli elettroni, rappresentati come pallini, scorrono nel filo. Pi\u00f9 tardi, al liceo e poi all&#8217;universit\u00e0, viene aggiunto che in realt\u00e0 gli elettroni si muovono solo a 0.1 mm\/s. Ma il campo elettrico si propaga comunque ad oltre 200&#8217;000 km\/s. Sorge la domanda di come questo possa avvenire, e a domande di questo tipo anche all&#8217;universit\u00e0 ricevevo risposte evasive. Ricordo lunghe discussioni dopo la lezione con il professore di fisica riguardo al modello con cui descriviamo i fenomeni elettrici, che a mio avviso non spiegava bene i fenomeni osservati. Il professore ha spesso convenuto con me che il modello andrebbe migliorato. Ma nel frattempo il modello si dava gi\u00e0 per scontato e quindi l&#8217;importante era concentrarsi sulle formule, che funzionano. Altre volte la risposta rimandava alla fisica quantistica, che noi non studiavamo e quindi non potevamo capire.<\/p>\n<p>Come maestro delle medie, io posso quindi spiegare il fenomeno come flusso di pallini. Quello che gli allievi non comprendono, lo rimando alle classi future. Al liceo arriva una nuova verit\u00e0 pi\u00f9 dettagliata, che se non compresa rimanda all&#8217;universit\u00e0. All&#8217;universit\u00e0, se vi sono domande specifiche, si rimanda alla fisica quantistica che non si studia in tutte le facolt\u00e0.<\/p>\n<p>In questo modo si presenta ai ragazzi un modello che non d\u00e0 indicazioni percepibili del fenomeno che osservano, e a cui devono quindi <em>credere<\/em>. Alla fine, tranne forse il fisico quantistico, nessuno comprende bene il fenomeno. E questo vale sempre di pi\u00f9 per tutte le materie. Solo l&#8217;esperto \u00e8 qualificato per conoscere realmente la verit\u00e0. Ma solo nella sua specializzazione.<\/p>\n<p>Ricordo bene la prima lezione di fisica all&#8217;universit\u00e0. Il professore ha spiegato di come esista la fisica classica (Newton) e la fisica quantistica. Ha poi detto che la fisica quantistica ha negato pi\u00f9 o meno tutto quanto dice la fisica classica. Ha concluso dicendo che noi avremmo studiato solo la fisica classica. Io ho quindi domandato perch\u00e9. Ha risposto che il modello classico \u00e8 un&#8217;ottima approssimazione.<\/p>\n<p>Spesso i modelli fisici che si spiegano vengono confutati pi\u00f9 avanti nello studio. Per il fisico quantistico l&#8217;orbita dell&#8217;elettrone in un atomo \u00e8 descritta come &#8220;la probabilit\u00e0 che in un dato punto si manifesti un dato fenomeno energetico&#8221;. Questa definizione differisce non poco dal pallino che ruota intorno al nucleo dell&#8217;atomo. Tutti quelli che non fanno studi superiori, non hanno la possibilit\u00e0 di farsi un&#8217;idea chiara e veritiera di cosa sia la corrente elettrica. Fornendo ai ragazzi una rappresentazione come quella dei pallini (elettroni) che non sperimentano nella loro esperienza, li obbligo a dover credere in me. Dove si differenzia questo modo di procedere da un dogma? Oltretutto, gli esperti di oggi dicono qualcosa di molto diverso da quello che si insegna nelle classi medie e superiori!<\/p>\n<p>Torniamo all&#8217;esperimento di VII classe. Creo una batteria con dei vasetti, delle piastre metalliche ed un elettrolita. Collego la batteria ad una lampadina. Avviene qualcosa quando il circuito di celle e lampadina viene &#8220;chiuso&#8221; da cavi di rame. La lampadina si accende e le lastre di metallo nell&#8217;acido della batteria si corrodono (questo si pu\u00f2 osservare nelle placche che si sporcano le une e si puliscono le altre). Concludo che l&#8217;amperaggio rappresenta quindi il duplice fenomeno di corrosione di alcune placche della batteria e dell&#8217;accensione della lampadina. Altri esperimenti permettono poi di osservare ulteriori fenomeni ed in base alle relative conclusioni formulate in modo analogo, si espander\u00e0 il concetto di corrente. Di pi\u00f9 non posso concludere.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 chiaramente obbiettare che in questo modo non riesco a seguire il programma, che fuori dalla scuola Waldorf impareranno diversamente, ecc. ecc.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che nelle scienze dobbiamo insegnare il metodo scientifico. Fornendo modelli e teorie non comprovate dall&#8217;esperienza dei ragazzi, impostiamo l&#8217;insegnamento della scienza in maniera dogmatica. I ragazzi, quando giungono all&#8217;universit\u00e0, si sono abituati a non fare domande per crearsi una loro rappresentazione del fenomeno e accettano i modelli e le teorie date perch\u00e9 sono abituati cos\u00ec dalle classi medie (e forse prima). Ho potuto personalmente constatare questo fatto all&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p>Penso che ogni scienziato converr\u00e0 che in teoria questo \u00e8 esattamente l&#8217;opposto del vero scopo dell&#8217;insegnamento della scienza.<\/p>\n<p>Il vantaggio maggiore di un insegnamento fenomenologico sta&#8217; nel fatto che attraverso l&#8217;esperimento, il ragazzo crea da solo una rappresentazione di un pezzo di realt\u00e0. Insieme al docente poi si arricchisce questa rappresentazione con considerazioni, riflessioni ed esempi. La rielaborazione dell&#8217;esperimento insegna inoltre un metodo di pensare. In questo modo, anche tutti quegli allievi che non vorranno studiare meccanica quantistica, avranno una rappresentazione del fenomeno, nel nostro esempio, della corrente elettrica.<\/p>\n<p>Aggiungo come nota personale che sono diversi gli esempi a mia conoscenza di allievi steineriani dotati per le scienze che hanno compiuto con successo studi superiori. Questo approccio non penalizza quindi lo studente.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700956\"><\/a>Analisi della creazione di una teoria<\/h2>\n<p>Onde mettere ulteriormente in evidenza il fatto che vi \u00e8 ancora molto da esplorare e che i modelli attuali non sono necessariamente definitivi e completi, ho fatto l\u2019analisi di una teoria importante al giorno d\u2019oggi: la teoria elettromagnetica.<\/p>\n<p>Nel 1865 James Clerk Maxwell pone le basi matematiche per la descrizione delle onde elettromagnetiche. Egli raccoglie in una formulazione matematica le osservazioni che erano state fatte. Il fenomeno viene descritto da 20 equazioni differenziali a 20 variabili. Le equazioni fanno utilizzo di un sistema numerico chiamato quaternioni che estende i numeri complessi. Va specificato che lo sviluppo di queste equazioni partiva da una teoria che includeva ancora l&#8217;esistenza dell&#8217;etere nello spazio quale medium in cui le onde elettromagnetiche si propagano.<\/p>\n<p>Nel 1884 un altro fisico, Oliver Heaviside riformula 12 delle 20 equazioni di Maxwell in 4 equazioni vettoriali a 2 incognite, eliminando 8 equazioni perch\u00e9 ritiene che descrivono fenomeni arbitrari. Queste 4 equazioni sono ancora oggi chiamate Equazioni di Maxwell, anche se sono una derivazione solo parziale del suo lavoro. Queste equazioni fanno parte delle fondamenta delle teorie di elettrodinamica classica, ottica classica e dei circuiti elettrici (si usa il termine &#8220;classico&#8221; perch\u00e9 oggi ci sono anche le teorie quantistica e relativistica).<\/p>\n<p>Nel 1887 poi, gli scienziati Albert Michelson e Edward Morley fanno un esperimento che viene considerato la prova definitiva dell&#8217;inesistenza dell&#8217;etere.<\/p>\n<p>Vi sono altri che sostengono che le teorie di Einstein formulate in seguito mostrano come gli esperimenti di Michelson e Morley non dimostrino nulla. Sono per\u00f2 una minoranza.<\/p>\n<p>Oggi utilizziamo le equazioni di Maxwell che derivano da un lavoro originale molto pi\u00f9 ampio e complesso e che partiva da un presupposto (l&#8217;esistenza dell&#8217;etere) che poi in seguito \u00e8 stato confutato. Persone molto pi\u00f9 esperte di me in fisica di questo genere, ritengono che con l&#8217;eliminazione da parte di Heaviside di 8 equazioni dall&#8217;originale formulazione di Maxwell, si siano eliminati tutta una serie di potenziali fenomeni dalla possibilit\u00e0 di essere osservati e compresi nella loro natura<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-5\" href=\"#post-2126-footnote-5\">[5]<\/a><\/sup>. L&#8217;eliminazione dell&#8217;esistenza dell&#8217;etere dal modello elettromagnetico intacca uno dei concetti filosofici vigenti quando \u00e8 nata la formulazione originale di Maxwell.<\/p>\n<p>Senza esprimere giudizi in merito alla validit\u00e0 delle equazioni e delle teorie, questo processo di creazione di una teoria appare per lo meno un poco confuso.<\/p>\n<p>Condizioni simili le incontriamo anche in altre discipline della conoscenza scientifica. In paleontologia ogni nuovo ritrovamento di fossili pu\u00f2 modificare parti della teoria complessiva.<\/p>\n<p>Non si critica qui la legittimit\u00e0 di affinare la teoria con l&#8217;apparire di nuove prove, ma la convinzione, precedente alla nuova prova, che la teoria fosse completa e definitiva.<\/p>\n<p>Questo si distingue dal giusto rigore scientifico in quanto ogni nuova prova andrebbe analizzata e valutata senza preconcetti. Si ammette oggi che certe teorie non spiegano tutto, o che non sono definitive, ma non si valutano positivamente nuove prove che non si inseriscono direttamente nelle teorie esistenti.<\/p>\n<p>Se uno scienziato si presenta con esperimenti ripetibili che mostrano fenomeni non contemplati dalla teoria, deve fornire anche una teoria alternativa (gi\u00e0 questo \u00e8 discutibile perch\u00e9 un fenomeno ripetibile rimane un fatto anche se non spiegato). Se la teoria che lo scienziato fornisce si discosta troppo dalla teoria ufficiale, la prova viene semplicemente dimenticata o considerata falsa.<\/p>\n<p>In questa situazione di confusione, il goetheanismo ci viene in grande aiuto. Finch\u00e9 le nostre conclusioni si limitano a quanto osserviamo, non possiamo sbagliare. Ma nel frattempo i ragazzi imparano un metodo veramente scientifico.<\/p>\n<p>Con questi esempi non voglio dire che le teorie vigenti oggi siano tutte sbagliate e non debbano essere insegnate.<\/p>\n<p>Appare comunque chiaro che non sono definitive nella maggior parte dei campi della scienza.<\/p>\n<p>La cautela nel presentare queste teorie quali verit\u00e0 \u00e8 quindi d&#8217;obbligo.<\/p>\n<p>Non ho fatto troppi pensieri sulle classi XI e XII, ma penso che sicuramente fino alla VIII classe non si debbano insegnare teorie che non possano essere direttamente derivate dall&#8217;esperienza dell&#8217;allievo. Se poi nelle classi alte si vogliono introdurre teorie ufficiali non direttamente derivabili dalla percezione, vanno per lo meno inquadrate chiaramente quali teorie e modelli matematici e non come fatti definitivi e verit\u00e0 assolute. Questo \u00e8 particolarmente importante per quelle teorie che si scontrano direttamente con la realt\u00e0 percepita (per esempio mondo grigio in teoria, mondo colorato nell&#8217;esperienza).<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc378182043\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc378182185\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc385186441\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc89700957\"><\/a>Lo scopo della scienza<\/h2>\n<p>Ritengo appropriato in questa sede indagare anche le domande pi\u00f9 profondo sulla reale importanza di quello che, in quanto insegnanti di scienze, facciamo. Faccio quindi ora una corta analisi storica sull\u2019origine dell\u2019atteggiamento interiore che oggi definiamo scienza.<\/p>\n<p>Storicamente osserviamo che circa 500 anni fa nasce un nuovo tipo di pensiero. Intorno al 15\u00b0 e 16\u00b0 secolo c&#8217;\u00e8 un rapido aumento del numero di ricerche e di scoperte in molti ambiti scientifici. L&#8217;approccio scientifico si impone lentamente quale responsabile della descrizione del mondo fisico. Ma per diversi secoli ancora, la Chiesa rimane un importante riferimento per le questioni umane e spirituali (psicologiche). I consigli regali che si occupavano di valutare le proposte dei grandi esploratori del 16\u00b0 secolo erano composti da scienziati ed ecclesiastici. Newton riteneva di aver descritto matematicamente alcuni elementi del cosmo, ma \u00e8 sempre partito dall&#8217;idea che vi fosse un creatore che determinava le leggi da lui scoperte. Recentemente \u00e8 inoltre stato scoperto che Newton si interessava all&#8217;alchimia. Darwin sembra aver faticato ad abbandonare l&#8217;idea di Dio quale creatore delle leggi naturali da lui teorizzate e descritte. Molti contesti delle scienze naturali hanno escluso storicamente la ricerca delle cause prime di un fenomeno dal loro ambito di competenza.<\/p>\n<p>In passato le cause prime erano competenza della religione. Col tempo, l&#8217;evoluzione scientifica ha eliminato le spiegazioni religiose dalla descrizione del mondo, senza che la ricerca nelle cause prime venisse a far parte a pieno titolo delle competenze delle diverse discipline scientifiche. In taluni ambiti le cause prime sono state attribuite al caso o al caos (termini che, tra l\u2019altro, sono anagrammi). Diverse discipline scientifiche rimangono comunque ancora oggi &#8220;scienze descrittive&#8221;, un&#8217;impostazione valida fintanto che le cause prime vengono attribuite a Dio, ma scientificamente poco corretta da quando Dio non viene pi\u00f9 contemplato.<\/p>\n<p>Questo appare evidente in biologia, in cui si descrivono alla perfezione tutti i processi viventi nel minimo dettaglio, ma non si sa&#8217; ancora rispondere alla domanda &#8220;Cos&#8217;\u00e8 la vita?&#8221;. Che la domanda non abbia risposta lo vediamo nel fatto che non si \u00e8 ancora riusciti a creare un essere vivente partendo dagli elementi base di cui \u00e8 composto (carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto, ecc.).<\/p>\n<p>In fisica abbiamo diversi modelli per descrivere i fenomeni (modello classico, modello quantico, modello relativistico), ma il concetto di base di &#8220;energia&#8221; viene utilizzato ovunque senza avere una spiegazione completa. Si d\u00e0 per scontato che l&#8217;energia esista come in biologia si d\u00e0 per scontato che la vita esista. Vengono investite grandi risorse in applicazioni pratiche, ma il fenomeno nella sua interezza non \u00e8 compreso e interessa poco.<\/p>\n<p>Ci si basa su teorie che sono state sviluppate da scienziati che credevano in Dio come causa prima di tutto il manifesto, ma nel frattempo Dio non \u00e8 pi\u00f9 contemplato o \u00e8 stato sostituito dal caso o dal caos.<\/p>\n<p>Con questo non voglio dire che bisogna necessariamente reintrodurre Dio quale creatore di tutto quanto, ma, se si vuole essere veramente scientifici, non si pu\u00f2 lasciare senza risposta domande fondamentali quali &#8220;Cos&#8217;\u00e8 la vita&#8221; e &#8220;cos&#8217;\u00e8 l&#8217;energia&#8221;.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Ci si chiede a questo punto a giusta ragione se esiste un modello scientifico alternativo a quello attualmente in vigore. Negli ultimi 20 anni il mio percorso di ricerca mi ha portato a studiare approfonditamente il lavoro di diversi scienziati, conosciuti e sconosciuti, su cui dar\u00f2 ora un po&#8217; di informazioni. La seguente rassegna non viene presentata onde fornire materiale da portare a lezione, ma vuole stimolare il docente a ricercare anche al di fuori dei canali educativi ufficiali sempre con lo scopo finale di migliorare le sue conoscenze.<\/p>\n<h3><a id=\"post-2126-_Toc385186453\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc89700958\"><\/a>Dr. Karl Ludwig von Reichenbach (1788-1869)<\/h3>\n<p>Karl Ludwig von Reichenbach fu un famoso chimico, geologo, industriale e filosofo principalmente noto per la scoperta di diverse sostanze chimiche in uso ancora oggi quali la paraffina, il fenolo e altre.<\/p>\n<p>Nel 1839 Reichenbach si ritir\u00f2 dall&#8217;industria per concentrarsi sullo studio del sistema nervoso umano. Studi\u00f2 malati di neurastenia, sonnambulismo, isteria e fobia confermando precedenti osservazioni che mostravano come queste patologie erano influenzate dalla luna. Ne concluse che questo tipo di malattie tendevano a manifestarsi in persone che defin\u00ec &#8220;particolarmente sensibili&#8221;. Con questo tipo di persone fece numerosi esperimenti documentati.<\/p>\n<p>Se una di queste persone sensibili restava al buio per un po&#8217; di tempo e poi osservava per esempio un cristallo, riportava di vedere un &#8220;energia&#8221; blu all&#8217;apice ed un &#8220;energia&#8221; giallo-rossa alla base. Lo stesso veniva osservato in una grande quantit\u00e0 di altri oggetti ed esseri viventi, come magneti, piante, animali e uomo. Le persone sensibili percepivano queste due energie come piacevole-fresco per l&#8217;energia blu, irritante-caldo per l&#8217;energia gialla. Reichenbach le defin\u00ec &#8220;Energia Odica Negativa&#8221; quella blu, &#8220;Energia Odica Positiva&#8221; quella gialla.<\/p>\n<p>Scopr\u00ec che i poli magnetici della terra sono collegati a questa energia, che gli esseri umani hanno sempre un&#8217;alternanza di queste energie tra sinistra destra, sopra e sotto, davanti e dietro.<\/p>\n<p>Spesso questa energia si manifestava in collegamento ad un&#8217;attivit\u00e0 magnetica o elettrica, ma, secondo Reichenbach, non si trattava di una forma di una di queste due energie, altrimenti non sarebbe stata osservata su di un cristallo o un essere vivente. Ne concluse che \u00e8 piuttosto l&#8217;energia Odica che determina la manifestazione di elettricit\u00e0 e magnetismo.<\/p>\n<h3><a id=\"post-2126-_Toc385186454\"><\/a><a id=\"post-2126-_Toc89700959\"><\/a>Wilhelm Reich (1897-1957)<\/h3>\n<p>Scienziato di origine austroungarica vissuto nella prima met\u00e0 del 20\u00b0 secolo che, dopo aver studiato psicologia, lavor\u00f2 con Freud diventandone allievo ed assistente. Si allontan\u00f2 dall&#8217;idea di Freud sviluppando una sua teoria che vedeva le cause di molte malattie psicologiche in uno squilibrio di flussi energetici all&#8217;interno del corpo e della pulsazione della vita in collegamento anche all&#8217;energia sessuale<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-6\" href=\"#post-2126-footnote-6\">[6]<\/a><\/sup>. Continu\u00f2 le sue ricerche sull&#8217;origine della vita scoprendo che in un vegetale in macerazione si poteva osservare la formazione di piccole bollicine blu (che chiam\u00f2 bioni) che poi si organizzavano in gruppi fino a creare un vero e proprio protozoo.<\/p>\n<p>Questa osservazione era in contrasto con la teoria ufficiale che riteneva che i protozoi si sviluppano da un germe atmosferico che si ferma in un ambiente favorevole.<\/p>\n<p>Da questi esperimenti ne nacquero altri fino a portare Reich alla conclusione che i bioni sono bolle di energia (che chiam\u00f2 energia orgonica) e che questa energia \u00e8 presente ovunque nell&#8217;atmosfera. Cerc\u00f2 allora di isolarla per studiarla meglio, e ide\u00f2 una sorta di gabbia di Faraday modificata dove questa energia poteva venire accumulata. Misur\u00f2 una differenza di temperatura all&#8217;interno di questi accumulatori e vide che questa energia poteva venire osservata stando per un certo periodo al buio dentro un accumulatore. La descrive come &#8220;nube&#8221; blu-viola con piccoli brillamenti. Prov\u00f2 allora a mettere delle cavie malate negli accumulatori constatando che c&#8217;era una buona percentuale di guarigione. Lo stesso si verificava sull&#8217;uomo, dove riusc\u00ec a guarire anche alcuni casi di cancro allo stadio di metastasi. In generale, questa energia sembrava essere in grado di guarire un&#8217;infinita quantit\u00e0 di disturbi<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-7\" href=\"#post-2126-footnote-7\">[7]<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Reich prosegu\u00ec nelle sue ricerche fino alla morte sviluppando altri interessanti strumenti che non \u00e8 possibile illustrare in questa sede.<\/p>\n<p>Al giorno d&#8217;oggi l&#8217;orgonomia (nome che Reich diede alla sua scienza) esiste ancora in America ed in Europa dove vi sono varie istituzioni che insegnano e portano avanti le ricerche nello studio di questa energia (vedi ACO, OBRL). Il direttore dell&#8217;OBRL, James DeMeo, ha fatto una tesi di laurea sull&#8217;utilizzo di strumenti orgonici.<\/p>\n<p>Ho personalmente riprodotto alcuni strumenti di Reich che utilizzo proficuamente da 20 anni.<\/p>\n<h3>\u00a0<\/h3>\n<h3><a id=\"post-2126-_Toc89700960\"><\/a>Altri<\/h3>\n<p>Nikola Tesla (1856-1943)<\/p>\n<p>Scienziato parzialmente dimenticato malgrado abbia inventato il sistema a corrente alternata che utilizziamo in tutto il mondo ancora oggi. La parte meno conosciuta del suo lavoro include sistemi per la trasmissione di corrente elettrica senza l&#8217;utilizzo di cavi, e molto altro ancora.<\/p>\n<p>Royal Raymond Rife (1888-1971)<\/p>\n<p>Realizz\u00f2 microscopi che permettevano di osservare materia vivente ad ingrandimenti maggiori di quanto fosse possibile ai suoi tempi. Sosteneva inoltre di riuscire ad uccidere microbi attraverso l&#8217;uso di frequenze elettromagnetiche.<\/p>\n<p>Georges Lakhovsky (1869-1942)<\/p>\n<p>Svilupp\u00f2 strumenti diffusi negli ospedali europei prima della seconda guerra mondiale con cui venivano curate malattie attraverso l&#8217;utilizzo di frequenze elettromagnetiche.<\/p>\n<p>Giuseppe Calligaris (1876-1944)<\/p>\n<p>Studi\u00f2 la relazione tra zone cutanee del corpo e organi interni arrivando a definire mappe che ricordano molto i meridiani della medicina cinese.<\/p>\n<p>William Horatio Bates (1860-1931)<\/p>\n<p>Svilupp\u00f2 metodi di cura delle disfunzioni visive (miopia, presbiopia, ipermetropia, ecc.). Vi sono numerose testimonianze di miglioramenti e guarigioni complete, anche da parte di altri che portarono e portano avanti ancora oggi il suo lavoro.<\/p>\n<p>John Ernst Worrell Keely (1837-1898), inventore.<\/p>\n<p>Viktor Schauberger (1885-1958), inventore.<\/p>\n<p>Thomas Bearden (vivente), fisico quantistico.<\/p>\n<p>Dr. Ing. Konstantin Meyl (vivente), fisico.<\/p>\n<p>Roberto Maglione (vivente), ingegnere. Ha ricercato e pratica l&#8217;orgonomia.<\/p>\n<p>Dr. Harold Hillman, (1930-2016) neurologo. Ha mostrato attraverso considerazioni logiche e multidisciplinari sulle tecniche di elaborazione dei tessuti che tutta una serie di organuli cellulari riconosciuti esistere da quando sono stati osservati col microscopio elettronico non sono scientificamente comprovati.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 solo una parte degli scienziati a me noti che, partendo da una formazione accademica, ha scoperto e studiato indipendentemente fenomeni riproducibili la cui realt\u00e0 \u00e8 ignorata dall&#8217;istituzione scientifica. La ragione per cui ho esposto questa lista di scienziati \u00e8 che l&#8217;insieme dei fenomeni che descrivono e le relative teorie indicano la direzione verso una teoria pi\u00f9 unitaria della realt\u00e0 e in molti casi danno conferme sperimentali alle indicazioni di Rudolf Steiner sull\u2019etere.<\/p>\n<p>Senza entrare nei dettagli di queste teorie alternative che non sono tema di questo scritto, aggiungo che vi sono numerose prove scientifiche per cui la teoria dell&#8217;etere appare essere un modello valido per descrivere una vasta gamma di fenomeni. Questo fatto \u00e8 stato riconosciuto in tempi diversi da scienziati noti o famosi. Includo alcune loro citazioni.<\/p>\n<p>James Clerk Maxwell, 1873:<\/p>\n<p><em>&#8220;In diverse parti di questo trattato \u00e8 stato fatto un tentativo per spiegare i fenomeni elettromagnetici attraversa l&#8217;azione meccanica trasmessa da un corpo ad un altro tramite un medium che occupa lo spazio tra di loro. Anche la teoria ondulatoria della luce assume l&#8217;esistenza di un medium. Dobbiamo mostrare che le propriet\u00e0 del medium elettromagnetico sono identiche a quelle del medium della luce.&#8221;<\/em> <sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-8\" href=\"#post-2126-footnote-8\">[8]<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Albert Einstein, 1894-1895:<\/p>\n<p><em>&#8220;La velocit\u00e0 di un&#8217;onda \u00e8 proporzionale alla radice quadrata delle forze elastiche che causano la sua propagazione, e inversamente proporzionale alla massa dell&#8217;etere messo in movimento da queste forze.&#8221;<\/em> <sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-9\" href=\"#post-2126-footnote-9\">[9]<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Albert Einstein, 1920:<\/p>\n<p><em>&#8220;Possiamo dire che secondo la relativit\u00e0 generale, lo spazio \u00e8 dotato di qualit\u00e0 fisiche; in questo senso esiste un etere. Secondo la relativit\u00e0 generale lo spazio senza un etere non \u00e8 pensabile; questo perch\u00e9 in uno spazio del genere non solo non ci potrebbe essere propagazione della luce, ma pure non ci sarebbe la possibilit\u00e0 di esistenza di standard quali lo spazio ed il tempo (righello e orologio), neppure quindi intervalli di spazio-tempo in senso fisico. Ma questo etere non pu\u00f2 essere pensato come dotato di qualit\u00e0 caratteristiche dei mezzi ponderabili, come consistente di parti che possono essere seguite nel tempo. L&#8217;idea di movimento non pu\u00f2 esservi applicata.&#8221;<\/em> <sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-10\" href=\"#post-2126-footnote-10\">[10]<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Paul Dirac, 1951:<\/p>\n<p><em>&#8220;La conoscenza della fisica \u00e8 avanzata molto dal 1905, soprattutto dall&#8217;arrivo della meccanica quantica, e la situazione [riguardo la plausibilit\u00e0 dell&#8217;etere] \u00e8 nuovamente cambiata. Se si esamina la domanda alla luce della conoscenza di oggi, si trova che l&#8217;etere non \u00e8 pi\u00f9 escluso dalla relativit\u00e0, e vi sono buone ragioni oggi per postulare un etere&#8230;&#8230;.. Abbiamo adesso la velocit\u00e0 in tutti i punti dello spazio-tempo, che ha un ruolo fondamentale nell&#8217;elettrodinamica. \u00c8 naturale considerarla come la velocit\u00e0 di qualcosa di reale. Per questo, con la nuova teoria dell&#8217;elettrodinamica [vuoto riempito di particelle virtuali] siamo abbastanza costretti ad avere un etere.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Alexander Markovich Polyakov, 1987:<\/p>\n<p><em>&#8220;Le particelle elementari che esistono in natura assomigliano molto all&#8217;eccitazione di un medium<\/em> <em>complesso (etere).&#8221;<\/em> <sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-11\" href=\"#post-2126-footnote-11\">[11]<\/a><\/sup><\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700961\"><\/a>Gli obbiettivi dell\u2019insegnamento delle scienze<\/h1>\n<p>Fino a qualche secolo fa la verit\u00e0 era monopolio della chiesa. Quando una persona aveva un problema morale, psicologico o di altro tipo si riferiva spesso al prete di paese che forniva pratiche per la risoluzione del problema. Era dato per scontato che il prete fosse la persona pi\u00f9 colta e che quindi era in grado di aiutare la persona. La persona in questione aveva piena fiducia nel prete. Non avendo la possibilit\u00e0 di formarsi essendo spesso analfabeta, doveva <em>credere<\/em> ad occhi chiusi a quanto il prete diceva.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento dello spirito scientifico, l\u2019uomo ha lentamente cominciato a cercare da solo le risposte a molte domande. Come gi\u00e0 detto in precedenza, la scienza si \u00e8 gradualmente sostituita alla chiesa nel ruolo di descrittore del mondo fisico. Questa sostituzione si \u00e8 lentamente espansa anche negli ambiti superiori dell\u2019esperienza umana (sentimenti, pensieri) ed oggi non vi \u00e8 praticamente pi\u00f9 alcun dialogo tra scienziati ed ecclesiastici. Si occupano semplicemente di cose diverse. L\u2019uno guarda all\u2019altro come ad un \u201ccredente\u201d perch\u00e9 crede in un\u2019entit\u00e0 superiore responsabile della creazione, l\u2019altro guarda al primo come ad un \u201cilluso\u201d che pensa di non avere pi\u00f9 bisogno di un\u2019entit\u00e0 superiore (Dio) che ha creato il tutto. Lo scisma non \u00e8 magari sempre cos\u00ec marcato, ma le due posizioni, se polarizzate al loro estremo, possono essere descritte in questo modo.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo secolo poi lo sviluppo scientifico-tecnologico \u00e8 stato cos\u00ec rapido che si \u00e8 ritenuto sempre meno necessario ripercorrere a livello educativo quanto l\u2019uomo ha scoperto in modo scientifico negli ultimi cinque secoli.<\/p>\n<p>In poche parole, se analizziamo il modo in cui vengono portate per esempio la matematica e la fisica nelle scuole odierne, ci rendiamo conto che in realt\u00e0 l\u2019atteggiamento interiore che viene di fatto trasmesso agli allievi \u00e8 sempre ancora quello religioso. Si procede usualmente nel seguente modo. In fisica, si descrive un problema, nei migliore dei casi viene anche forse raccontato di chi si \u00e8 occupato di questo problema (ma non sempre), si presenta il distillato del lavoro dello scienziato (la formula generale), e poi si danno una gran quantit\u00e0 di esercizi onde permettere all\u2019allievo di interiorizzare la formula ed imparare ad applicarla.<\/p>\n<p>Nella matematica si procede in maniera analoga. Si parte generalmente sempre prima dalla formula generale, in alcuni casi si fornisce un esercizio risolto, e poi si danno paginate di esercizi da risolvere in classe o a casa.<\/p>\n<p>Il risultato finale di una pratica di questo tipo portata avanti a livello educativo per tutta la giovent\u00f9 dell\u2019essere umano per\u00f2 \u00e8, a mio vedere, disastroso. Questo perch\u00e9 di fatto, non fornendo quasi mai al ragazzo la possibilit\u00e0 di <em>derivare<\/em> la formula generale da un processo sperimentale-percettivo, lo educo a <em>credere<\/em>. A chi? Allo scienziato di turno che ha sviluppato quella formula, o all\u2019intera istituzione scientifica.<\/p>\n<p>Detto in modo molto crudo: seppure si \u00e8 abbandonato Dio e la chiesa quali detentori della verit\u00e0, con questo modo di procedere si \u00e8 semplicemente cambiato il Dio, che \u00e8 diventato lo scienziato o l\u2019istituzione scientifica. Ma l\u2019atteggiamento interiore che si insegna \u00e8 sempre ancora lo stesso. Si esprime al ragazzo il seguente pensiero: non credere a Dio, non esiste, credi nella scienza.<\/p>\n<p>Senza entrare in polemiche inutili, questa pratica \u00e8 a mio avviso la causa delle condizioni attuali del mondo. Quando ho educato per tutta la giovent\u00f9 l\u2019essere umano a <em>credere<\/em> nella scienza, questo creder\u00e0 a tutte le persone e le istituzioni che in qualche modo hanno un ruolo di ufficialit\u00e0. Quindi alle universit\u00e0, al governo, alle corporation, ecc., anche quando quanto affermato \u00e8 in palese contrasto con l\u2019esperienza vissuta. Ma questa, proprio per il modo di procedere nell\u2019insegnamento, non \u00e8 parte integrante e rilevante del vissuto dell\u2019individuo e non \u00e8 parametro di verifica.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 anche ovvio: l\u2019uomo non ha imparato a pensare in maniera indipendente, non ha imparato ad avere fiducia nella propria capacit\u00e0 di pensare. In questo modo \u00e8 manipolabile tanto quanto lo era nel medioevo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che invece vogliamo tentare di fare noi nell\u2019insegnamento delle scienze \u00e8 proprio l\u2019opposto, vogliamo insegnare a pensare in modo autonomo e vogliamo che i giovani uomini che vengono da noi ad imparare acquisiscano grande fiducia nella loro capacit\u00e0 di pensare, lo strumento pi\u00f9 potente dato in dotazione all\u2019essere umano.<\/p>\n<p>Invito chi non fosse convinto di questa affermazione ad alzare lo sguardo ed osservare l\u2019attivit\u00e0 umana intorno a s\u00e9. Vedr\u00e0 edifici, strade, vie ferroviarie, forse dei grattacieli, fabbriche, fattorie, centrali elettriche, dighe, automobili, aerei, ecc. In ultima analisi, il frutto di cosa sono tutte queste realizzazioni fisiche? Sono tutti pensieri materializzati dall\u2019uomo. Nessun animale \u00e8 in grado di fare ci\u00f2, solo l\u2019uomo ne \u00e8 in grado.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato elegantemente espresso dal Dr. Harold Hillman nel suo libro \u201cThe Living Cell\u201d (1980):<\/p>\n<p><em>La logica era un&#8217;importante materia introduttiva in molti rami delle scienze naturali e fisiche, ma \u00e8 stata in gran parte abbandonata dai programmi, almeno in Gran Bretagna. Siamo continuamente disturbati dall&#8217;incapacit\u00e0 di molti lavoratori professionisti di distinguere tra scoperte, supposizioni, speculazioni, ecc. L&#8217;importanza della logica non pu\u00f2 essere esagerata perch\u00e9 il valore fondamentale di un esperimento per far progredire la conoscenza dipende dal grado in cui ogni presupposto importante, implicito nel suo uso, \u00e8 valido, specialmente l&#8217;ipotesi pi\u00f9 debole. I risultati di qualsiasi esperimento che contiene anche un solo importante presupposto ingiustificato, illogico o confutato, dovrebbero essere ignorati se hanno un ruolo cruciale nella conclusione.<\/em><\/p>\n<p>Ma come riusciamo a promuovere questo atteggiamento interiore di fiducia nel proprio pensare? La risposta \u00e8 abbastanza semplice. Ripercorrendo almeno in parte quanto \u00e8 stato fatto dagli scienziati negli ultimi secoli e imparando il loro modo di procedere.<\/p>\n<p>Chiarir\u00f2 questo punto con un paio di esempi. Heinrich Hertz, lo scopritore delle onde elettromagnetiche, osserv\u00f2 il seguente fenomeno fisico-elettrico<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-12\" href=\"#post-2126-footnote-12\">[12]<\/a><\/sup>: se una spira di rame aperta si trovava nelle vicinanze di un Rocchetto di Ruhmkorff (generatore di scintille), talvolta si manifestavano delle scintille tra le due estremit\u00e0 aperte della spira. Cominci\u00f2 quindi un lungo e tedioso lavoro di mappatura dei luoghi e degli orientamenti della spira in cui la scintilla era maggiore (la distanza tra le estremit\u00e0 della spira era regolabile) producendo in questo modo \u201cmappe\u201d e grafici di vario genere. Dopodich\u00e9 procedette nella derivazione della legge di comportamento di questo \u201ccampo\u201d elettromagnetico.<\/p>\n<p>Riconosciamo in questo processo di ricerca 3 fasi distinte:<\/p>\n<ol>\n<li>Viene osservato un fenomeno (la scintilla nella spira in prossimit\u00e0 del rocchetto di Ruhmkorff)<\/li>\n<li>Viene caratterizzato il fenomeno (mappando e creando grafici del comportamento specifico del fenomeno)<\/li>\n<li>Viene definita la legge di comportamento del fenomeno<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questo modo di procedere \u00e8 esattamente quello proposto in questa pubblicazione poco pi\u00f9 avanti. Abbiamo infatti:<\/p>\n<ol>\n<li>Osservazione del fenomeno (Percezione)<\/li>\n<li>Caratterizzazione del fenomeno (Rappresentazione)<\/li>\n<li>Definizione della legge (Concetto)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Un altro caso esemplare di questo atteggiamento viene presentato da Roberto della Marmora nel libro \u201cViaggio in Sardegna, volume II, Antichit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 stato pubblicato nel 1840, quindi molto tempo prima dell\u2019avvento della scienza conformata. In questo senso, mostra molto chiaramente come l\u2019atteggiamento scientifico in passato fosse ben definito, rigoroso e onesto.<\/p>\n<p>Roberto della Marmora era un generale piemontese che per tanti anni fu stanziato in Sardegna (allora occupata dai Savoia). In quegli anni si dedic\u00f2 allo studio di ogni aspetto della terra sarda, da quello geografico, agli aspetti culturali, geologici, naturalistici e archeologici. Il risultato di questo lavoro sono stati diversi volumi in cui vengono descritte le sue scoperte e osservazioni.<\/p>\n<p>Nel volume sopraccitato, \u201cViaggio in Sardegna, volume II\u201d, Della Marmora si occupa dei siti archeologici sardi.<\/p>\n<p>Nello specifico, osserviamo come Della Marmora procede nel capitolo sui nuraghi sardi (sorta di torri antichissime, spesso complesse a pi\u00f9 lobi, di cui la Sardegna \u00e8 letteralmente cosparsa).<\/p>\n<p>Consiglio a tutti di leggere almeno le prime 10 righe per osservare il suo modo di procedere. Per ogni nuraghe che Della Marmora ha visitato, viene inizialmente fornita una descrizione della sua visita e di tutte le osservazioni fatte sul luogo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1826\" height=\"2560\" class=\"wp-image-2131\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-scaled.jpeg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-scaled.jpeg 1826w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-scaled-600x841.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-214x300.jpeg 214w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-730x1024.jpeg 730w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-768x1077.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-1096x1536.jpeg 1096w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-1461x2048.jpeg 1461w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-1-1600x2243.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1826px) 100vw, 1826px\" \/><\/p>\n<p>Troviamo poi dirimpetto la seguente pagina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1823\" height=\"2560\" class=\"wp-image-2133\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-scaled.jpeg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-scaled.jpeg 1823w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-scaled-600x843.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-214x300.jpeg 214w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-729x1024.jpeg 729w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-768x1079.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-1094x1536.jpeg 1094w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-1458x2048.jpeg 1458w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-2-1600x2247.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1823px) 100vw, 1823px\" \/><\/p>\n<p>Abbiamo quindi un disegno artistico, e uno o pi\u00f9 disegni tecnici, con pianta del nuraghe, orientamento, e talvolta sezioni. Questi due passaggi vengono illustrati per un gran numero di nuraghi. Alla fine del capitolo sui nuraghi troviamo poi il seguente sotto capitolo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1736\" height=\"2560\" class=\"wp-image-2134\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-scaled.jpeg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-scaled.jpeg 1736w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-scaled-600x885.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-203x300.jpeg 203w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-695x1024.jpeg 695w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-768x1132.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-1042x1536.jpeg 1042w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-1389x2048.jpeg 1389w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/word-image-3-1600x2359.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1736px) 100vw, 1736px\" \/><\/p>\n<p>Vengono quindi esposte tutte le opinioni espresse da un gran numero di ricercatori che si sono occupati dei nuraghi sardi. Questo capitolo si compone di diverse pagine, non solo di quella qui riportata per illustrare questa modalit\u00e0 di procedere. Alla fine di questo sotto capitolo, Della Marmora espone anche le sue opinioni. Di fatto, Della Marmora non giunge ad una conclusione definitiva. Anche l\u2019utilizzo del termine \u201copinioni\u201d a mio avviso \u00e8 di estrema onest\u00e0 scientifica. Come si \u00e8 gi\u00e0 detto, se nello studio di un dato fenomeno non sono in grado di dire di pi\u00f9, prendo consapevolezza di avere raggiunto un limite alla mia conoscenza del fenomeno, e mi limito a dire ci\u00f2 che \u00e8 direttamente derivabile dall\u2019osservazione. Qualsiasi ipotesi o speculazione viene dal Della Marmora giustamente catalogata quale opinione. L\u2019ostinata necessit\u00e0 di arrivare ad una teoria definitiva ed esauriente non era prassi nei primi secoli di sviluppo del pensare scientifico.<\/p>\n<p>Abbiamo quindi anche in questo caso tre specifiche attivit\u00e0 in sequenza:<\/p>\n<ol>\n<li>Descrizione della visita al nuraghe (Percezione)<\/li>\n<li>Disegno artistico e disegni tecnici (Rappresentazione)<\/li>\n<li>Esposizione di opinioni sulle possibili spiegazioni (Concetto)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Attraverso il sistematico procedere in questo modo, insegniamo ai giovani uomini ad acquisire fiducia nella propria capacit\u00e0 pensante e di fatto gli permettiamo di esercitare la loro capacit\u00e0 di pensare. Come in tutte le cose, questa diventer\u00e0 una capacit\u00e0 acquisita ed il giovane uomo, quando sar\u00e0 grande, prover\u00e0 a comprendere realmente quanto osserva intorno a s\u00e9 e non sar\u00e0 disposto ad accettare senza fare domande quanto gli viene portato dagli \u201cesperti\u201d.<\/p>\n<p>A differenza di questo modo di procedere, il metodo d\u2019insegnamento pi\u00f9 diffuso al giorno d\u2019oggi inverte questa sequenza e tralascia spesso l\u2019elemento pi\u00f9 importante, quello percettivo. Abbiamo infatti:<\/p>\n<ol>\n<li>Fornitura della formula generale (Concetto)<\/li>\n<li>Esercitazioni (Rappresentazione)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ribadisco che quest\u2019ultimo modo di procedere, di fatto crea tanti \u201ccredenti\u201d nel Dio Scienza. Questo perch\u00e9 la formula, se non \u00e8 relazionata ad una percezione, deve essere creduta. \u00c8 irrilevante il fatto che sia corretta e che funzioni. Ci\u00f2 che \u00e8 rilevante nel processo formativo dei giovani uomini \u00e8 il processo stesso, di meno il risultato. La formula si dimentica rapidamente, ma proprio per questo vi sono i formulari solitamente ammessi negli esami. Ci\u00f2 che per\u00f2 rimane \u00e8 il risultato dell\u2019esercizio regolare del pensare scientifico. La quasi totale mancanza dell\u2019elemento percettivo poi elimina la spinta interiore, il desiderio di comprendere un fenomeno. L\u2019allievo cos\u00ec educato si domanda spesso: ma perch\u00e9 stiamo imparando questa cosa? La domanda \u00e8 pi\u00f9 che lecita considerando che non ha avuto esperienza del fenomeno. Se invece il fenomeno viene percepito, \u00e8 pi\u00f9 probabile che nasca la curiosit\u00e0 che spinge l\u2019uomo-scienziato a voler comprendere quel pezzo di realt\u00e0. Immaginiamo che Hertz non avesse avuto percezione della scintilla nella spira. Avrebbe forse avuto la spinta interiore a voler comprendere il fenomeno facendo tutte le prove e le analisi che ha fatto? Non credo. Per i giovani uomini vale esattamente lo stesso.<\/p>\n<p>Un altro semplice esempio porta ulteriore luce su questo fatto. Sono un suonatore di pianoforte e mi esercito per imparare un esercizio. Dopo averlo imparato alla perfezione, per un anno non lo suono pi\u00f9. \u00c8 evidente che l\u2019avr\u00f2 parzialmente o completamente dimenticato. Ma l\u2019abilit\u00e0 acquisita durante le esercitazioni rimarr\u00e0 per sempre come un accrescimento delle mie capacit\u00e0. Nella musica questa \u00e8 la prassi, e vengono utilizzati brani specifici di ogni genere per esercitare le diverse abilit\u00e0 che lo strumento richiede. Analogamente nelle scienze, le varie materie possono essere viste come \u201cbrani di diverso genere\u201d per esercitare le diverse sfumature della capacit\u00e0 di pensare.<\/p>\n<p>Steiner ci fornisce un elemento importante in relazione a ci\u00f2. Non a caso ha chiamato la sua una \u201cScienza dello spirito\u201d, nel senso che anche se il tema che trattava era lo spirito, <em>il modo di procedere<\/em> era di tipo scientifico. Sono dell\u2019avviso che la vera grande novit\u00e0 introdotta dai primi scienziati 500 anni fa era <em>il modo di pensare<\/em>. Dobbiamo procedere, nei nostri pensieri, in modo scientifico, e dobbiamo insegnare questo modo di procedere in tutte le materie, con l\u2019ovvio accento nelle materie scientifiche.<\/p>\n<p>Steiner utilizza anche un altro termine indicativo ed importante: parla di \u201carte dell\u2019educazione\u201d. Nell\u2019ambito di questa pubblicazione verranno dati diversi spunti sul come mettere in pratica quest\u2019arte.<\/p>\n<p>Riassumendo possiamo quindi dire: procediamo con <em>atteggiamento scientifico<\/em> nel nostro pensare, e procediamo <em>in modo artistico<\/em> nel nostro fare (lezione).<\/p>\n<p>L\u2019approccio goetheanistico qui proposto \u00e8 in realt\u00e0 abbastanza facile da mettere in pratica. L\u2019ostacolo pi\u00f9 grande sta proprio in noi docenti, spesso ossessionati dall\u2019aspettativa di raggiungere in ogni ambito di insegnamento la legge finale e definiva che spiega tutto. Questo atteggiamento ossessivo \u00e8 il frutto della mal-educazione che viene spesso impartita nelle scuole e nelle universit\u00e0. Il lavoro principale per il docente quindi riguarda proprio se stesso ed il suo modo di pensare. \u00c8 auspicabile che quest\u2019ultimo venga modificato nella direzione indicata in questa pubblicazione.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700962\"><\/a>La filosofia della libert\u00e0<\/h2>\n<p>Vorrei in questa sede fare una corta digressione su di un elemento che ritengo di grande importanza nell\u2019approcciarsi a Rudolf Steiner ed ai suoi scritti.<\/p>\n<p>Rudolf Steiner, nell\u2019immensit\u00e0 della sua produzione bibliografica, ha portato due impulsi i quali, malgrado siano strettamente correlati, sono comunque distinti.<\/p>\n<p>Il primo impulso, il meno noto, \u00e8 stato portato con le sue prime 4 opere, che elenco per chiarezza:<\/p>\n<ul>\n<li>Introduzione agli scritti scientifici di Goethe (O.O.1)<\/li>\n<li>Linee fondamentali di una gnoseologia della concezione goethiana del mondo, con particolare riferimento a Schiller (O.O.2, contenuto in <em>Saggi filosofici<\/em>)<\/li>\n<li>Verit\u00e0 e scienza &#8211; Proemio di una filosofia della libert\u00e0 (O.O.3, contenuto in <em>Saggi filosofici<\/em>)<\/li>\n<li>La filosofia della libert\u00e0 (O.O.4)<\/li>\n<\/ul>\n<p>In queste opere, e soprattutto nel loro coronamento con <em>La Filosofia della libert\u00e0<\/em>, Steiner ha applicato l\u2019approccio usato da Goethe nei suoi studi scientifici, alla comprensione dell\u2019essere umano e del pensare.<\/p>\n<p>Con <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> Steiner \u00e8 riuscito, tramite l\u2019analisi goetheanistica dell\u2019essere umano e del suo pensare, a presentare un vero e proprio percorso di iniziazione, come lui stesso lo definisce in seguito ne <em>La scienza occulta nelle sue linee generali<\/em> (pagina 159 nella versione dell\u2019Editrice Antroposofica):<\/p>\n<p>(La via che conduce al pensare libero dai sensi e che passa attraverso gli insegnamenti della scienza spirituale \u00e8 assolutamente sicura. Ce ne \u00e8 un\u2019altra, ancora pi\u00f9 sicura e pi\u00f9 precisa, ma che, di fatto, \u00e8 pi\u00f9 difficile da seguire per molte persone. \u00c8 quella che ho esposto nelle opere intitolate <em>Linee fondamentali di una gnoseologia della concezione goethiana del mondo <\/em>e<em> La filosofia della libert\u00e0. <\/em>Queste opere mostrano dove il pensiero pu\u00f2 arrivare, quando invece di legarsi alle impressioni provenienti dal mondo fisico, esso si concentra esclusivamente su se stesso. Il pensare puro lavora allora non pi\u00f9 sul ricordo delle impressioni esteriori, ma come una entit\u00e0 viva in se stessa. Le opere in questione non contengono alcuna comunicazione proveniente dalla scienza spirituale. Ugualmente, esse mostrano che, attraverso il pensare puro, che lavora su se stesso, si possono avere delle comunicazioni su quello che sono il mondo, la vita e l\u2019essere umano. Essi corrispondono ad una tappa intermedia molto importante tra la conoscenza del mondo sensibile e quella del mondo dello spirito. Essi mostrano quello che il pensiero pu\u00f2 acquisire quando esso si eleva al di sopra della percezione esteriore senza purtuttavia impegnarsi nella ricerca spirituale. Chi lascia agire queste opere sulla sua anima intera si trova gi\u00e0 nel mondo spirituale; ma quello gli si rivela come mondo del pensiero. Chi si sente capace di passare per questa tappa intermedia, segue una via sicura e pu\u00f2 acquistarsi in tal modo, verso il mondo superiore, un sentimento che gli arrecher\u00e0 i pi\u00f9 bei frutti per l\u2019intero avvenire).<\/p>\n<p>La seconda via, quella pi\u00f9 conosciuta e che passa attraverso l\u2019esperienza chiaroveggente o attraverso un Maestro che abbia questo tipo di visione, viene presentata ampiamente nel resto dell\u2019Opera Omnia di Rudolf Steiner. Rimando al libro <em>Chakra, energia del cuore<\/em> di Florin Lowndes in cui, a pagina 189, Lowndes dedica un intero capitolo a queste due vie.<\/p>\n<p>Penso di poter esprimere l\u2019opinione della maggioranza quando dico che <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> non \u00e8 affatto un libro facile. Io stesso l\u2019ho letto la prima volta quando avevo circa 20 anni dopo che avevo letto altre opere pi\u00f9 \u201cesoteriche\u201d (come<em> La scienza occulta<\/em>), ed allora avevo capito poco. A confronto con le altre opere, in cui Steiner dava queste potenti immagini dei mondi superiori, dell\u2019essenza spirituale dell\u2019uomo e dell\u2019universo, <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> mi sembrava un trattato filosofico di relativa importanza. \u00c8 stato solo quando, intorno ai 35 anni, l\u2019ho riletta con dentro di me le domande sul perch\u00e9 la lezione si strutturasse in modo tripartito, che ho cominciato a comprenderla nella sua fondamentale importanza. Dopo aver cominciato a comprenderla, ho poi constatato che tutta l\u2019Opera Omnia di Steiner \u00e8 profondamente compenetrato dai pensieri espressi in quell\u2019opera, ma che non sono facilmente identificabili se <em>La filosofia<\/em> non \u00e8 stata compresa. Nella sua autobiografia, Steiner stesso racconta di quanto sia stato importante quanto appreso nelle sue ricerche sugli studi di Goethe per ordinare in modo appropriato le percezioni chiaroveggenti che aveva.<\/p>\n<p>La comprensione dei processi di pensiero che stanno alla base dell\u2019essere umano mi ha poi permesso di strutturare con maggior cognizione di causa le tre parti della lezione.<\/p>\n<p>Onde mettere in evidenza l\u2019importanza cruciale che Steiner attribuiva a <em>La Filosofia della libert\u00e0, <\/em>includo ancora alcune citazioni.<\/p>\n<p>In un breve ricordo di Karl K\u00f6ller su August Ewerbeck, amico di Rudolf Steiner, viene riportato:<\/p>\n<p>Quando all\u2019inizio del ventesimo secolo Ewerbeck sent\u00ec che esistevano dei gruppi intimi nei quali Rudolf Steiner insegnava agli ammessi in modo particolare, chiese al maestro se poteva essere ammesso anche lui. Allora Rudolf Steiner diede una risposta stupefacente \u201cLei non ha bisogno di questo! Lei ha capito la mia Filosofia della Libert\u00e0!\u201d<\/p>\n<p>E Steiner stesso, nell\u2019 O.O. 257 afferma:<\/p>\n<p>Non si \u00e8 tenuto conto del fatto che bisogna leggere <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> in modo diverso dagli altri libri. \u00c8 questo il punto essenziale ed \u00e8 quello che bisogna richiamare oggi nel modo pi\u00f9 insistente, se non si vuole che l\u2019evoluzione della Societ\u00e0 Antroposofica resti al di qua dell\u2019evoluzione dell\u2019antroposofia. Perch\u00e9 in tal caso l\u2019antroposofia, vista attraverso la Societ\u00e0 Antroposofica, non potr\u00e0 essere che totalmente incompresa dal mondo, cosa che generer\u00e0 conflitti su conflitti.<\/p>\n<p>Secondo Florin Lowndes, la via iniziatica de <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> sarebbe la via del futuro, della prossima era di evoluzione, mentre la via iniziatica esposta nelle numerose altre opere di Rudolf Steiner sarebbe un rinnovamento della via iniziatica dell\u2019era di evoluzione precedente.<\/p>\n<p>A questo aggiungo che vi \u00e8 tutta una serie di problemi per una corretta comprensione delle opere di Rudolf Steiner.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che la grande maggioranza delle sue opere deriva da stenografie non ricontrollate da Steiner e, spesso, di cui Steiner stesso ne aveva per lungo tempo vietata la pubblicazione. Questo si spiega facilmente nel fatto che molto di quanto diceva, soprattutto durante il periodo in cui collaborava con le societ\u00e0 teosofiche, era indirizzato a studiosi di teosofia. Il linguaggio da lui utilizzato era quindi rivolto a persone \u201ccon cognizione di causa\u201d, e non \u00e8 ovvio che vengano comprese in modo corretto da un profano.<\/p>\n<p>Il secondo problema \u00e8 che le stenografie stesse potrebbero talvolta essere state comprese e riportate nei libri in modo errato. Mackensen stesso ha fatto verifiche di questo tipo su certi testi constatando che quanto riportato sui libri non corrispondeva completamente con le stenografie originali.<\/p>\n<p>Il terzo problema \u00e8 che la traduzione di molte opere dal tedesco all\u2019italiano non \u00e8 stata fatta bene. Se il traduttore non ha capito quanto Steiner aveva scritto o detto, la traduzione non pu\u00f2 ovviamente essere buona. Questo porta ad ulteriori incomprensioni e malintesi.<\/p>\n<p>In ultimo, vi sono termini che non possono essere tradotti in modo completo nella lingua italiana.<\/p>\n<p>Alcuni esempi: in tutta l\u2019opera di Steiner viene spesso utilizzato il termine <em>Erkenntnis<\/em>, che viene solitamente tradotto con <em>Conoscenza<\/em>. Ma in tedesco esistono altri due termini, <em>Kenntnis <\/em>e<em> Wissen<\/em>, il primo tradotto anche con <em>Conoscenza<\/em> ed il secondo propriamente tradotto con <em>Sapere<\/em>. Ma <em>Erkenntnis<\/em> ha la stessa radice di <em>erkennen<\/em>, verbo che significa <em>riconoscere<\/em>. Quindi, <em>Erkenntnis<\/em> sarebbe pi\u00f9 propriamente tradotto con la sostantivazione del verbo <em>riconoscere<\/em>. La definizione \u201cteoria della conoscenza\u201d, se tradotta dal tedesco \u201cErkenntnis-Theorie\u201d perde quel connotato di ri-conoscere, che significa che io gi\u00e0 possiedo qualcosa dentro di me e che, nel contatto col mondo, lo ri-conosco anche nel mondo. In \u201cteoria della conoscenza\u201d abbiamo qualcosa che a me, personalmente, suona molto accademico, come un qualcosa che si trova unicamente al di fuori di me, mentre in tedesco viene creata una relazione tra me e ci\u00f2 che \u00e8 fuori di me.<\/p>\n<p>Il termine tedesco <em>Geist <\/em>pu\u00f2 essere tradotto sia come <em>spirito<\/em> che come <em>mente, intelletto.<\/em><\/p>\n<p>Il termine <em>Gegenstand, <\/em>spesso usato ne <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em>, \u00e8 una parola tedesca composta dai due termini <em>gegen <\/em>e<em> stehen<\/em>, che significato <em>stare contro<\/em>, <em>stare di fronte<\/em>. Viene per\u00f2 tradotto con l\u2019unico termine associabile in italiano e che \u00e8 <em>oggetto<\/em>. Ma in tedesco esiste anche la parola <em>Objekt<\/em> che significa la stessa cosa. Ci sar\u00e0 una ragione specifica per cui Steiner ha usato il termine <em>Gegenstand<\/em>.<\/p>\n<p>Non mi dilungo oltre su questo punto, ma volevo metterlo in evidenza. Da quando mi sono reso conto di queste difficolt\u00e0 di traduzione, leggo Steiner unicamente in tedesco.<\/p>\n<p>Concludo questo capitolo invitando caldamente chiunque sia seriamente interessato a comprendere a fondo l\u2019Opera di Rudolf Steiner e chiunque sia interessato a comprendere l\u2019approccio pedagogico-didattico da lui proposto di continuare a provare a rileggere <em>La filosofia della libert\u00e0. <\/em><\/p>\n<p>\u00c8 mia profonda convinzione che molte risposte si trovano in quel volume.<\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700963\"><\/a>La tripartizione nelle diverse materie<\/h1>\n<p>Forti di quanto fin qui presentato, in questo capitolo intendo quindi affrontare un discorso generale su quali attivit\u00e0 fare nelle tre fasi nelle diverse materie scientifiche.<\/p>\n<p>Esistono oggi diversi modi di interpretare le indicazioni di Rudolf Steiner in merito alla tripartizione della lezione. \u00c8 mia opinione che alcune di queste pratiche derivino da interpretazioni errate di quanto Steiner ha scritto.<\/p>\n<p>Onde portare luce su questo tema, includo per esteso l\u2019articolo <em>Sulla tripartizione della lezione d\u2019epoca <\/em>da me scritto alcuni anni fa in cui ho analizzato a fondo le varie tipologie di tripartizione e le loro basi pedagogiche.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Una rapida ricerca su internet con i termini &#8220;rhythmischer Teil&#8221; (parte ritmica) fornisce tutta una serie di risultati sulle pagine di presentazione di scuole Waldorf. Sulla pagina della scuola X, per esempio viene detto:<\/p>\n<p>Indipendentemente dalla materia, la lezione mattutina si struttura in tre parti: parte ritmica, parte di apprendimento della materia, parte di racconto.<\/p>\n<p>Sulla pagina della scuola Y leggiamo:<\/p>\n<p><strong>La parte ritmica<\/strong> si trova di regola all&#8217;inizio della lezione di epoca. In essa il docente conduce gli allievi in svariati esercizi linguistici, musicali e di movimento, adatti al rispettivo stadio di sviluppo dei bambini. Nelle elementari possono essere esercizi delle dita, canzoni e danze, nelle classi medie e superiori sono spesso recitazioni di poesie, canzoni adatte all&#8217;et\u00e0, giochi di movimento ed esercizi. [&#8230;] Nella <strong>parte di apprendimento<\/strong> viene trattato l&#8217;effettivo contenuto della lezione. [&#8230;] Dopo il processo di inspirazione della parte di apprendimento, gli allievi si rallegrano di poter ascoltare rilassati alla <strong>parte di racconto <\/strong>come conclusione della lezione.<\/p>\n<p>E ancora, sulla pagina web della scuola Z leggiamo:<\/p>\n<p>Nelle classi elementari viene fatta una parte ritmica all&#8217;inizio della lezione di epoca con canzoni e altri elementi di linguaggio e artistici, che rinfrescano e vitalizzano i bambini. In queste classi la lezione di epoca si chiude con una storia relativa al tema dell&#8217;anno. Pi\u00f9 si sale di classe, pi\u00f9 diventano corte la parte ritmica e la parte di racconto e pi\u00f9 va in primo piano la parte di apprendimento.<\/p>\n<p>Questa tripartizione della lezione, strutturata in parte ritmica, parte di apprendimento e parte di racconto, appare essere quindi una pratica affermata e diffusa nelle scuole Waldorf tedesche.<\/p>\n<p>Nel 2010, sulla pubblicazione del Goetheanum &#8220;Rundbrief Nr. 38 der P\u00e4dagogischen Sektion am Goetheanum&#8221; (Circolare Nr. 38 della sezione pedagogica del Goetheanum) \u00e8 apparso un articolo di Christof Wiechert, allora responsabile della sezione pedagogica del Goetheanum, dal titolo: &#8220;Zur Frage der Dreiteiligkeit des Hauptunterrichtes&#8221; (Sulla questione della tripartizione della lezione di epoca), nella cui introduzione leggiamo:<\/p>\n<p>Nel seguente articolo verr\u00e0 esposto come la suddivisione classica della lezione di epoca dalla prima classe fino all&#8217;ottava classe in parte ritmica, parte di lavoro e parte di racconto plasmino i processi vitali di una classe in questo periodo del mattino. Questo plasmare \u00e8 forte e viene considerato senza discussioni una delle caratteristiche essenziali delle scuole Waldorf. Verr\u00e0 mostrato che per questa suddivisione non esiste alcun riferimento nelle esternazioni o nelle indicazioni di Steiner. Verr\u00e0 inoltre mostrato come questa suddivisione sia di ostacolo al necessario fare ritmico ed artistico e che rappresenta un freno per i processi di apprendimento. Verr\u00e0 anche mostrato come questa suddivisione della mattina contraddica parti importanti dell&#8217;antropologia. Per concludere verr\u00e0 mostrato come gli allievi vengano giudicati nel loro comportamento sulla base di questa tripartizione.<\/p>\n<p>E sulla terza pagina dell&#8217;articolo, Wiechert scrive:<\/p>\n<p>In merito alla tripartizione della lezione d&#8217;epoca, <em>non esiste alcun riferimento nel lavoro di Steiner, sia nelle conferenze che nel corpo delle discussioni.<\/em> Questo non deve necessariamente essere il caso, se venisse sviluppato qualcosa di sensato. Il nuovo deve per\u00f2 poi essere comprensibile in relazione all&#8217;antropologia.<\/p>\n<p>Non volendo entrare nei dettagli dell&#8217;articolo di Wiechert, mi limito a constatare che vi sono pratiche pedagogiche diffuse nelle scuole Waldorf che, come riportato da Wiechert, non sembrano avere alcuna base fondata sulle indicazioni fornite da Rudolf Steiner.<\/p>\n<p>Dalle mie ricerche in merito, ritengo comunque che vi siano conferenze di Rudolf Steiner in cui lui parla di una tripartizione della lezione, anche se non viene definita esattamente in questi termini.<\/p>\n<p>Nella conferenza del 14 giugno 1921 a Stoccarda<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-13\" href=\"#post-2126-footnote-13\">[13]<\/a><\/sup> Steiner dice:<\/p>\n<p>Prendiamo ad esempio l&#8217;insegnamento della fisica. Facciamo qualche esperimento col ragazzo. [\u2026] possiamo cos\u00ec dire: mentre sperimentiamo, viene coinvolto tutto l&#8217;uomo. [&#8230;] Facendo dunque esperimenti, impegno tutto il ragazzo, ma lo sforzo \u00e8 eccessivo. Poi svio l&#8217;attenzione dei ragazzi dagli apparecchi che ho usato e ripasso tutto. Mentre faccio appello al ricordo di quanto si \u00e8 sperimentato direttamente, ripasso tutto. Quando si ripassa qualcosa, quando quasi lo si riassume, lo si passa in rassegna senza che vi sia l&#8217;osservazione, e ne risulta particolarmente vivificato il sistema ritmico. Dopo aver coinvolto il ragazzo nel suo complesso, ora mi appello al suo sistema ritmico e al suo sistema della testa, perch\u00e9 ricapitolando metto in azione anche la testa. Posso chiudere in tal modo la lezione. Prima ho messo in azione tutto il ragazzo, poi di pi\u00f9 il sistema ritmico; infine l&#8217;alunno va a casa e pi\u00f9 tardi dorme. Nel sonno, ci\u00f2 che ho messo in azione prima in tutto il ragazzo, poi nel sistema ritmico, continua a vivere nelle membra, quando corpo astrale e io sono usciti.<\/p>\n<p>Ora vogliamo osservare ci\u00f2 che rimane nel letto e che fa risuonare quanto ho svolto col ragazzo: tutto quel che si \u00e8 formato nel ragazzo nel suo complesso e quel che si \u00e8 formato nel sistema ritmico fluisce per cos\u00ec dire nel sistema della testa. Se ne formano immagini nel sistema della testa. Il ragazzo se le trova pronte quando si desta il mattino seguente e viene a scuola. \u00c8 proprio cos\u00ec: quando il giorno seguente tornano a scuola, i ragazzi hanno nella testa, senza saperlo, le immagini delle sperimentazioni che ho presentato ieri e che poi ho ripassato in immagini, e tutto \u00e8 nella testa come un&#8217;immagine. Al mattino seguente ho in classe ragazzi che hanno in testa fotografie di quanto ho sperimentato ieri; i ragazzi vengono a scuola cos\u00ec.<\/p>\n<p>Dunque all&#8217;indomani li posso far riflettere, far pensare su ci\u00f2 che il giorno precedente ho sperimentato e poi ripetuto come un racconto, pi\u00f9 per la fantasia; ora riconsidero il tutto. Qui vengo incontro al divenire coscienti delle immagini che devono diventare coscienti. Faccio dunque una lezione di fisica, faccio esperimenti, ripeto davanti ai ragazzi ci\u00f2 che \u00e8 accaduto; il giorno seguente svolgo i pensieri che portano il ragazzo a conoscere le leggi di quanto \u00e8 avvenuto.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in questa descrizione e soprattutto nella frase conclusiva si possono riconoscere 3 fasi, ripartite su due giorni: <em>faccio esperimenti<\/em>, <em>ripeto davanti ai ragazzi ci\u00f2 che \u00e8 accaduto<\/em>, <em>il giorno seguente svolgo pensieri<\/em> su quanto \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p>Steiner continua poi nella stessa conferenza:<\/p>\n<p>Supponiamo che io dia una lezione di storia. [\u2026] Oggi racconto ai ragazzi i nudi fatti, quelli che avvengono sensibilmente nei luoghi e nel tempo. Questo afferra il ragazzo tutto, come il fare esperimenti, perch\u00e9 egli \u00e8 obbligato a pensare spazialmente. [\u2026] Fatto questo, cerco di riferirmi un po&#8217; alle persone che si sono presentate, o ad avvenimenti accaduti, non per\u00f2 raccontando realmente, ma incominciando a caratterizzare; guido cos\u00ec l&#8217;attenzione su ci\u00f2 che prima ho presentato, ma caratterizzandolo un po&#8217;. Dopo queste due tappe prima impegnando tutto il ragazzo e poi, caratterizzando, impegnando la sua parte ritmica, lascio andare il ragazzo. Domani lo accolgo in classe, ed egli mi riporta nella testa le fotografie spirituali di quanto era stato fatto il giorno precedente. Gli vado incontro, considerando per esempio se Mitridate o Alcibiade fossero o no uomini onesti, dunque facendo considerazioni. Un giorno devo presentare pi\u00f9 ci\u00f2 che caratterizza obbiettivamente, il giorno seguente ci\u00f2 che giudica e riflette; con questo agisco in modo che i tre sistemi dell&#8217;essere umano tripartito si connettano realmente nel giusto modo.<\/p>\n<p>Anche in questo estratto si riconoscono tre fasi: <em>oggi racconto ai ragazzi i nudi fatti, <\/em>poi caratterizzo i fatti, il giorno dopo faccio <em>considerazioni<\/em>.<\/p>\n<p>Nel capitolo &#8220;Lehr- und Lernprozesse&#8221; (Processi di insegnamento e apprendimento) del libro di Tobias Richter &#8220;P\u00e4dagogischer Auftrag und Unterrichtsziele &#8211; vom Lehrplan der Waldorfschule&#8221; (Compito pedagogico e obbiettivi di insegnamento del piano di studi della scuola Waldorf) leggiamo:<\/p>\n<p>[&#8230;] In questo modo la metodica di insegnamento e apprendimento costruisce ogni processo sulla ritmica successione delle tre fasi riconoscere, comprendere e padroneggiare dei contenuti con:<\/p>\n<ol>\n<li>vivere, osservare, sperimentare<\/li>\n<li>ricordare, descrivere, caratterizzare, disegnare<\/li>\n<li>rielaborare, analizzare, astrarre, generalizzare (costruzione di teorie)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Si deve per\u00f2 tenere conto che la terza fase di &#8220;affermazione del contenuto di insegnamento &#8221; non deve essere raggiunta all&#8217;interno della stessa ora di insegnamento.<\/p>\n<p>Dopo il vivere (1.) e il descrivere (2.) viene inserita una pausa nella quale, anche attraverso la notte, diventa possibile prendere distanza da quanto accolto. Solo il giorno seguente si compie l&#8217;ultimo passo di apprendimento.<\/p>\n<p>Appare evidente come Richter si sia basato certamente anche sulla conferenza citata per riconoscere queste 3 fasi della lezione suddivise in due giorni, con 1<sup>a<\/sup> e 2<sup>a<\/sup> fase il primo giorno e 3<sup>a<\/sup> fase il secondo giorno. Questa tripartizione differisce notevolmente da quella analizzata da Wiechert di cui si \u00e8 parlato all&#8217;inizio dell&#8217;articolo. In quest&#8217;ultima le tre fasi si svolgono lo stesso giorno, mentre in quella portata da Richter le 3 fasi si svolgono su due giorni. Anche la definizione delle fasi differisce, infatti abbiamo:<\/p>\n<ol>\n<li>parte ritmica<\/li>\n<li>parte di apprendimento<\/li>\n<li>parte di racconto<\/li>\n<\/ol>\n<p>in un caso, e:<\/p>\n<ol>\n<li>parte di sperimentazione<\/li>\n<li>parte di descrizione<\/li>\n<li>parte di rielaborazione (il giorno seguente)<\/li>\n<\/ol>\n<p>nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Che la prima modalit\u00e0 di tripartizione possa entrare in contraddizione con elementi dell&#8217;antropologia \u00e8 gi\u00e0 stato rilevato da Wiechert nel suo articolo sopra citato.<\/p>\n<p>Si far\u00e0 ora il tentativo di chiarire la seconda modalit\u00e0 di tripartizione della lezione di epoca.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi dei processi di apprendimento verr\u00e0 fatta partendo da 3 esempi presi dall&#8217;esperienza di vita reale che ritengo che ogn&#8217;uno possa ripercorrere col pensiero e ritenere validi nella loro descrizione.<\/p>\n<p>1. Mi trovo nella sala di aspetto di uno studio medico. Onde far passare il tempo, prendo in mano una rivista e comincio a sfogliarla senza particolare interesse. Le prime 4 pagine sono solo scritte, le passo quindi rapidamente finch\u00e9, sulla quinta pagina c&#8217;\u00e8 una fotografia che attira la mia attenzione. Rappresenta un paesaggio montuoso, con cielo azzurro, laghi alpini, foreste di conifere e cime innevate. Sorge in me la domanda su dove si trovi quel paesaggio, e quindi cerco la didascalia che fornisce alcune informazioni sul paesaggio, tra cui il luogo dove \u00e8 stata scattata la fotografia.<\/p>\n<p>2. Supponiamo di essere un produttore video dilettante che acquista una videocamera professionale. Apro la scatola, tiro fuori la videocamera, la prendo in mano e ne osservo ogni dettaglio percependone il peso, la maneggevolezza, il design. Se le batterie sono gi\u00e0 cariche (cosa comune al giorno d&#8217;oggi), la accendo, verifico il funzionamento con un paio di riprese di prova e controllo le varie funzioni. Vi sono poi dei pulsanti e delle funzioni che non conosco. Prendo il manuale per l&#8217;uso, identifico il pulsante tramite il confronto con il disegnetto schematico dell&#8217;apparecchio sul manuale, e poi leggo i dettagli del pulsante o della funzione.<\/p>\n<p>3. Sto facendo una passeggiata con un bambino di qualche anno che sta&#8217; ancora imparando a parlare. Sul prato accanto al sentiero il bambino vede un asino (per la prima volta in vita). In precedenza aveva gi\u00e0 visto un cavallo. Indica l&#8217;asino con la mano e mi dice &#8220;guarda, un piccolo cavallo&#8221;. Io lo correggo dicendogli che quello \u00e8 un asino, che si distingue dal cavallo per le dimensioni, le orecchie, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Cosa accomuna questi tre esempi? Nel primo esempio la mia attenzione \u00e8 stata attirata dalla foto. Nel secondo esempio prendo in mano la videocamera, la guardo, la provo. Nel terzo esempio, l&#8217;attenzione del bambino \u00e8 stata attirata dall&#8217;asino. Vedere una foto, toccare, guardare, provare e vedere l&#8217;asino sono tutte percezioni. Generalmente, nel nostro processo di apprendimento, ci viene naturale partire dalle percezioni. Le percezioni stimolano il nostro interesse e la nostra osservazione, e laddove osserviamo qualcosa che non conosciamo, nasce la domanda. \u00c8 molto pi\u00f9 improbabile che, sfogliando la rivista, cominci gi\u00e0 a leggere la prima pagina solo scritta, a meno che io non l&#8217;abbia comprata volontariamente perch\u00e9 tratta temi che mi interessano, piuttosto che per il fatto che il titolo sia particolarmente accattivante. Similmente, \u00e8 poco probabile che appena acquistata la videocamera io cominci a leggere il manuale prima di averla tirata fuori dalla scatola, presa in mano e osservata un po&#8217;.<\/p>\n<p>Questo processo viene elegantemente descritto da Rudolf Steiner nella sua opera <em>La filosofia della libert\u00e0:<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-14\" href=\"#post-2126-footnote-14\">[14]<\/a><\/sup><\/em><\/p>\n<p>Dobbiamo pensare ad un essere con intelligenza umana pienamente sviluppata che sorga dal nulla e si ponga di fronte al mondo. Ci\u00f2 di cui egli si accorgerebbe, prima di mettere in attivit\u00e0 il suo pensare, \u00e8 il puro contenuto dell&#8217;osservazione. Il mondo gli mostrerebbe allora solo il semplice aggregato sconnesso di <em>oggetti di sensazione<\/em>: colori, suoni, sensazioni di pressione, di calore, di gusto, di olfatto; e poi sentimenti di piacere e di dispiacere. Tale aggregato \u00e8 il contenuto della pura osservazione, priva di pensiero. Di fronte vi \u00e8 il pensare che \u00e8 pronto a sviluppare la sua attivit\u00e0, se trova un punto adatto di attacco. L&#8217;esperienza insegna presto che esso lo trova. Il pensare \u00e8 in grado di tirare dei fili da un elemento di osservazione a un altro. Esso collega con questi elementi determinati concetti e li mette cos\u00ec in relazione fra loro.<\/p>\n<p>Se ora rivalutiamo gli estratti di Steiner sulle lezioni di fisica e di storia, come pure le considerazioni di Richter sulla tripartizione della lezione, vediamo che la prima fase della lezione viene sempre descritta quale percezione di qualcosa di nuovo. Per la lezione di fisica Steiner parla di <em>fare qualche esperimento col ragazzo<\/em>, per la lezione di storia parla di <em>raccontare ai ragazzi i nudi fatti<\/em> e Richter, in relazione alla prima fase, parla di <em>vivere, osservare, sperimentare<\/em>.<\/p>\n<p>Negli esempi descritti, una volta attirata l&#8217;attenzione e attivata l&#8217;osservazione, avviene immediatamente il secondo passo, si cerca di trovare un nesso tra la nuova percezione e quanto gi\u00e0 si conosce. In altri termini, come espresso da Steiner nella <em>Filosofia della libert\u00e0,<\/em> si tenta di collegare quanto osservato con determinati concetti. Nel primo esempio, l&#8217;informazione di dove \u00e8 stata scattata la foto mi permette di inserire, nella mia visione del mondo, l&#8217;immagine rappresentata. Nel secondo esempio, identificati i pulsanti di cui non conosco la funzione (identificazione solo possibile in conseguenza dell&#8217;osservazione), cerco sul manuale i concetti corrispondenti. Nel terzo esempio, il bambino, non appena vede l&#8217;asino, cerca dentro di s\u00e9 un concetto corrispondente e lo trova in ci\u00f2 che conosce e che pi\u00f9 gli assomiglia, quindi nel concetto del cavallo.<\/p>\n<p>Steiner descrive anche questo processo sempre nella <em>Filosofia della libert\u00e0:<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-15\" href=\"#post-2126-footnote-15\">[15]<\/a><\/sup><\/em><\/p>\n<p>Di fronte alla cosa esterna, per gli esseri pensanti sorge il concetto. Esso \u00e8 ci\u00f2 che della cosa riceviamo non dal di fuori, ma da dentro. La <em>conoscenza<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-16\" href=\"#post-2126-footnote-16\">[16]<\/a><\/sup><\/em> deve fornire il pareggio, deve riunire i due elementi, quello interiore e quello esterno.<\/p>\n<p>La percezione non \u00e8 quindi nulla di finito, di conchiuso, ma un lato della realt\u00e0 totale. L&#8217;altro lato \u00e8 il concetto. L&#8217;atto conoscitivo \u00e8 la sintesi di percezione e concetto. La percezione e il concetto di una cosa formano quindi la cosa intera.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che, nell&#8217;esempio della foto del paesaggio, il concetto l&#8217;ho cercato nella didascalia e non dentro di me. In realt\u00e0, se il nome del luogo indicato nella didascalia \u00e8 a me completamente sconosciuto e non riesco a posizionarlo nella mia immagine interiore della mappa del mondo, il mio desiderio di conoscere il luogo rimane insoddisfatto. Analogamente, nel caso della videocamera, se il pulsante sconosciuto per il quale mi sono riferito al manuale fa una funzione di cui non ho mai sentito parlare, dovr\u00f2 provarlo (quindi &#8220;percepirne l&#8217;azione&#8221;) per creare un nuovo concetto dentro di me sulla sua funzione.<\/p>\n<p>Steiner dice che la realt\u00e0 totale si compone di percezione e relativo concetto. Un semplice esempio pu\u00f2 chiarire la validit\u00e0 di questa affermazione.<\/p>\n<p>Mi trovo in pianura e guardo l&#8217;orizzonte intorno a me. Questa semplice percezione mi farebbe concludere che la terra \u00e8 piatta. Ora salgo su di una montagna e constato che riesco a vedere pi\u00f9 lontano. Per collegare queste due percezioni in modo che abbiano un senso, devo rifarmi al concetto (che possiedo gi\u00e0 da altre osservazioni) di curvatura e che rivela la realt\u00e0 della curvatura della superficie terrestre. Il collegamento delle varie percezioni con i relativi concetti e dei concetti tra di loro viene fatto dal pensare, non mi \u00e8 dato immediatamente dalla percezione. \u00c8 quindi giusto affermare che la realt\u00e0 si compone da percezioni e concetti insieme.<\/p>\n<p>Ad ogni percezione per\u00f2 si associa un altro elemento. Se il bambino, dopo che ha visto l&#8217;asino, chiude gli occhi, \u00e8 ancora in grado di vedere davanti a s\u00e9 l&#8217;immagine dell&#8217;asino. Steiner descrive quest&#8217;osservazione nel seguente modo:<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-17\" href=\"#post-2126-footnote-17\">[17]<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Il soggetto della mia percezione rimane per me percepibile anche quando la tavola, che ora mi sta davanti, sar\u00e0 scomparsa dal campo della mia osservazione. L&#8217;osservazione della tavola ha suscitato in me una modificazione, anch&#8217;essa permanente. Io conservo la capacit\u00e0 di riprodurre in seguito l&#8217;immagine della tavola. La capacit\u00e0 di riprodurre un&#8217;immagine rimane legata a me. La psicologia chiama questa immagine rappresentazione mnemonica. Ma solo essa pu\u00f2 con ragione venir chiamata <em>rappresentazione<\/em> della tavola: corrisponde infatti alla modificazione percepibile del mio stato per effetto della presenza della tavola nel mio campo visivo. [&#8230;] La rappresentazione \u00e8 quindi una percezione soggettiva, contrapposta alla percezione oggettiva che avviene in presenza dell&#8217;oggetto nell&#8217;orizzonte della percezione.<\/p>\n<p>E caratterizza la rappresentazione nel capitolo VI:<\/p>\n<p>Nel momento in cui una percezione compare all&#8217;orizzonte della mia osservazione, anche il pensare si muove in me. Una parte del mio sistema di pensieri, una determinata intuizione, un concetto si collega con la percezione. Che cosa rimane quando poi la percezione scompare dal mio campo visivo? La mia intuizione in rapporto con la determinata percezione che si era formata nel momento del percepire. La vivezza con la quale in seguito potr\u00f2 ripropormi quel rapporto, dipende poi dal modo in cui funziona il mio organismo spirituale e corporeo. La rappresentazione non \u00e8 altro che un&#8217;intuizione riferita a una determinata percezione, un concetto che una volta si \u00e8 legato con una percezione e che \u00e8 rimasto connesso con quella. Il mio concetto di un leone non \u00e8 formato in base alle mie percezioni del leone. \u00c8 invece dovuta alla percezione la mia rappresentazione del leone. Io posso far conoscere il concetto di un leone a qualcuno che non ne abbia mai visto uno. Non mi riuscir\u00e0 di trasmettergliene una rappresentazione vivente, senza la sua percezione diretta.<\/p>\n<p>La <em>rappresentazione<\/em> \u00e8 cio\u00e8 un concetto individualizzato. [&#8230;] La rappresentazione sta dunque fra percezione e concetto. \u00c8 il concetto determinato, riferentesi alla percezione.<\/p>\n<p>Steiner conclude quindi:<\/p>\n<p>La realt\u00e0 ci si presenta come percezione e concetto, l&#8217;immagine soggettiva della realt\u00e0 come rappresentazione.<\/p>\n<p>Cosa si intende qui con <em>immagine soggettiva della realt\u00e0<\/em> e <em>concetto individualizzato<\/em>? Cercher\u00f2 di chiarirlo tramite uno degli esempi dati sopra. Torniamo alla fotografia del paesaggio montuoso sulla rivista (esempio 1). L&#8217;immagine interiore (la rappresentazione) della stessa percezione sar\u00e0 molto diversa se ad osservare la fotografia sar\u00e0 un Tuareg del Sahara piuttosto che un geologo. Il geologo, per esempio, collegher\u00e0 all&#8217;immagine subito il concetto di &#8220;monte calcareo&#8221;, o &#8220;monte granitico&#8221;, concetti probabilmente sconosciuti al Tuareg. Il geologo potrebbe anche collegarvi il concetto di &#8220;erosione glaciale&#8221;, ed una serie di altri concetti. Il Tuareg non arriver\u00e0 probabilmente neppure ad osservare che la valle rappresentata nel paesaggio montuoso ha una forma a U, tipica dei paesaggi glaciali, proprio perch\u00e9 non associa a questa osservazione alcun concetto. Una terza persona potrebbe addirittura ricevere dall&#8217;immagine un richiamo ad un luogo personalmente visitato, e dire &#8220;assomiglia molto ai monti X&#8221;. Ogni persona inserisce la stessa percezione in un contesto, in un&#8217;immagine interiore del mondo, che proprio per le differenti esperienze che ogni uomo ha fatto, \u00e8 personalizzata, individualizzata.<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 va inoltre aggiunto un sentimento o un&#8217;emozione scaturita dalla percezione che viene a far parte della rappresentazione individuale e che pu\u00f2 variare molto da persona a persona. Il ragno che disguster\u00e0 una ragazza sar\u00e0 ammirato con interesse e curiosit\u00e0 dall&#8217;entomologo (colui che studia gli insetti). In questo senso, Steiner aggiunge:<\/p>\n<p>Posso chiamare mia esperienza la somma di ci\u00f2 su cui posso formare rappresentazioni. Chi avr\u00e0 il maggior numero di concetti individualizzati avr\u00e0 la pi\u00f9 ricca esperienza. Chi manchi di ogni capacit\u00e0 d&#8217;intuizione non \u00e8 idoneo ad acquistare esperienza. Gli sfuggono sempre gli oggetti dal suo campo visivo, perch\u00e9 gli mancano i concetti che deve mettere in relazione con gli oggetti stessi. Altrettanto poco potr\u00e0 accumulare esperienza un uomo con una ben sviluppata capacit\u00e0 di pensare, ma con un&#8217;attivit\u00e0 di percezione mal funzionante a causa di rozzi strumenti sensori. Egli potr\u00e0 s\u00ec procurarsi in qualche modo concetti, ma alle sue intuizioni mancher\u00e0 il rapporto vivente con determinate cose. Il viaggiatore privo di pensieri e il dotto che vive in astratti sistemi di concetti sono ugualmente incapaci di acquisire una ricca esperienza.<\/p>\n<p>Per ritornare al tema del presente articolo, andiamo alla fase 2 della lezione come descritta da Steiner. Nell&#8217;esempio della fisica, parla di <em>fare appello al ricordo di quanto si \u00e8 sperimentato direttamente<\/em>, nell&#8217;esempio della lezione di storia parla di <em>riferirsi alle persone o agli avvenimenti accaduti, caratterizzandoli<\/em>. Richter, in relazione alla fase 2, parla di <em>ricordare, descrivere, caratterizzare, disegnare<\/em>. Vi \u00e8 un chiaro riferimento a lavorare sulla rappresentazione di quanto sperimentato. Ricordando un esperimento, mi posso appellare solo a quanto \u00e8 rimasto in me quale rappresentazione del vissuto, perch\u00e9 la percezione ha avuto termine. Ricordando, mi posso solo basare su quella che Steiner definisce <em>la modificazione suscitata in me dalla percezione<\/em>. Caratterizzando, porto l&#8217;attenzione degli allievi su dettagli che forse, proprio perch\u00e9 non possiedono ancora concetti relativi, sono sfuggiti alla loro osservazione. Nell&#8217;esempio numero 1, potrei riportare l&#8217;attenzione dei ragazzi al ricordo del fatto che la valle dell&#8217;immagine montuosa \u00e8 a forma di U, o che i boschi erano composti di piante &#8220;appuntite&#8221; (conifere), o che le cime innevate avevano zone dove la neve sembrava pi\u00f9 spessa (ghiacciai). Vi sono innumerevoli osservazioni che si possono fare quando si ha una percezione, e non \u00e8 scontato che gli allievi le abbiano fatte tutte con coscienza.<\/p>\n<p>Compito di questa seconda fase \u00e8 quindi quello di esercitare la descrizione del ricordo di quanto si \u00e8 percepito o sperimentato, di esercitare la capacit\u00e0 di farsi una rappresentazione. Richter, in questo senso aggiunge anche il disegnare, che per la grande maggioranza delle rappresentazioni \u00e8 idoneo perch\u00e9 queste tendono per l&#8217;appunto ad essere &#8220;rappresentazioni di immagini&#8221;. Esistono comunque anche rappresentazioni che non si ricordano come immagini. Il gusto di un frutto ne \u00e8 un esempio, come il tuono durante un temporale. Queste ultime possono essere viste come rappresentazioni, perch\u00e9 possiedono un carattere personale. Il gusto pu\u00f2 piacere o non piacere, come pure il rumore del tuono. Il gusto di una mela, una volta percepito, pu\u00f2 essere riconosciuto e discriminato dal gusto di una pera. Questo \u00e8 difficilmente fattibile solo conoscendo l&#8217;elemento concettuale del gusto di una mela (dolce, un po&#8217; aspro, ecc.). Come descrive Steiner nell&#8217;esempio del leone, posso trasmettere ad un&#8217;altra persona il concetto di gusto di una mela, ma non potr\u00f2 <em>trasmetterne una rappresentazione vivente<\/em>, senza che vi sia <em>la sua percezione diretta<\/em>. Chi non avr\u00e0 mai mangiato una mela ma conosce il concetto di mela, faticher\u00e0 molto al primo assaggio a riconoscerla come mela unicamente dal gusto.<\/p>\n<p>Negli esempi illustrati fino a qui si \u00e8 sempre partiti dall&#8217;idea che i concetti relativi a quanto osservato siano gi\u00e0 conosciuti (non sarebbe stato altrimenti possibile portare esempi, se avessi dovuto usare concetti sconosciuti). Appare per\u00f2 chiaro che nell&#8217;esempio 1 una persona potrebbe anche non avere gi\u00e0 il concetto di montagna, come nell&#8217;esempio 2 qualcuno potrebbe non avere ancora il concetto di videocamera. Questa \u00e8 la condizione che naturalmente si incontra quando si insegna a bambini e ragazzi. Essi vengono a scuola appunto per imparare nuove cose e conoscere nuovi concetti.<\/p>\n<p>Nell&#8217;esempio numero 3 del bambino che vede l&#8217;asino ma lo riconosce come un cavallo, abbiamo la spiegazione dell&#8217;adulto che introduce al bambino il nuovo concetto di asino. Questo nuovo concetto viene quindi a far parte dei concetti del bambino, legandosi alla rappresentazione dell&#8217;asino e distinguendolo in questo modo da quello di cavallo. Nell&#8217;esempio numero 1, sulla foto del paesaggio montuoso, una persona che veda quell&#8217;immagine ma che non abbia mai visto ne sentito parlare di una montagna in vita sua, sarebbe alla ricerca di un concetto a lei nuovo che rispecchi la percezione avuta (questo \u00e8 esemplificato dalla semplice domanda &#8220;Cos&#8217;\u00e8 quello?&#8221;). Questa condizione di ricerca esiste malgrado il fatto che questa persona abbia avuto la percezione e se ne sia creata una rappresentazione. Se ripensiamo al caso del Tuareg che vede la foto, pu\u00f2 aver notato la valle ad U come pure gli ispessimenti della neve, ma non averne un relativo concetto.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 quindi una terza fase nel processo conoscitivo, quella di ricerca dei concetti relativi a quanto di nuovo \u00e8 stato percepito.<\/p>\n<p>Steiner descrive questa terza fase nel modo seguente: <em>il giorno seguente svolgo i pensieri che portano il ragazzo a conoscere le leggi di quanto \u00e8 avvenuto<\/em> e <em>il giorno seguente (devo presentare) ci\u00f2 che giudica e riflette<\/em>. Richter definisce la terza fase come quella in cui si <em>rielabora, analizza, astrae, generalizza<\/em>. Scopo di questa terza fase \u00e8 quindi di permettere al ragazzo attraverso ragionamenti, collegamenti concettuali, analisi, e cos\u00ec via, di riconoscere i giusti concetti relativi a quanto sperimentato.<\/p>\n<p>Riassumendo quanto presentato, suggeriamo quindi che il naturale processo conoscitivo riconoscibile dall&#8217;analisi dei processi di apprendimento dell&#8217;essere umano e dettagliatamente esposto da Rudolf Steiner nella sua <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> in:<\/p>\n<ol>\n<li>Percezione<\/li>\n<li>Rappresentazione<\/li>\n<li>Concetto<\/li>\n<\/ol>\n<p>abbia fornito le basi filosofico-fenomenologiche della tripartizione della lezione come descritta da Steiner e ripresa da Richter in:<\/p>\n<ol>\n<li>vivere, osservare, sperimentare<\/li>\n<li>ricordare, descrivere, caratterizzare, disegnare<\/li>\n<li>rielaborare, analizzare, astrarre, generalizzare (costruzione di teorie)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Tra questi elementi riteniamo di riconoscere le seguenti relazioni dirette:<\/p>\n<ol>\n<li>Vivere, osservare, sperimentare &#8211;&gt; Percezione<\/li>\n<li>Ricordare, descrivere, caratterizzare, disegnare &#8211;&gt; Rappresentazione<\/li>\n<li>Rielaborare, analizzare, astrarre, generalizzare &#8211;&gt; Concetto<\/li>\n<\/ol>\n<p>Si potrebbe portare l&#8217;obiezione che la descrizione che fornisce Steiner riguardo alla prima fase della lezione di storia non possa essere caratterizzata come percezione. In quel passaggio Steiner dice:<\/p>\n<p>Oggi racconto ai ragazzi i nudi fatti, quelli che avvengono sensibilmente nei luoghi e nel tempo.<\/p>\n<p>Se partiamo dall&#8217;idea che il docente racconti tutto quanto \u00e8 conosciuto dall&#8217;essere umano riguardo ad uno specifico evento storico, da questa descrizione dei fatti il ragazzo creer\u00e0 un&#8217;immagine interiore, una rappresentazione. Steiner infatti aggiunge:<\/p>\n<p>Questo afferra il ragazzo tutto, come il fare esperimenti, perch\u00e9 egli \u00e8 obbligato a pensare spazialmente.<\/p>\n<p>Va inoltre specificato che il termine &#8220;percezione&#8221; utilizzato in italiano non \u00e8 l&#8217;esatta traduzione del termine tedesco Wahrnehmung. Questa \u00e8 una parola composta da altre due parole, la parola &#8220;Wahr&#8221; e la parola &#8220;nehmen&#8221;, che significano rispettivamente &#8220;vero&#8221; e &#8220;prendere&#8221;, quindi &#8220;prendere vero&#8221;, o &#8220;prendere per vero&#8221;. Questo concetto pu\u00f2 quindi essere applicato in maniera pi\u00f9 vasta di quanto non si possa fare con la parola italiana &#8220;percezione&#8221;. Io posso &#8220;prendere per vero&#8221; anche un&#8217;emozione o un pensiero, mentre diventa alquanto dissonante dire in italiano che si &#8220;percepisce&#8221; un emozione o un pensiero.<\/p>\n<p>Steiner specifica questa definizione nel capitolo IV della <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> quando dice:<\/p>\n<p>Anche del mio sentimento io prendo conoscenza per il fatto che per me esso diventa <em>percezione <\/em>(in tedesco <em>Wahrnehmung<\/em>). E il modo in cui prendiamo conoscenza del nostro pensare mediante l&#8217;osservazione \u00e8 tale che possiamo chiamare percezione (in tedesco <em>Wahrnehmung<\/em>) anche il pensare, nel suo primo rivelarsi alla nostra coscienza.<\/p>\n<p>Un racconto di fatti realmente accaduti pu\u00f2 quindi essere una percezione nel senso di essere &#8220;preso per vero&#8221; dal ragazzo.<\/p>\n<p>Aggiungo una riflessione personale sul suggerimento di fare la terza fase il secondo giorno, e non il giorno stesso in cui ci si \u00e8 occupati della percezione e della rappresentazione. Come abbiamo descritto sopra, quando la rappresentazione sorge in conseguenza di una percezione, a questa rappresentazione sono associate spesso anche qualit\u00e0 emotive e di sentimento che sono individuali.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza insegna che emozioni e sentimenti forti possono ostacolare la valutazione oggettiva di un fenomeno.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza insegna anche che una notte di sonno tende ad attenuare emozioni forti.<\/p>\n<p>In questo senso, il giorno dopo una certa esperienza, si \u00e8 pi\u00f9 facilmente in grado di analizzare l&#8217;evento liberi dalle emozioni che ha scatenato in noi, permettendoci una maggiore oggettivit\u00e0. Questo \u00e8 in linea con l&#8217;espressione usata da Richter di <em>prendere distanza da quanto accolto<\/em>.<\/p>\n<p>Per concludere, vorrei fare ancora una considerazione sulla prima modalit\u00e0 di tripartizione presentata in questo scritto, quella che viene descritta con le tre fasi:<\/p>\n<ol>\n<li>parte ritmica<\/li>\n<li>parte di apprendimento<\/li>\n<li>parte di racconto<\/li>\n<\/ol>\n<p>Dobbiamo veramente abbandonarla nella sua totalit\u00e0? Nei miei studi sulla documentazione antroposofica, ho trovato un passaggio del libro di E.A. Karl Stockmeyer &#8220;Angaben Rudolf Steiners f\u00fcr den Waldorfschulunterricht&#8221; (Indicazione di Rudolf Steiner per l&#8217;insegnamento nelle scuole Waldorf) in cui Stockmeyer riferisce:<\/p>\n<p>Intorno al 10 giugno 1919 Rudolf Steiner mi diede indicazioni relative alla costruzione del piano orario e sul nuovo ordinamento che lo avrebbe dovuto sostituire in certe materie. Da tre fino a quattro giorni, disse, avrebbe dovuto esserci ogni mattina, durante la prima ora, il canto, negli altri giorni il disegno. Dopodich\u00e9 si doveva fare per esempio calcolo, quindi una materia che si tratta nelle epoche, e poi religione. La lezione non avrebbe dovuto incominciare prima delle 8 di mattina, e terminare intorno alle 12. [&#8230;] Nel discorso del 10 giugno appena menzionato, Rudolf Steiner la inserisce (la lezione di epoca) per la prima volta nel piano giornaliero. Ma non si trova all&#8217;inizio della giornata, prima abbiamo qualcosa di artistico.<\/p>\n<p>Secondo quanto riporta Stockmeyer, c&#8217;\u00e8 stato almeno un caso in cui Steiner ha suggerito di cominciare la giornata con un&#8217;attivit\u00e0 artistica. Quello che per\u00f2 \u00e8 fondamentale da comprendere \u00e8 che la parte artistica non \u00e8 parte costitutiva della tripartizione della lezione di epoca, ma una parte aggiunta prima di cominciare l&#8217;effettiva lezione di epoca.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Quindi, stabilito che la tripartizione \u201ctradizionalmente\u201d messa in pratica, anche secondo Wiechert non solo non ha basi antropologiche ma potrebbe addirittura essere controproducente, estendo ora la panoramica sulla tripartizione proposta in questo volume.<\/p>\n<p>Anche se nella pratica, a grandi linee il seminario di formazione di Kassel (Con Ollendorff, Mackensen e Guttenh\u00f6fer) propone un modo di procedere simile a quanto da me derivato dalla <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em>, da colloqui e letture di documentazione di questi autori risulta che il loro punto di partenza \u00e8 stata un\u2019ulteriore esternazione di Steiner, nello specifico, inclusa nel volume <em>Arte dell\u2019educazione I Antropologia <\/em>(O.O.293), pagina 132 dell\u2019Editrice Antroposofica:<\/p>\n<p>In ogni attivit\u00e0 logica, vale a dire pensante e conoscitiva, abbiamo sempre tre elementi. Prima di tutto abbiamo continuamente ci\u00f2 che denominiamo \u201cConclusione\u201d. Nella vita comune il pensare si estrinseca nel linguaggio e, se analizzate la struttura del linguaggio, scoprirete che, parlando, formate continuamente delle conclusioni. Quest\u2019attivit\u00e0 del concludere \u00e8 la pi\u00f9 cosciente dell\u2019uomo; l\u2019uomo non potrebbe esprimersi mediante il linguaggio se non attraverso continue conclusioni, non capirebbe ci\u00f2 che altri gli dice se non potesse continuamente accogliere in s\u00e9 delle conclusioni. La logica scolastica spezzetta di solito i sillogismi; ma cos\u00ec facendo falsa quelli che si presentano nella vita ordinaria. La logica scolastica non tiene conto del fatto che noi traiamo gi\u00e0 una conclusione ogni volta che mettiamo a fuoco un oggetto isolato. Andiamo in un serraglio e vediamo un leone. Che cosa facciamo per prima cosa, percependo il leone? Portiamo a coscienza ci\u00f2 che vediamo nel leone, e solo facendo cos\u00ec ci orientiamo nelle nostre percezioni rispetto a quell\u2019animale. Prima di recarci nel serraglio, abbiamo appreso nella vita che esseri simili a quello che abbiamo ora dinanzi a noi sono \u201canimali\u201d. Ci\u00f2 che in tal modo abbiamo appreso dalla vita lo portiamo gi\u00e0 con noi quando entriamo nel serraglio. Poi guardiamo il leone e, constatando che anch\u2019esso fa ci\u00f2 che abbiamo appreso sugli animali, colleghiamo tale constatazione con quanto abbiamo portato con noi dalla conoscenza della vita; formiamo allora il giudizio: il leone \u00e8 un animale. Solo dopo che ci siamo formati questo giudizio, comprendiamo il singolo concetto \u201cleone\u201d. La prima cosa che eseguiamo \u00e8 una conclusione, la seconda \u00e8 un giudizio, l\u2019ultima a cui perveniamo nella vita \u00e8 un concetto. Naturalmente noi non sappiamo di compiere continuamente tale attivit\u00e0, ma se non la compissimo, non condurremmo una vita cosciente atta a farci intendere, attraverso il linguaggio, con altri esseri umani.<\/p>\n<p>Abbiamo quindi, come tripartizione del processo pensante e conoscitivo i seguenti tre elementi:<\/p>\n<ol>\n<li>Conclusione (Schluss in tedesco)<\/li>\n<li>Giudizio (Urteil in tedesco)<\/li>\n<li>Concetto (Begriff in tedesco)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Resta ora da stabilire se e in che modo si collegano questi tre elementi con quelli derivati dalla <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> e che ripeto per chiarezza:<\/p>\n<ol>\n<li>Percezione<\/li>\n<li>Rappresentazione<\/li>\n<li>Concetto<\/li>\n<\/ol>\n<p>Per il terzo elemento non sembrano esserci difficolt\u00e0, si parla in entrambi i casi di Concetto.<\/p>\n<p>Il primo elemento, Conclusione, \u00e8 gi\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 difficile da comprendere. Infatti, ho parlato con diverse persone del seminario di Kassel, e per ora nessuno \u00e8 stato in grado di spiegarmi esaurientemente come mai associamo un\u2019attivit\u00e0 scolastica di sperimentazione, scoperta del nuovo, con il concetto di Conclusione. \u00c8 vero che, come ci dice Steiner, ad ogni percezioni si associa direttamente la inconsapevole ricerca interiore di un qualcosa di conosciuto, e che si conclude quindi, come nel suo esempio, con l\u2019affermazione \u201cQuesto \u00e8 un leone\u201d, ma io tutt\u2019ora fatico ad associare il termine Conclusione con la percezione di qualcosa di nuovo. Constato semplicemente che questo \u00e8 quanto avviene per prima cosa nel pensiero semi-cosciente dell\u2019essere umano quando si trova di fronte ad un oggetto.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 arduo da comprendere \u00e8 il rapporto tra Giudizio e Rappresentazione. Ho cercato ormai per anni di trovare questa relazione, ma tutt\u2019ora non ho certezze.<\/p>\n<p>Un aiuto ci deriva dall\u2019associazione di questi tre elementi con gli elementi costitutivi dell\u2019essere umano, come proposto da Mackensen nell\u2019articolo <em>Fare, sentire, pensare, Una tripartizione dell\u2019insegnamento.<\/em><\/p>\n<p>Associando queste tre diverse formulazione dello stesso processo, otteniamo:<\/p>\n<ol>\n<li>Percezione, Conclusione, Fare<\/li>\n<li>Rappresentazione, Giudizio, Sentire<\/li>\n<li>Concetto, Concetto, Pensare<\/li>\n<\/ol>\n<p>In questa associazione, constatiamo che il giudizio avviene in qualche modo in associazione all\u2019elemento del sentire, del sentimento.<\/p>\n<p>In ogni caso, personalmente ritengo pi\u00f9 utile basarmi sulla tripartizione come da me compresa dalla <em>Filosofia della libert\u00e0, <\/em>e che ritengo dia indicazioni pi\u00f9 chiare per la comprensione di che cosa vada fatto a lezione nelle tre fasi.<\/p>\n<p>Presento ora l\u2019applicazione pratica di questa tripartizione nelle varie materie scientifiche.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700964\"><\/a>Fisica<\/h2>\n<p>Per chiarezza e facilit\u00e0 comincer\u00f2 con le epoche di fisica.<\/p>\n<p>Per la natura stessa della fisica, \u00e8 abbastanza facile comprendere che nella 1<sup>a<\/sup> fase, quella percettiva, vogliamo evidentemente dare una percezione. Uno o pi\u00f9 esperimenti sono quindi la cosa ovvia da fare in questa materia in relazione alla Percezione. Vorrei in questa sede aggiungere alcune osservazioni. Ho conosciuto docenti che, per esempio, quando portavano il materiale necessario per l\u2019esperimento, facevano innanzitutto scrivere a tutti gli allievi i nomi dei materiali usati. Personalmente non sono favorevole a questo modo di procedere. Vogliamo che la percezione sia il pi\u00f9 pura possibile, e cominciare a fare una lista di materiali scritti corrisponde ad una iniziale razionalizzazione. Ritengo che durante gli esperimenti i ragazzi non debbano neppure prendere appunti e anzi, onde poter fare poi bene la seconda fase, questo non andrebbe proprio fatto. Ulteriore motivazione a favore del non prendere appunti deriva dall\u2019analisi cognitiva di cosa succede quando una persona prende appunti. Deve osservare, deve dare un senso a quanto osservato (associare nomi ad oggetti, associare verbi a processi, ecc.) e deve poi esprimerlo con parole proprie ed in forma scritta. Questa sequenza di operazione ha le seguenti conseguenze:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019allievo sta\u2019 gi\u00e0 di fatto facendo le 3 fasi (percezione, rappresentazione, concetto) rapidamente ed in sequenza ripetitiva e continua<\/li>\n<li>mentre \u00e8 intento a scrivere non pu\u00f2 seguire l\u2019esperimento e perde quindi parti dell\u2019esperienza<\/li>\n<\/ul>\n<p>In un seminario a Kassel, il professore eseguiva interi esperimenti lunghi anche 10-15 minuti senza dire una parola. Convengo con questo approccio. Lo ripeto: vogliamo tenere la percezione il pi\u00f9 pura possibile. Negli anni a seguire vi saranno poi esperimento che, per la loro stessa natura, necessiteranno magari di qualche piccola indicazione del docente, ma per le classi VI, VII e VIII non \u00e8 praticamente mai necessario.<\/p>\n<p>Una cosa di fondamentale importanza \u00e8 che nelle materie in cui si fanno esperimenti il docente provi <strong>sempre tutti <\/strong>gli esperimenti il giorno prima, anche se li ha gi\u00e0 fatti pi\u00f9 volte. \u00c8 importante anche per il docente rifare l\u2019esperienza, e possono sempre manifestarsi effetti non visti in passato. Questo pu\u00f2 accadere con particolare evidenza in quegli esperimenti che hanno un collegamento con la temperatura. Se l\u2019anno precedente ho fatto l\u2019esperimento in maggio e quest\u2019anno lo faccio in gennaio, vi possono essere delle differenze sostanziali dovute alla temperatura dell\u2019aula. Ripetendo l\u2019esperimento il docente \u201crientra\u201d di nuovo nella materia. Il giorno dell\u2019esperimento coi ragazzi avr\u00e0 chiaro ogni gesto ed ogni movimento che deve fare, e l\u2019esperimento sar\u00e0 pi\u00f9 fluido. Malgrado tutte le precauzioni, qualche volta accade che un esperimento fallisca. Anche in questo caso non bisogna andare in panico. Per sua natura, un esperimento pu\u00f2 fallire, e si pu\u00f2 cogliere l\u2019occasione per mettere in evidenza questo fatto agli allievi. Inoltre, i ragionamenti di ricerca delle cause del fallimento potrebbero portare ad interessanti riflessioni e considerazioni.<\/p>\n<p>Una volta terminato l\u2019esperimento, il materiale utilizzato andrebbe portato via. In un laboratorio ben attrezzato questo pu\u00f2 essere fatto facilmente se l\u2019esperimento \u00e8 stato montato direttamente su di un carrello mobile. Alternativamente, si prende ci\u00f2 che \u00e8 stato utilizzato oggetto per oggetto e lo si porta fuori dalla classe o nello stanzino dei materiali annesso all\u2019aula di fisica. Se nessuna di queste opzioni \u00e8 fattibile, si pu\u00f2 semplicemente ricoprire il materiale con un telo. Come vedremo, questo \u00e8 fondamentale per la seconda fase.<\/p>\n<p>La fase percettiva dovrebbe raramente superare i 30 minuti, e sarebbe meglio se in media rimanesse intorno ai 20-25 minuti. Per quei (rari) esperimenti che richiedono tempo maggiore, si pu\u00f2 pensare di occupare i ragazzi con la compilazione del quaderno se vi sono tempi morti durante i quali non accade molto, oppure si pu\u00f2 pensare di far partire l\u2019esperimento lungo e, mentre questo procede da solo, si fa qualche altro esperimento pertinente col tema che si sta\u2019 trattando.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che l\u2019ideale sarebbe far fare esperimenti anche ai ragazzi stessi. Questo in molti casi \u00e8 per\u00f2 difficile da fare (si necessita tanto tempo e tanto materiale) e, per gli esperimenti pi\u00f9 complessi, richiederebbe comunque una lunga spiegazione di partenza che andrebbe a rovinare la purezza della percezione come pure l\u2019eventuale sorpresa che alcuni esperimenti determinano. \u00c8 comunque sempre auspicabile cercare volontari che vogliano aiutare il docente nell\u2019esecuzione degli esperimenti, prendendo le dovute precauzioni se l\u2019esperimento porta con s\u00e9 qualche rischio.<\/p>\n<p>Nella seconda fase (rappresentazione), che segue temporalmente direttamente alla prima, arriva il momento di prendere penna e quaderno degli esercizi. Si chiede ad un volontario di riassumere, <em>a memoria<\/em>, l\u2019esecuzione dell\u2019esperimento. Il riassunto pu\u00f2 essere fatto anche con l\u2019aiuto di pi\u00f9 allievi. Il docente corregge e completa il riassunto, fornisce il nome scrivendolo all\u2019evenienza anche alla lavagna di eventuali materiali ignoti ai ragazzi e, soprattutto nelle classi piccole, pu\u00f2 aiutare gli allievi formulando frasi pertinenti. Durante tutto questo processo, i ragazzi sono stimolati a prendere appunti. Attenzione: vi \u00e8 spesso la tendenza a cadere in un dettato, cosa che non deve assolutamente accadere! In VI classe ho fatto buona esperienza scrivendo io stesso, a punti, la sequenza di operazioni eseguite durante l\u2019esperimento.<\/p>\n<p>Prendere appunti non \u00e8 una cosa affatto ovvia per le ragioni indicate sopra (si devono cognitivamente fare tutto il tempo le tre fasi e si perdono parti della lezione mentre si scrive) ed \u00e8 quindi giusto, nelle basse medie, mostrare ai ragazzi il metodo. Sulla lavagna in VI potrebbe apparire scritto, per esempio:<\/p>\n<ul>\n<li>preso trapano a manovella con punta di legno<\/li>\n<li>Giovanni l\u2019ha usato su di un pezzo di legno<\/li>\n<li>Dopo poco \u00e8 salito fumo<\/li>\n<li>C\u2019era odore di legno bruciato<\/li>\n<li>La punta di legno \u00e8 divenuta nera<\/li>\n<li>La punta era calda al tatto<\/li>\n<\/ul>\n<p>La sera a casa i ragazzi poi faranno una relazione discorsiva sull\u2019esperimento o sugli esperimenti.<\/p>\n<p>Dopo il riassunto dell\u2019esperimento, si fa il disegno. Il disegno \u00e8 a mio avviso molto importante, e ne parlo pi\u00f9 approfonditamente nel prossimo capitolo. In questo momento voglio solo dire che ritengo importante che i disegni degli esperimenti vengano fatti dal docente alla lavagna nel modo migliore possibile mentre i ragazzi lavorano anche loro al quaderno.<\/p>\n<p>Con il disegno si chiude la lezione di epoca per quel giorno.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, faccio riassumere ad un allievo gli esperimenti del giorno precedente a parole (aprendo la lavagna se non ne hanno memoria chiara) e poi chiedo ad ogn\u2019uno di passare 5 minuti a rileggersi le proprie relazioni in silenzio, e fare eventuali correzioni. Il criterio che espongo \u00e8 il seguente: \u201cse non lo capisci tu che l\u2019hai scritto, come far\u00e0 qualcuno d\u2019altro?\u201d Si fanno poi leggere alcuni allievi, correggendo a parole eventuali errori, e si stimolano gli altri allievi a correggere eventuali errori, imprecisioni o dimenticanze.<\/p>\n<p>A questo punto devo parlare un attimo di una questione ancora ampiamente discussa, e cio\u00e8 se \u00e8 necessario correggere giornalmente tutti i testi di tutti gli allievi prima che vengano riportati sul quaderno di bella copia. Personalmente, faccio questa attivit\u00e0 unicamente nella prima settimana della prima epoca di VI classe e da l\u00ec in avanti solo su richiesta di allievi che hanno insicurezze e dubbi su quanto hanno scritto. Do la disponibilit\u00e0 ma non lo faccio sistematicamente. Manfred von Mackensen mi ha confermato che anche lui non correggeva tutti i resoconti degli esperimenti, ed un altro professore di Kassel, in un seminario, ci ha raccontato che addirittura lui faceva leggere gli esperimenti il giorno dopo solo a quegli allievi che sapeva che facevano dei testi generalmente completi e ben formulati. Questo per risparmiare tempo all\u2019inizio della lezione. Un altro professore di Kassel che insegna chimica addirittura non faceva neppure fare un quaderno di bella copia ai ragazzi nella prima epoca di chimica di VII. Il quaderno di brutta copia era il \u201cdiario\u201d di laboratorio dell\u2019epoca, con tutti gli appunti, i testi, i disegni, i ragionamenti, le eventuali correzioni. Il quaderno di bella copia \u00e8 un extra in questo tipo di materie. Riallacciandomi a quanto detto sopra sul ripercorrere il lavoro degli scienziati degli ultimi 500 anni, chi di questi durante le sue ricerche ricopiava tutto due volte per fare la bella copia? I loro appunti, riflessioni, osservazioni, disegni e schizzi <strong>erano<\/strong> il loro quaderno. Le cose venivano messe \u201cin bella copia\u201d eventualmente solo quando il materiale e le osservazioni erano sufficienti per la stesura di un libro, un articolo o un trattato. Anche col quaderno vale la regola: il quaderno serve <strong>mentre<\/strong> lo si fa, non come libro di testo (come viene spesso ribadito in certi circoli). In 12 anni di scuola Steiner, non ho mai una volta ripreso in mano un quaderno di epoca per ricordare un\u2019informazione! E non c\u2019era internet allora.<\/p>\n<p>Detto ci\u00f2, non ritengo comunque sbagliata la pratica di fare un bel quaderno di epoca, ma volevo solo mettere in evidenza quale sia la reale utilit\u00e0 di un quaderno in questo tipo di materie.<\/p>\n<p>Le motivazioni che mi sono dato negli anni per cui non \u00e8 necessario correggere sistematicamente tutte le relazioni sono le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>Innanzitutto, quello che vogliamo stimolare negli allievi sono processi e non risultati assoluti e conformati. In questo senso, la stesura della relazione <em>serve al ragazzo mentre la sta\u2019 facendo<\/em>, perch\u00e9 deve richiamare alla memoria (dalla sua rappresentazione) quanto visto e sperimentato. \u00c8 in quel momento che l\u2019azione di fare la relazione sta\u2019 lavorando sullo sviluppo del ragazzo.<\/li>\n<li>Come gi\u00e0 ampiamente esposto sopra, il nostro obbiettivo \u00e8 di permettere ai giovani uomini di acquisire fiducia nella propria capacit\u00e0 di pensare. Se ogni loro pensiero ed azione deve essere corretta da un\u2019autorit\u00e0 superiore (il docente), non si sta\u2019 promuovendo questo processo.<\/li>\n<li>Il lavoro di correzione \u00e8 estremamente oneroso in termini di tempo. Meglio dedicare quel tempo a pianificare begli esperimenti e ragionamenti sensati da fare a lezione.<\/li>\n<li>La relazione corretta dal maestro viene ricopiata dalla maggior parte degli allievi sul quaderno in uno stato di totale passivit\u00e0, parola per parola, ed ho grossi dubbi che le correzioni determinino realmente un miglioramento nelle capacit\u00e0 di scrivere dell\u2019allievo.<\/li>\n<li>Stiamo facendo lezione di fisica, non di italiano.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Anche in questo caso calza l\u2019esempio della musica. L\u2019apprendimento del brano avviene principalmente tramite la ripetizione dello stesso, anche se non ogni ripetizione \u00e8 perfetta. \u00c8 chiaro che nella musica sarebbe assurdo pretendere di \u201ccorreggere\u201d l\u2019esecuzione gi\u00e0 eseguita. Ritengo che si possa ragionare in modo analogo per quanto riguarda la stesura delle relazioni.<\/p>\n<p>Per tutte queste ragioni, negli anni sono diventato molto tollerante sulla quantit\u00e0 di impegno che i singoli allievi investono nella varie attivit\u00e0. \u00c8 evidente che tutti devono fare tutte le relazioni e tutti i disegni, ma se un allievo dedica pi\u00f9 tempo alle relazioni e fa disegni meno buoni, lo stimolo benevolmente a migliorarli ma non in maniera impositiva (a meno che non sia chiaro che non vi \u00e8 impegno alcuno). Ognuno ha le sue caratteristiche personali ed \u00e8 giusto tenerne conto. Capitano allievi che per esempio riescono a fare tutti i disegni e tutte le relazioni nella seconda fase della lezione a scuola. Se i disegni e le relazioni sono decenti, per me va bene cos\u00ec.<\/p>\n<p>Dopo la rapida ripetizione di quanto visto il giorno prima con gli esperimenti, si giunge alla terza fase, quella del Concetto.<\/p>\n<p>Mackensen faceva una importante distinzione tra concetti aperti e concetti chiusi e che vorrei ora rapidamente riassumere come da me intesi.<\/p>\n<p>Un concetto chiuso \u00e8 un ragionamento che arriva ad un suo coronamento, per esempio, con la determinazione di una regola o legge incontrovertibile. Quando in VII classe trattiamo la legge della leva, facciamo il seguente esperimento: abbiamo una sorta di bilancia la quale sui due bracci possiede una serie di ganci equispaziati. Nell\u2019eseguire l\u2019esperimento, ho spesso proceduto in questo modo. Avevo una serie di pesi diversi, e chiedevo ad un allievo di mettere un peso su un gancio a sua scelta. Poi, un altro allievo doveva prendere un peso diverso e posizionarlo sull\u2019altro braccio, anche attraverso prove diverse, in modo che la bilancia andasse in equilibrio. Una volta trovata la condizione di equilibrio, veniva segnato sulla lavagna il valore dei due pesi e la rispettiva posizione. Dopo alcune prove eseguite in questo modo, eventualmente chiedevo che l\u2019equilibrio fosse trovato con 2 o pi\u00f9 pesi in diverse posizioni. Il risultato era qualcosa del genere:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2136\" height=\"1581\" class=\"wp-image-2136\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348.jpeg\" alt=\"DSC02348\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348.jpeg 2136w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-600x444.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-300x222.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-1024x758.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-768x568.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-1536x1137.jpeg 1536w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-2048x1516.jpeg 2048w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/dsc02348-1600x1184.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 2136px) 100vw, 2136px\" \/><\/p>\n<p>Figura 3 &#8211; Esperimento sulla leva preso da un quaderno<\/p>\n<p>Il giorno dopo si ragiona insieme per arrivare a definire la legge:<\/p>\n<p>Peso1 x posizione1 = peso2 x posizione2<\/p>\n<p>Rispettivamente, con pi\u00f9 pesi:<\/p>\n<p>Peso1 x posizione1 = peso2 x posizione2 + peso3 x posizione3<\/p>\n<p>Questa regola da noi derivata direttamente dal fenomeno osservato, in condizioni ordinarie, vale sempre. In quanto tale, non vi \u00e8 nulla da aggiungere. Questo \u00e8 un concetto chiuso.<\/p>\n<p>Solitamente, nell\u2019insegnamento si tende sempre a voler giungere a concetto chiusi, definitivi. Quello che invece viene chiesto in una scuola Steiner \u00e8 di lasciare alcuni concetti aperti. Questa necessit\u00e0 \u00e8 anche evidente dal nostro piano di studi, in cui nella fisica vengono immediatamente trattati a partire dalla VI classe quasi tutti gli argomenti (ottica, acustica, meccanica, elettricit\u00e0, magnetismo, termodinamica). Questi per\u00f2 vengono poi ripresi negli anni seguenti, ed ogni anno si rielabora quanto visto ad un livello superiore, in maniera adatta all\u2019et\u00e0 e con dettagli e sfaccettature nuove. Non \u00e8 quindi pensabile, e sarebbe un grave errore, arrivare gi\u00e0 ai concetti chiusi e definitivi in VI classe. Semplicemente, mancherebbe l\u2019esperienza sperimentale per fare ci\u00f2. Sarebbe pensabile farlo unicamente imponendo agli allievi le teorie moderne che spiegano questi fenomeni, ma cos\u00ec facendo verrebbe violata proprio l\u2019idea di fondo, e cio\u00e8 di non dare agli allievi, nelle scienze, affermazioni in cui devono credere, ma di derivare sempre dall\u2019esperienza le eventuali considerazioni e ragionamenti che ogni esperimento ha stimolato.<\/p>\n<p>Per chiarire ulteriormente questo punto, mi riferisco di nuovo alla <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em>, ed in particolare al passaggio gi\u00e0 citato sopra:<\/p>\n<p>Dobbiamo pensare ad un essere con intelligenza umana pienamente sviluppata che sorga dal nulla e si ponga di fronte al mondo. Ci\u00f2 di cui egli si accorgerebbe, prima di mettere in attivit\u00e0 il suo pensare, \u00e8 il puro contenuto dell&#8217;osservazione. Il mondo gli mostrerebbe allora solo il semplice aggregato sconnesso di <em>oggetti di sensazione<\/em>: colori, suoni, sensazioni di pressione, di calore, di gusto, di olfatto; e poi sentimenti di piacere e di dispiacere. Tale aggregato \u00e8 il contenuto della pura osservazione, priva di pensiero. Di fronte vi \u00e8 il pensare che \u00e8 pronto a sviluppare la sua attivit\u00e0, se trova un punto adatto di attacco. L&#8217;esperienza insegna presto che esso lo trova. Il pensare \u00e8 in grado di tirare dei fili da un elemento di osservazione a un altro. Esso collega con questi elementi determinati concetti e li mette cos\u00ec in relazione fra loro.<\/p>\n<p>(La sottolineatura \u00e8 mia)<\/p>\n<p>Nelle ultime due frasi Steiner descrive il pensare come la capacit\u00e0 di tirare dei fili, collegare elementi di osservazione con determinati concetti mettendoli cos\u00ec in relazione. Un concetto aperto, da come lo intendo io, possiede dei fili che constatiamo esserci dalle contingenze specifiche, ma che non sappiamo ancora esattamente dove giungano. Potremmo fare ipotesi o assunzioni, ma con l\u2019approccio goetheanistico cerchiamo di evitare ci\u00f2. Al limite proviamo a fare altre prove che ci permettano di collegare all\u2019elemento di osservazione altri concetti, ma ritengo essere giusta pratica abituare i ragazzi a procedere, nel pensare, in modo scientifico goetheanistico, riconoscendo i limiti forniti dall\u2019osservazione in un dato momento. Come gi\u00e0 ribadito, se il fenomeno non mi permette di dire di pi\u00f9, non dico di pi\u00f9 (in termini filosofici, se l\u2019osservazione mi permette di intuire che c\u2019\u00e8 un filo collegato all\u2019elemento di osservazione ma che non so a quale concetto si collega, prendo coscienza che questo \u00e8 il limite che l\u2019osservazione in quel dato momento mi impone). Lasciarsi andare alla fantasia pu\u00f2 essere utile se questa si orienta allo sviluppo di ulteriori osservazioni dell\u2019elemento specifico trattato, ma pu\u00f2 essere estremamente fuorviante se si vuole a tutti i costi ipotizzare collegamenti non comprovati dall\u2019esperienza. Purtroppo, la scienza \u00e8 piena di collegamenti scientificamente illeciti di questo tipo. L\u2019esperienza scientifica ci mostra che, per la naturale tendenza dell\u2019uomo in questa era, spesso queste teorie si trasformano in dogmi e bloccano in partenza qualsiasi possibile spunto verso una migliore comprensione scientificamente comprovata. Lo studioso attento riconoscer\u00e0 questo processo in molti ambiti scientifici, ma non essendo questo il tema di questa pubblicazione non approfondir\u00f2 ulteriormente.<\/p>\n<p>A queste considerazioni aggiungo che, come gi\u00e0 messo in evidenza, la scienza non ha ancora capito e scoperto tutto, e vi \u00e8 ancora molto da ricercare ed elaborare. \u00c8 quindi giusto che i ragazzi si abituino a quest\u2019idea e non cadano nell\u2019errore di credere che la scienza attuale sia totale e definitiva. Proprio uno di loro un giorno potrebbe divenire lo scienziato che permette all\u2019umanit\u00e0 di fare un nuovo passo di comprensione in qualche ambito di ricerca. In generale, la regola che mi sono posto \u00e8 di andare, coi ragionamento, fino a dove l\u2019osservazione dei fenomeni ce lo permette, evitando, soprattutto nelle medie, di portare teorie esplicative di qualunque sorta, siano scientifiche o steineriane. Questo, come \u00e8 prevedibile, porta all\u2019elaborazione di tanti concetti aperti, e ritengo che sia giusto cos\u00ec.<\/p>\n<p>Nelle superiori alte poi si possono (e si devono) presentare anche le teorie ufficiali, ma ritengo giusto che vengano presentate per quello che sono: dei modelli descrittivi della realt\u00e0 ma che non hanno valenza di verit\u00e0 assolute.<\/p>\n<p>Riguardo alle teorie derivate dal lavoro di Steiner, anche in questo ambito viene spesso fatto un grande errore. Si pensa che, visto che non si portano le teorie della scienza ufficiale, si debbano portare quelle proposte da Steiner. Ho avuto a che fare con docenti che presentavano l\u2019Europa a geografia associando alle quattro regioni Nord, Sud, Est e Ovest i quattro elementi Aria, Fuoco, Terra e Acqua (o forse era un\u2019altra sequenza, non ricordo) perch\u00e9 avevano letto cos\u00ec su qualche manuale per docenti. Se queste associazioni vengono derivate dal docente <strong>insieme<\/strong> alla classe dall\u2019osservazione diretta delle peculiarit\u00e0 dell\u2019Europa, \u00e8 anche pensabile menzionare rapidamente gli elementi (anche se io mi fermerei all\u2019osservazione qualitativa), ma \u00e8 a mio avviso completamente sbagliato presentare queste associazioni in un discorso introduttivo e generale sulla geografia del continente europeo. Anche se di origine steineriana, si tratta sempre di un dogma fintantoch\u00e9 non \u00e8 rispecchiato dall\u2019esperienza dei ragazzi.<\/p>\n<p>Per istaurare un ragionamento pertinente e costruttivo sugli esperimenti visti il giorno precedente, i docenti del seminario di Kassel suggeriscono di partire da una domanda ben pensata del docente. La domanda dovrebbe escludere di iniziare con \u201cPerch\u00e9\u201d o \u201cCome mai\u201d ma dovrebbe essere a pi\u00f9 ampio respiro, quindi qualcosa del tipo \u201c.. cosa \u00e8 successo esattamente quando abbiamo fatto questo o quello?\u201d. Da come la intendo, la ragione di questo fatto \u00e8 che non stiamo principalmente cercando di dare risposte certe per ogni esperimento eseguito, ma stiamo cercando di esercitare il pensare.<\/p>\n<p>In ogni caso, sia che si voglia giungere ad un concetto chiuso o che si voglia ragionare lasciando il concetto aperto, questo non deve essere fatto dal docente, ma insieme agli allievi. Il docente pone domande e modera gli interventi, contribuisce a rendere pi\u00f9 chiaro il contributo di uno specifico allievo e magari alla fine riassume i contributi in modo ordinato. Ma pi\u00f9 riesce ad evitare di dare lui la spiegazione, pi\u00f9 la lezione \u00e8 interessante ed educativa per gli allievi.<\/p>\n<p>Importante in questa fase \u00e8 anche l\u2019associazione di quanto visto a livello sperimentale con elementi della vita di tutti i giorni e con fattori del vissuto umano in generale. Si vuole in questo modo far passare l\u2019idea che quanto messo in evidenza tramite l\u2019esperimento ha una pertinenza con la vita umana, non \u00e8 astratto e sconnesso da essa. In questo contesto, si pu\u00f2 quindi raccontare di una realizzazione umana a cui il particolare fenomeno \u00e8 correlato, si pu\u00f2 raccontare di un fenomeno naturale in cui si esterna tale fenomeno, si possono raccontare elementi biografici di chi per primo ha identificato e isolato il fenomeno, e cos\u00ec di seguito. Ogni docente pu\u00f2 lasciarsi andare alla fantasia nel prendere esempi del mondo reale che permettano ai ragazzi di inquadrare meglio il fenomeno nella sua importanza. Si sta\u2019 in questo modo contribuendo a posizionare il nuovo sassolino (concetto) nel mosaico dell\u2019immagine interiore del mondo che gli allievi stanno costruendo. In questo senso, il concetto pu\u00f2 anche rimanere aperto senza per questo disturbare il processo di ordinamento interiore di esperienze e concetti.<\/p>\n<p>I docenti di Kassel suggeriscono anche che, alla fine della 3a fase, venga lasciato del tempo agli allievi (5-10 minuti) durante il quale, in silenzio, ogn\u2019uno provi a formulare con parole proprie per iscritto in poche righe le considerazioni discusse insieme (quindi non le descrizioni degli esperimenti, ma i pensieri discussi insieme). Mackensen stesso mi ha consigliato, in un VIII classe, di ritirare questi corti scritti e correggerli entro la mattinata cosicch\u00e9 gli allievi potessero riportarli sul quaderno di bella copia ancora la sera stessa. Aggiungo che in questo caso si stimolano gli allievi a formulare con parole proprie quanto compreso durante la 3a fase di lezione.<\/p>\n<p>L\u2019idea che mi sono fatto \u00e8 che questo processo, che pu\u00f2 iniziare nelle basse medie con un corto dettato, deve essere gradualmente fatto fare agli allievi nelle classi VII e VIII per permettere loro di acquisire fiducia nelle proprie capacit\u00e0 di pensare e per abituarli a pensare autonomamente. Questo non \u00e8 sempre evidente da fare perch\u00e9 gli allievi, in base alla mia esperienza, non sono generalmente abituati a scrivere pensieri propri in quest\u2019et\u00e0, ed \u00e8 spesso molto faticoso per loro farlo. Ogni docente dovr\u00e0 valutare, in funzione della classe che ha di fronte e delle abitudini che essa ha dal maestro di classe, in che et\u00e0 e fino a che punto si possa arrivare nel stimolarli a scrivere i propri pensieri. Nelle alte superiori questa diventa poi abbastanza automatico.<\/p>\n<p>Aggiungo che in generale non ritengo di grande utilit\u00e0 fare dettati durante la lezione per svariate ragioni. Se \u00e8 vero che in questo modo i quaderni risultano pi\u00f9 belli e completi, vale anche la considerazione che il tempo impiegato a dettare viene tolto dalla lezione durante la quale si potrebbero fare cose a mio avviso pi\u00f9 utili. Inoltre, l\u2019attivit\u00e0 dello scrivere un dettato \u00e8 completamente passiva per i ragazzi, che non ragionano assolutamente su quanto viene scritto perch\u00e9 troppo impegnati ad inseguire le parole che il maestro dice. \u00c8 spesso anche un\u2019attivit\u00e0 noiosa e pedante, che toglie tante energie al docente (che continua a ripetere le frasi per i pi\u00f9 lenti) e agli allievi. Per quelli lenti perch\u00e9 ovviamente hanno ancora qualche difficolt\u00e0 a scrivere e possono entrare in ansia, e per quelli veloci che sono in costante attesa che gli altri li raggiungano.<\/p>\n<p>Riassumendo quanto detto quindi, per la fisica vale la seguente tripartizione della lezione:<\/p>\n<p>Percezione ? Fare esperimenti.<\/p>\n<p>Rappresentazione ? Ripetere a parole, in base alla memoria, quanto accaduto durante gli esperimenti, prendere appunti, disegnare gli esperimenti (a casa o a fine lezione, scrivere una relazione sugli esperimenti).<\/p>\n<p>Concetto ? Ripetizione rapida di quanto sperimentato, ragionare con gli allievi partendo da una domanda su quanto visto il giorno precedente, giungere alla formulazione di una legge se questo \u00e8 il caso, fornire racconti sul collegamento di quanto sperimentato con il mondo umano e naturale, scrivere o far scrivere agli allievi con parole proprie i ragionamenti fatti.<\/p>\n<p>Il docente deve ricordare che ci\u00f2 che lascer\u00e0 la maggiore impronta nella vita dell\u2019allievo \u00e8 la prima fase. Per Peter Guttenh\u00f6fer essa \u00e8 la parte pi\u00f9 \u201csacra\u201d (allerheiligste) della lezione. Io stesso ho molti ricordi di esperimenti, ma quasi nessun ricordo delle altre fasi (tranne qualche ragionamento chiave fatto nelle superiori). Mi spiego questo fatto con la considerazione che gli allievi, di fatto, fanno gi\u00e0 da soli una parte del processo Percezione-Rappresentazione-Concetto prima che ci\u00f2 venga poi fatto in classe. Questa constatazione \u00e8 coerente con quanto elaborato da Steiner nella <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em>. Capita spesso che un allievo, durante un esperimento, dica: \u201cAh, ma allora \u00e8 per questa ragione che gli uomini fanno questa tal cosa\u201d, e frasi del genere. In realt\u00e0, al giorno d\u2019oggi in cui gli allievi hanno un facile accesso a qualsiasi tipo di informazione e vengono stimolati troppo spesso a dare giudizi in et\u00e0 infantile, questo capita anche troppo di frequente. Il docente deve quindi mantenere un doppio rigore, perch\u00e9 i giudizi troppo affrettati sono una piaga enorme che affligge l\u2019umanit\u00e0 moderna. Ho fatto esperienza con diversi allievi che, di fatto, soprattutto se venivano dalla scuola pubblica, sapevano gi\u00e0 la spiegazione di alcuni fenomeni. Questa per\u00f2 era spesso la ripetizione, con poca o nulla comprensione, di quanto avevano memorizzato in momenti di vita precedenti. Il docente non deve lasciarsi illudere che quindi la sorpresa dell\u2019esperimento sia sfumata, o che gli allievi non abbiano nulla di nuovo da imparare perch\u00e9 conoscono gi\u00e0 le spiegazioni, ma procedere coi piedi di piombo nell\u2019intavolare una discussione costruttiva ed illuminante. La mia esperienza mi ha mostrato, proprio in relazione ad allievi venuti dalla scuola pubblica, che col tempo (1-2 anni) nelle medie \u00e8 ancora possibile fare perdere loro questa abitudine al giudizio affrettato, mostrando loro che di fatto c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9 dietro ad un fenomeno che non il semplice raggiungimento della spiegazione. \u00c8 auspicabile riuscire a portare il sentimento espressomi personalmente da Mackensen con le parole \u201cricchezza della natura\u201d (Reichtum der Natur).<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700965\"><\/a>Chimica<\/h2>\n<p>A grandi linee, lo svolgimento della tripartizione nella chimica avviene in maniera simile a quanto si fa nella fisica. Anche nella chimica si parte da esperimenti (percezione), si ripete quanto osservato a memoria, si fa il disegno e si scrive la relazione (rappresentazione) e si fanno ragionamento e collegamenti con il mondo umano e naturale (concetto).<\/p>\n<p>Nella chimica per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 difficile trovare un ragionamento specifico per ogni esperimento osservato. Questo perch\u00e9 da un lato vi \u00e8 tantissima materia da trattare (le sostanze, il loro comportamento, la loro capacit\u00e0 di associarsi ad altre sostanze, ecc. creano una variet\u00e0 pressoch\u00e9 infinita di possibilit\u00e0), in secondo luogo parte dello studio della chimica, soprattutto nelle medie, tende ad essere di tipo conoscitivo (l\u2019alcool brucia con fiamma blu, senza fumo, il petrolio con fiamma gialla e fumo nero.. l\u2019esperimento contiene gi\u00e0 praticamente tutto quanto si possa dire a questo livello su queste sostanze), ed in terzo luogo perch\u00e9 spesso, i comportamenti generalizzabili possono essere identificato solo dopo numerosi esperimenti. Fornir\u00f2 in seguito un esempio specifico di come procedere con il discorso acidi e basi in VII classe. Quello che ritengo importante nella chimica, forse ancora di pi\u00f9 che nella fisica, \u00e8 di portare esempi reali di vita umana e naturale (nella 3a fase della lezione) che aiutino ad inquadrare bene il fenomeno chimico nella sua relazione col mondo.<\/p>\n<p>Il professor Schulze di Kassel ritiene fondamentale, in VII classe, portare tante storie di eventi umani in cui i fenomeni chimici visti durante gli esperimenti vengano messi in evidenza. Altri eventi importanti da portare in forma di racconto ho constatato essere, nella mia esperienza, collegati alla geografia fisica, ai vulcani, ai geyser, ai laghi acidi, salini e basici, talvolta anche ai fenomeni climatici e a quelli del mondo vegetale e animale. In questo modo, i fenomeni visti nel laboratorio non rimangono fini a se stessi ma diventano fonte di comprensione del funzionamento pi\u00f9 generale del mondo.<\/p>\n<p>In VIII, in cui si trattano le sostanze organiche, il collegamento col mondo \u00e8 ovviamente in relazione al funzionamento del corpo fisico, ai cibi, alle usanze ed alle tradizioni umane per la trasformazione delle sostanze alimentari, ecc.<\/p>\n<p>In questo modo, in ogni anno \u00e8 previsto lo studio di un particolare ambito del vissuto umano dal punto di vista delle sostanze e della loro trasformazione secondo criteri antropologici di sviluppo del giovane essere umano.<\/p>\n<p>Anche con la chimica ci tengo ad evidenziare il fatto che, soprattutto per eventuali maestri di classe che danno queste epoche ma che comprensibilmente non sono esperti in materia, la cosa migliore da fare, se non si sa\u2019 bene cosa dire nella parte di concetto, \u00e8 di rimanere aderenti con le proprie considerazioni a quanto osservato. In questo modo non si pu\u00f2 sbagliare. Si pu\u00f2 ragionare, con concetti aperti, fino a dove gli esperimenti ci permettono di andare, e non oltre. Piuttosto che portare una considerazione letta su di un dotto libro ma che il docente stesso non comprende (perch\u00e9 non ancora parte della sua reale esperienza con la materia), \u00e8 meglio tralasciare tale considerazione e rimanere sulla caratterizzazione dei fatti osservati.<\/p>\n<p>Voglio qui ribadire un altro elemento fondamentale messo costantemente in evidenza da Manfred von Mackensen nei suoi scritti: evitare, fino alla XI classe, di portare equazioni di equilibrio chimico, formule chimiche ed in generale il concetto di elemento (C, O, H, Na, Cu, ecc.).<\/p>\n<p>La prima ragione ovvia per questo suggerimento \u00e8 il fatto che gli allievi non trattano la tabella degli elementi fino alla XI classe. In secondo luogo, dire loro che quel gas pesante, inerte e che spegne i fuochi (anidride carbonica) \u00e8 composto da carbonio ed ossigeno (CO<sub>2<\/sub>) \u00e8 fornire un\u2019informazione non verificabile dagli allievi ed in cui devono quindi credere (cfr. sopra). Infine, dopo 4 anni di chimica (VII, VIII, IX, X) cominciano ad avere lentamente la percezione che in una sostanza di un certo tipo pu\u00f2 nascondersi una sostanza completamente diversa (per esempio, che nel vetriolo azzurro, cristallino di colore blu pu\u00f2 essere messa in evidenza con alcuni esperimenti la sostanza rame, metallica). Questo non \u00e8 pensabile farlo gi\u00e0 nelle medie senza portare teorie non verificate dalla percezione, e non \u00e8 neppure il punto saliente della lezione. Rimando ai libri di Manfred von Mackensen per un pi\u00f9 attento esame di queste problematiche. Riporto in questa sede solo la sua idea generale: la chimica come vuole essere affrontata nella scuola Waldorf nelle medie e basse superiori mette a fuoco i processi e le trasformazioni chimiche al posto dell\u2019approccio classico orientato alla catalogazione delle sostanze e degli elementi.<\/p>\n<p>La tripartizione nelle epoche di chimica avr\u00e0 quindi la seguente struttura generale:<\/p>\n<p>Percezione ? Fare esperimenti.<\/p>\n<p>Rappresentazione ? Ripetere a parole, in base alla memoria, quanto accaduto durante gli esperimenti, prendere appunti, disegnare gli esperimenti (a casa o a fine lezione, scrivere una relazione sugli esperimenti).<\/p>\n<p>Concetto ? Ripetizione rapida di quanto sperimentato, ragionare con gli allievi partendo da una domanda su quanto visto il giorno precedente, giungere alla formulazione di una legge se questo \u00e8 il caso, fornire racconti sul collegamento di quanto sperimentato con il mondo umano e naturale, scrivere o far scrivere agli allievi con parole proprie i ragionamenti fatti.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700966\"><\/a>Geografia<\/h2>\n<p>Ho dato epoche di geografia solo in VI, VII ed VIII classe. Quanto dir\u00f2 quindi si riferisce principalmente a questi anni.<\/p>\n<p>Affrontando il problema di come presentare la geografia nel modo tripartito proposto in questa pubblicazione, ci viene in grande aiuto l\u2019estratto dell\u2019O.O. 302 gi\u00e0 citato sopra e che ripeto per chiarezza:<\/p>\n<p>Supponiamo che io dia una lezione di storia. [\u2026] Oggi racconto ai ragazzi i nudi fatti, quelli che avvengono sensibilmente nei luoghi e nel tempo. Questo afferra il ragazzo tutto, come il fare esperimenti, perch\u00e9 egli \u00e8 obbligato a pensare spazialmente. [\u2026] Fatto questo, cerco di riferirmi un po&#8217; alle persone che si sono presentate, o ad avvenimenti accaduti, non per\u00f2 raccontando realmente, ma incominciando a caratterizzare; guido cos\u00ec l&#8217;attenzione su ci\u00f2 che prima ho presentato, ma caratterizzandolo un po&#8217;. Dopo queste due tappe prima impegnando tutto il ragazzo e poi, caratterizzando, impegnando la sua parte ritmica, lascio andare il ragazzo. Domani lo accolgo in classe, ed egli mi riporta nella testa le fotografie spirituali di quanto era stato fatto il giorno precedente. Gli vado incontro, considerando per esempio se Mitridate o Alcibiade fossero o no uomini onesti, dunque facendo considerazioni. Un giorno devo presentare pi\u00f9 ci\u00f2 che caratterizza obbiettivamente, il giorno seguente ci\u00f2 che giudica e riflette; con questo agisco in modo che i tre sistemi dell&#8217;essere umano tripartito si connettano realmente nel giusto modo.<\/p>\n<p>Ci troviamo chiaramente di fronte ad una materia con peculiarit\u00e0 molto diverse dalla fisica e dalla chimica. Per certi aspetti, l\u2019insegnamento della geografia \u00e8 pi\u00f9 simile a quello della storia che non a quello delle materie scientifiche. Questo perch\u00e9 il docente presenta la materia ma ha difficilmente la possibilit\u00e0 di dare delle percezioni dirette all\u2019allievo. \u00c8 pensabile dare alcune percezioni dirette quando si tratta la geografia della propria regione, ma questo diventa impensabile quando si tratta, per esempio nella VII classe, la geografia dell\u2019Africa. Procedendo oltre, quando si presenta la vulcanologia, la tettonica a placche, il clima, ecc. nelle superiori, si possono chiaramente fare per esempio operazioni di rilevazione regolare di alcuni parametri climatici (temperatura, pressione, umidit\u00e0), ma derivare direttamente dalla percezione pura le regole di comportamento dei fronti freddi, caldi, i cicloni e gli anticicloni, le correnti a getto, ecc. non \u00e8 pensabile nell\u2019ambito di un\u2019epoca di 4 settimane con 2 ore al giorno a disposizione.<\/p>\n<p>La geografia dovrebbe quindi essere sempre un tema da portare avanti durante le uscite scolastiche, onde permettere agli allievi di orientarsi nel mondo e potendo in questo modo dare anche qualche percezione diretta.<\/p>\n<p>Come procediamo quindi nelle lezioni d\u2019epoca? Io mi sono basato, per le epoche di geografia in VI, VII e VIII classe sullo scritto appena citato da Rudolf Steiner ed ho cercato sistematicamente di raccontare una storia vera pertinente con il tema dell\u2019epoca. Andr\u00f2 pi\u00f9 nel dettaglio in seguito, ma solo per fare un esempio, in VII ho cominciato l\u2019epoca di geografia raccontando nel dettaglio, con una buona dose di particolari emotivamente rilevanti, la storia di Vasco de Gama con la sua circumnavigazione dell\u2019Africa. Questo mi \u00e8 sembrato un buon approccio anche perch\u00e9 in questi anni delle medie uno dei temi di storia sono proprio le scoperte geografiche.<\/p>\n<p>Nella seconda fase (rappresentazione), fintantoch\u00e9 si stanno ancora trattando i continenti ed in generale la disposizione delle terre emerse, ho sempre proceduto col fare innanzitutto la ripetizione a memoria <strong>con scrittura da parte mia alla lavagna <\/strong>dei punti salienti della caratteristica geografica di cui si \u00e8 parlato in quel giorno (un fiume per esempio, o un deserto). Quanto scritto alla lavagna funge poi da base per la stesura da parte degli allievi del testo discorsivo a casa. Dopodich\u00e9 ho fatto fare (e fatto io alla lavagna) una cartina fornendo coordinate precise e arricchendola di particolari mano a mano che l\u2019epoca proseguiva (fiumi, catene montuose, deserti, foreste, ecc.). Se un giorno parlavo del fiume Nilo raccontando una storia pertinente, poi questo veniva aggiunto nella seconda fase alla cartina tramite la fornitura di coordinate cartesiane di un numero sufficiente di punti in modo da permetterne il disegno. Sempre nella seconda fase della lezione, ho anche fatto spesso disegni artistici (preparati il giorno precedente) di elementi caratteristici della terra presa in esame, come animali specifici, paesaggi particolari e popoli tipici. Ho anche provveduto ad allestire l\u2019aula per dare un minimo di \u201cestetica geografica\u201d, quindi portando un mappamondo, molti libri con fotografie e figure pertinenti, magari un modello di un galeone (in VII), insomma, ho cercato di creare un \u201claboratorio geografico\u201d.<\/p>\n<p>Nella fase di concetto, il giorno dopo, dopo la rievocazione di quanto trattato il giorno precedente, ho tentato di contestualizzare quanto presentato il giorno prima portando l\u2019attenzione, per esempio, sul fatto che il delta del Nilo \u00e8 grande come met\u00e0 Svizzera, o che la portata d\u2019acqua del fiume corrisponde a tot fiumi Ticino, o che la lunghezza del fiume farebbe tot volte il giro del Ticino. Insomma, ho tentato di relazionare il nuovo a luoghi e fatti conosciuti agli allievi, a cose che sono dentro il loro orizzonte delle percezioni. In altre occasione, ad epoca avanzata, ho indirizzato le considerazioni sul confronto tra due fiumi importanti visti nell\u2019epoca, come il Volga ed il Rio delle Amazzoni, mettendo in evidenza le differenze qualitative e quantitative che presentano. Questo pu\u00f2 anche essere fatto tra nazioni diverse, o tra deserti diversi, mostrando come malgrado il Sahara ed il Taklamakan siano entrambi deserti con dune sabbiose a tratti, in uno fa sempre caldo e nell\u2019altro pu\u00f2 addirittura cadere la neve. Se si \u00e8 riusciti a parlare di popoli, si pu\u00f2 ragionare come un popolo che vive in una regione \u00e8 plasmato nel suo stile di vita, nelle sue caratteristiche culturali e addirittura in quelle fisiche dalle caratteristiche geografiche e climatiche di quella regione. Insomma, l\u2019idea \u00e8 di fare ragionamenti e pensare in termini geografici sulle \u201cricchezze del mondo\u201d.<\/p>\n<p>Ci tengo a specificare che, avendo dato un totale di 3 epoche di geografia, questi sono solo pensieri iniziali, e che persone con pi\u00f9 esperienza di me in geografia potranno certamente avere idee ancora migliori sul come applicare la tripartizione a questa materia.<\/p>\n<p>Riassumendo, abbiamo quindi:<\/p>\n<p>Percezione ? Portare un racconto vero e coinvolgente di tipo storico, economico, umano o geografico di quanto si tratta quel giorno a lezione (un fiume, un deserto, una popolazione, un vulcano, ecc.)<\/p>\n<p>Rappresentazione ? Ripetere a parole, in base alla memoria, quanto presentato nella prima fase, prendere appunti, disegnare una cartina e altri elementi pertinenti, anche disegni di tipo artistico (a casa o a fine lezione, scrivere una relazione su quanto trattato).<\/p>\n<p>Concetto ? Ripetizione rapida di quanto trattato, ragionare con gli allievi partendo da una domanda su quanto visto il giorno precedente, fornire spunti di riflessione, confronti, similitudini, diversit\u00e0, portare quanto di nuovo \u00e8 stato trattato nell\u2019orizzonte delle percezioni dell\u2019allievo, personalizzarlo.<\/p>\n<p>Come nota aggiuntiva, ho avuto molto successo quando, nell\u2019ambito della presentazione di una regione specifica della terra, ho raccontato la mia esperienza diretta di visita di quella regione. Quando il docente parla della sua vita, ha quasi sempre l\u2019immediata attenzione di tutti gli allievi. Questa \u00e8 quindi una pratica da promuovere se si ha viaggiato un po\u2019. I racconti di vita vissuta sono sempre molto pi\u00f9 coinvolgenti emotivamente di quanto non lo sia un racconto che, seppur preparato molto bene, \u00e8 stato preso da un libro o dal lavoro di qualcuno d\u2019altro.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700967\"><\/a>Matematica<\/h2>\n<p>L\u2019applicazione in modo sensato della tripartizione nella matematica \u00e8 stato per me tema di ricerca per molti anni. Fintantoch\u00e9, nelle medie basse, si trattano argomenti che possono essere derivati direttamente dalla percezione, \u00e8 facile applicare una modalit\u00e0 simile a quanto descritto sopra per la fisica, in cui si porta l\u2019attenzione a situazioni di vita reale che possono essere ordinate e comprese meglio attraverso l\u2019uso dei numeri. Questo avviene, per esempio, abbastanza bene nello studio dell\u2019economia nelle classi VI e VII, come pure \u00e8 fattibile fino ad un certo punto nello studio dei numeri negativi e di altri argomenti che si trattano in quegli anni.<\/p>\n<p>Non mi era per\u00f2 chiaro come procedere quando ci si muove lentamente verso argomenti matematici sempre pi\u00f9 astratti (come l\u2019algebra), in cui il legame con il mondo delle percezioni fisiche va indebolendosi (fino a scomparire del tutto, per esempio nei numeri complessi).<\/p>\n<p>Ho poi trovato un passaggio de <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> che \u00e8 stato lo spunto per una comprensione nuova del come procedere nella tripartizione in matematica e in altre materie<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-18\" href=\"#post-2126-footnote-18\">[18]<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p>Data l\u2019incertezza del linguaggio corrente, mi sembra necessario intendermi col lettore in merito all\u2019uso di una parola che in seguito dovr\u00f2 impiegare. Chiamer\u00f2 <em>percezioni<\/em> gli oggetti diretti della sensazione di cui prima ho parlato, in quanto il soggetto cosciente ne prende conoscenza attraverso l\u2019osservazione. Con questo nome non indico quindi il processo dell\u2019osservazione, ma l\u2019<em>oggetto<\/em> dell\u2019osservazione stessa.<\/p>\n<p>Non scelgo l\u2019espressione \u201csensazione\u201d perch\u00e9 in fisiologia essa ha un significato determinato che \u00e8 pi\u00f9 ristretto del mio concetto di percezione. Posso ben indicare come percezione un sentimento in me, ma non come sensazione, nel senso della fisiologia. Anche del mio sentimento io prendo conoscenza per il fatto che per me esso diventa <em>percezione<\/em>. E il modo in cui prendiamo conoscenza del nostro pensare mediante l\u2019osservazione \u00e8 tale che possiamo chiamare percezione anche il pensare, nel suo primo rivelarsi alla nostra coscienza.<\/p>\n<p>(la sottolineatura \u00e8 mia)<\/p>\n<p>Ricordo che, come detto sopra, la parola tedesca tradotta con <em>percezione<\/em> \u00e8 <em>Wahrnehmung<\/em> che si compone delle due parole <em>Wahr<\/em> (vero) e <em>nehmen<\/em> (prendere).<\/p>\n<p>Il passaggio sottolineato \u00e8 a mio avviso un passaggio chiave per poter applicare la tripartizione in tutte le materie. Per quanto riguarda la matematica, sono ora dell\u2019avviso che ci\u00f2 che va fatto nella prima fase della lezione \u00e8 una <em>percezione del pensare<\/em>.<\/p>\n<p>Tutti potranno ricordarsi di una situazione di vita in cui, parlando con un\u2019altra persona che espone le sue idee, ad un certo punto interiormente ci si \u00e8 detto \u201cha ragione, da questo punto di vista non l\u2019avevo mai guardata la questione\u201d. Ritengo che in una situazione del genere vi sia effettivamente stata una <em>percezione del pensare<\/em>, il nostro interlocutore ha presentato una modalit\u00e0 di collegare fili tra elementi di osservazione e concetti che noi non avevamo mai fatto.<\/p>\n<p>In questo senso nella matematica la parte di Percezione, quando non pu\u00f2 basarsi su una situazione di vita reale perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 troppo astratta, diventa una <em>Percezione del pensare<\/em>. Il docente propone un ragionamento che, per parafrasare Steiner, <em>si rivela per la prima volta alla coscienza<\/em> dell\u2019allievo.<\/p>\n<p>Cosa facciamo quindi nella fase due, quella di Rappresentazione? Come esposto sopra, la rappresentazione si collega al sentimento. Potremmo dunque definirla come <em>l\u2019aspetto pi\u00f9 individuale<\/em> della tripartizione, quello in cui l\u2019allievo <em>personalizza<\/em> quanto visto. In matematica capita spesso che, quando un docente spiega qualcosa sembra tutto chiaro e comprensibile. Quando poi fornisce degli esercizi da svolgere, non si ha idea da dove cominciare. Questo accade perch\u00e9 siamo stati ben in grado di seguire il ragionamento fatto da qualcuno d\u2019altro, ma non abbiamo ancora <em>ripetuto<\/em> il ragionamento noi stessi, non siamo ancora stati in grado di ripetere le associazione di concetti esposte dalla persona che ci ha dato la spiegazione. Ritengo quindi che la fase di Rappresentazione, in matematica, sia quello che ordinariamente si definisce <em>esercitazione<\/em>. Gli allievi sono stimolati, tramite esercizi che richiedono la ricostruzione del ragionamento fatto dal docente, ad interiorizzare la <em>percezione del pensare <\/em>avuta, a farla loro.<\/p>\n<p>Nella terza fase, quella del Concetto, si cercher\u00e0 poi di trovare una formulazione generalizzata di quanto presentato il giorno prima. Vi sono svariate altre possibilit\u00e0 che vedremo caso per caso pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>Riassumendo, la tripartizione nella matematica si struttura nel seguente modo:<\/p>\n<p>Percezione ? Riferirsi ad un esempio di vita reale per portare una percezione del pensare (se questo \u00e8 fattibile), oppure presentare una pura percezione del pensare attraverso un ragionamento.<\/p>\n<p>Rappresentazione ? Far ripetere agli allievi alcuni esercizi che richiedono di ripercorrere il ragionamento fatto nella fase precedente.<\/p>\n<p>Concetto ? Raggiungere, tramite ragionamenti, una formulazione generalizzata.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700968\"><\/a>Geometria<\/h2>\n<p>Per la geometria vale un discorso analogo a quello per la matematica, anche se la geometria possiede maggiormente un elemento di Percezione fisica, quello visivo.<\/p>\n<p>In generale, in tutte le materie va tenuto conto che, tra la VI e la X classe, la metodologia didattica cambia di anno in anno. Questo \u00e8 giustificato da considerazioni antropologiche: i giovani uomini passano attraverso un periodo veramente tempestoso, in cui i cambiamenti a tutti i livelli (fisico, emotivo-sentimentale, mentale) sono tanti ed in continua successione. Vi sono anni in cui, entro pochi mesi, alcuni allievi crescono fisicamente di molti centimetri, nasce la dimensione individuale, ci si comincia a sentire \u201cdistaccati\u201d dal mondo, c\u2019\u00e8 la maturazione della sessualit\u00e0, ci si muove lentamente dal 2\u00b0 al 3\u00b0 settennio, con il passaggio, come ci riporta Steiner, da una fase della vita dominata dal \u201cbello\u201d ad una che vuole essere dominata dal \u201cvero\u201d. L\u2019insegnamento va quindi costantemente adattato alle condizioni di sviluppo dei giovani uomini. In questo senso, una cosa che funziona perfettamente in VII classe pu\u00f2 non essere pi\u00f9 adatta in X. Rimando all\u2019ampia bibliografia antroposofica per una descrizione pi\u00f9 dettagliata di queste fasi. Le menziono qui perch\u00e9 nell\u2019insegnamento della geometria se ne deve tenere particolare conto.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le medie, la Percezione della geometria nella mia esperienza vuole essere generalmente una costruzione geometrica, un disegno. Per esempio, quando porto il teorema di Pitagora in VII, ad un certo punto porto uno dei disegni classici che si fanno, come un triangolo pitagorico su cui vengono costruiti i quadrati dei cateti e dell\u2019ipotenusa. Questi vengono suddivisi in ulteriori quadrati in modo che gi\u00e0 nella costruzione iniziale sia deducibile che la somma dei quadrati costruiti sui cateti sia uguale ai quadrati contenuti nel quadrato dell\u2019ipotenusa. Il disegno \u00e8 rappresentato in figura 4.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"2260\" class=\"wp-image-2137\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-scaled.jpeg\" alt=\"triangolo pitagorico\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-scaled.jpeg 2560w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-scaled-600x530.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-300x265.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-1024x904.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-768x678.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-1536x1356.jpeg 1536w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-2048x1808.jpeg 2048w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/triangolo-pitagorico-1600x1413.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/p>\n<p>Figura 4 &#8211; Il teorema di Pitagora<\/p>\n<p>A differenza di quanto mostrato nel disegno per\u00f2, nella fase di percezione mi limiter\u00f2 a disegnare solo le linee, tralasciando per il momento i colori e le lettere. Questo \u00e8 gi\u00e0 un grande impegno per molti ragazzi perch\u00e9 la costruzione con riga, squadra e compasso non \u00e8 affatto ovvia.<\/p>\n<p>Nella seconda fase, quella di Rappresentazione, \u00e8 il momento in cui vengono aggiunti colori significativi, per esempio come mostrato nel disegno. Non si fornisce per\u00f2 ancora alcuna spiegazione, ci\u00f2 che insegna \u00e8 <em>il tempo impiegato <\/em>a riempire con i colori i vari quadrati, che i ragazzi ne siano consapevoli oppure no. \u00c8 importante che il disegno sia anche bello!<\/p>\n<p>Il giorno dopo, durante la parte di Concetto, con debiti ragionamenti vengono aggiunte le lettere e ci si ricollega a quanto visto gi\u00e0 in precedenza nell\u2019epoca, e cio\u00e8 che il quadrato costruito sull\u2019ipotenusa si pu\u00f2 esprimere come c<sup>2<\/sup>, e rispettivamente si fa lo stesso con gli altri lati del triangolo. Si ragiona sul disegno finch\u00e9 uno o pi\u00f9 allievi osservano il fatto che le somme dei quadratini contenuti nei quadrati dei due cateti corrispondono ai quadratini contenuti nel quadrato dell\u2019ipotenusa. Questa osservazione talvolta giunge in classe come una vera e propria illuminazione che porta grande piacere interiore ai ragazzi. Il teorema di Pitagora deve essere scoperto dai ragazzi, non spiegato.<\/p>\n<p>Ovviamente non si finisce qui. Anche per il corretto procedere scientifico, un esempio non \u00e8 sufficiente a stabilire una regola generale. Si potranno impiegare diversi giorni a portare altri esempi anche pi\u00f9 pratici (ritagli con la carta, Steiner propone anche di usare sabbia per coprire le aree), altre dimostrazioni (a me piace molto quella indiana) che consolideranno la veridicit\u00e0 della legge derivata.<\/p>\n<p>Nelle classi superiori, per esempio con la trigonometria in X classe, si proceder\u00e0 invece in modo pi\u00f9 adatto all\u2019et\u00e0, impiegando meno tempo nella corretta colorazione (anche se non deve per forza mancare) e procedendo come indicato per la matematica con la ripetizione dei ragionamenti proposti nella fase uno tramite debiti esercizi.<\/p>\n<p>Nella geometria la tripartizione si struttura quindi nel seguente modo:<\/p>\n<p>Percezione ? Fare una costruzione geometrica (nelle medie), fare un ragionamento geometrico con l\u2019ausilio di un disegno (nelle superiori)<\/p>\n<p>Rappresentazione ? Completare il disegno con colori pertinenti (nelle medie), far ripetere agli allievi alcuni esercizi che richiedono di ripercorrere il ragionamento fatto nella fase precedente (nelle superiori).<\/p>\n<p>Concetto ? Raggiungere, tramite ragionamenti, la regola contenuta nel disegno o raggiungere una formulazione generalizzata.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Dopo questa presentazione generale della tripartizione applicata alle varie materie qualcuno avr\u00e0 forse notato una cosa importante: a seconda della materia, le tre fasi \u201cslittano\u201d, si spostano, nel senso che l\u2019attivit\u00e0 che in una materia rientra nell\u2019ambito della Percezione, forse in un\u2019altra diventa Rappresentazione, ed in una terza magari addirittura Concetto. Di questo mi sono reso conto negli anni e non lo ritengo un errore, un fatto che scredita la tripartizione ma anzi, che la conferma. L\u2019uomo si compone di queste tre parti costitutive (percezione fisica, percezione del sentire, percezione del pensare) e le diverse materie vogliono portare contributi alla formazione del giovane essere umano in questi diversi ambiti. \u00c8 quindi logicamente corretto ritenere che la Percezione, nelle varie materie, sia di elementi costitutivi diversi. Solo per fare un esempio non trattato, quando studio la storia dell\u2019arte a quale parte percettiva mi appello? A mio avviso a quella del sentimento. Osservo opere d\u2019arte del passato cercando di \u201csentire\u201d quanto veniva espresso dall\u2019artista. Includo quindi uno schema riassuntivo in cui ho indicato le varie materie in associazione alla sfera in cui esse forniscono percezioni.<\/p>\n<p><strong>Mondo del sentimento<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sentire<\/strong><\/p>\n<p>?Storia dell\u2019arte<\/p>\n<p>?Materie artistiche<\/p>\n<p><strong>Mondo del pensare<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pensare<\/strong><\/p>\n<p>?Matematica<\/p>\n<p>?Geometria<\/p>\n<p><strong>Mondo fisico<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fare<\/strong><\/p>\n<p>?Fisica<\/p>\n<p>?Chimica<\/p>\n<p>?Geografia<\/p>\n<p>?Storia<\/p>\n<p>?Biologia<\/p>\n<p>Come detto, questa \u00e8 solo una classificazione generale. A seconda del momento di sviluppo, della classe e del tema dell\u2019epoca, ci possono essere cambiamenti. La distinzione non \u00e8 inoltre cos\u00ec netta come qui indicato, nel senso che, per esempio, la geometria, anche se l\u2019ho classificata nel mondo del pensare, contiene comunque una parte di rappresentazione, visto che si parte da un disegno, tecnico, ma sempre di un disegno si tratta. In quanto tale andr\u00e0 a risuonare con un elemento di sentimento. Per dirla in altre parole, l\u2019allievo, dopo che ha fatto un disegno geometrico, lo valuter\u00e0 anche considerando se \u00e8 \u201cbello\u201d oppure no. Considerazioni analoghe valgono per la storia (che conosco poco) e per altre materie.<\/p>\n<p>Concludo questo capitolo ribadendo che quanto qui presentato pu\u00f2 ovviamente essere preso come \u201cricetta\u201d per strutturare le lezioni e va benissimo anche cos\u00ec. Chi intende per\u00f2 comprendere a fondo i ragionamenti che mi hanno portato a proporre quanto qui esposto e forse ad evolverli e migliorarli ulteriormente avr\u00e0 ne <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em> ampi spunti di riflessione. Voglio che sia chiaro che questa non \u00e8 una teoria alternativa sull\u2019educazione dei giovani, ma si fonda sull\u2019analisi razionale dei processi di funzionamento dell\u2019essere umano che Rudolf Steiner, in maniera innovativa ed elegante, ha espresso nell\u2019opera citata. Ogn\u2019uno pu\u00f2 ripercorrere il suo corso di pensieri e giungere alla convinzione della loro correttezza. Se qualcosa di quanto qui presentato non dovesse \u201cquadrare\u201d con quanto portato da Steiner, questo \u00e8 unicamente attribuibile a me.<\/p>\n<p>Per quanto mi riguarda, la vedo cos\u00ec: tanto quanto nessuno pu\u00f2 confutare che gli angoli interni di un triangolo piano, quando sommati, danno 180\u00b0, nessuno pu\u00f2 logicamente confutare i ragionamenti che Steiner ha portato ne <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em>. Sono solo spesso difficili da comprendere perch\u00e9 non siamo abituati a pensare in quel modo.<\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700969\"><\/a>Il disegno<\/h1>\n<p>Se si apre un qualunque libro di fisica, chimica, biologia, geografia, ecc. si nota che vi sono molte immagini. Questo \u00e8 anche ovvio: \u00e8 gi\u00e0 stato detto che un immagine vale come mille parole. Con l\u2019immagine posso avere una visione immediata di una cosa, una situazione o un evento che necessita molte righe per essere descritta a parole. Inoltre, l\u2019immagine rimane decisamente pi\u00f9 facile da comprendere, perch\u00e9 le parole, soprattutto se descrivono qualcosa di complicato (un paesaggio, un apparecchio) richiedono da parte di chi le legge un lavoro di immaginazione per visualizzare coll\u2019occhio interiore le varie parti costitutive dell\u2019oggetto, e poi un\u2019ulteriore sforzo per metterle tutte insieme. Questo, nell\u2019immagine, avviene automaticamente senza grande sforzo.<\/p>\n<p>Ma l\u2019immagine disegnata, prodotta dall\u2019uomo, ha altri grandi pregi.<\/p>\n<p>Tempo fa ho acquistato il libro di Ernst Haeckel \u201cKunstformen der Natur\u201d. In questo libro, il zoologo e naturalista ha disegnato centinaia di organismi, soprattutto microscopici, osservati e identificati durante anni di ricerche per mare. Alcuni appaiono cos\u00ec curiosi che sono andato a cercarli su internet per verificare se effettivamente esistessero. Li ho trovati ma ho fatto la seguente constatazione: malgrado esistano anche fotografie di questi organismi, nei libri sull\u2019argomento si preferisce ancora mettere immagini disegnate, o da Haeckel o da altri. La ragione di questo fatto mi \u00e8 apparsa immediatamente chiara facendo il confronto tra il disegno di Haeckel e la fotografia:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1522\" height=\"1168\" class=\"wp-image-2138\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/01-4.jpeg\" alt=\"01-4\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/01-4.jpeg 1522w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/01-4-600x460.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/01-4-300x230.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/01-4-1024x786.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/01-4-768x589.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1522px) 100vw, 1522px\" \/><\/p>\n<p>Figura 5 &#8211; Fotografia di Globigerina bulloides<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1703\" height=\"2560\" class=\"wp-image-2139\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-scaled.jpeg\" alt=\"Tafel_002_300\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-scaled.jpeg 1703w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-scaled-600x902.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-200x300.jpeg 200w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-681x1024.jpeg 681w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-768x1154.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-1022x1536.jpeg 1022w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-1362x2048.jpeg 1362w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/tafel_002_300-1600x2405.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1703px) 100vw, 1703px\" \/><\/p>\n<p>Figura 6 &#8211; Tavola del libro di Haeckel<\/p>\n<p>L\u2019organismo in questione, chiamato <em>Globigerina bulloides<\/em>, appare nel centro della tavola del libro di Haeckel. Quale delle due immagini, disegno o foto, mi trasmette un\u2019idea pi\u00f9 chiara dell\u2019organismo? Credo che nessuno abbia obiezioni se affermo che il disegno \u00e8 molto pi\u00f9 chiaro. Questo perch\u00e9 stiamo trattando un organismo abbastanza piccolo, e data la poca profondit\u00e0 di campo delle macchine fotografiche quando si usano lenti di ingrandimento, non \u00e8 possibile fare una fotografia che abbia a fuoco tutto l\u2019organismo nella sua tridimensionalit\u00e0. Esiste poi il problema dell\u2019illuminazione che fa rimanere nell\u2019oscurit\u00e0 alcune parti dell\u2019organismo e ne \u201cbrucia\u201d altre se ce n\u2019\u00e8 troppa. Un tempo ero appassionato di ornitologia e anche nei manuali che elencano tutte le specie di uccelli vengono quasi sempre usati disegni al posto di fotografie. L\u2019unico libro che possiedo che si basa su fotografie non \u00e8 in grado di dare un\u2019immagine chiara ed indubbia della colorazione del piumaggio, perch\u00e9 subentrano sempre difficolt\u00e0 di riproduzione dovute all\u2019illuminazione ed alle ombre.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 dunque il vero vantaggio del disegno a confronto con la fotografia? Il disegno \u00e8 il frutto di innumerevoli osservazioni, non di una sola (come \u00e8 il caso della foto). Nel caso delle immagini dei microorganismi di Haeckel, per ottenere l\u2019immagine globale dell\u2019organismo posso immaginare che abbia dovuto osservarlo al microscopio mettendo a fuoco diverse posizione fino a poter giungere ad una rappresentazione di come appare l\u2019organismo complessivamente. Nel caso dei libri di ornitologia, ogni piumaggio che \u00e8 stato disegnato deriva dall\u2019osservazioni di numerosi esemplari della specie, anche in relazione alle varie mute, al piumaggio giovanile, alle differenze tra i due sessi.<\/p>\n<p>In tutti questi casi, il disegno non rappresenta l\u2019oggetto o l\u2019organismo di partenza ma la <em>Rappresentazione<\/em> che il disegnatore se ne \u00e8 fatto. Ogni linea, ogni curva, ogni colore \u00e8 stato osservato con attenzione, portato a piena coscienza e riprodotto nel modo migliore possibile. Il disegno rappresenta il <em>Concetto individualizzato<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-19\" href=\"#post-2126-footnote-19\">[19]<\/a><\/sup><\/em> che il disegnatore si \u00e8 fatto dell\u2019oggetto percepito. Rappresenta la rielaborazione da parte del pensare dell\u2019oggetto percepito.<\/p>\n<p>La conseguenza di questi ragionamenti \u00e8 che il disegno, nella seconda fase della tripartizione dell\u2019epoca, \u00e8 di <em>fondamentale importanza<\/em>. Gli allievi hanno osservato l\u2019esperimento ed ora, quando fanno il disegno, devono con coscienza andare a ripescare nella loro memoria ed a rivedere col loro occhio interiore quanto avevano osservato. Devono inoltre rappresentarlo coi mezzi che hanno a disposizione (matite e penne). Questo esercizio \u00e8 a mio avviso fondamentale, e per questo altri prima di me<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-20\" href=\"#post-2126-footnote-20\">[20]<\/a><\/sup> l\u2019hanno incluso tra le attivit\u00e0 da fare nella seconda fase della lezione d\u2019epoca.<\/p>\n<p>Ma il punto che voglio fare in questo capitolo non riguarda tanto quello che \u00e8 sano per gli allievi, ma piuttosto ci\u00f2 che deve fare il docente. L\u2019attivit\u00e0 di disegno \u00e8 oggi considerata \u201csuperata\u201d proprio a causa dell\u2019avvento della fotografia. Nelle scuole pubbliche ormai si disegna poco dopo le elementari, e non \u00e8 pi\u00f9 considerata un\u2019attivit\u00e0 utile all\u2019apprendimento. Si preferisce quindi dare immagini gi\u00e0 fatte, o talvolta quelle orrende figure che hanno gi\u00e0 tutta l\u2019immagine coi contorni in nero e che l\u2019allievo deve solo colorare nei campi contrassegnati. I docenti del giorno d\u2019oggi, soprattutto quelli di scienze, hanno poca dimestichezza col disegno, ed avendo oltretutto forti capacit\u00e0 razionali (non a caso hanno scelto le scienze all\u2019universit\u00e0), questo si associa molto di rado a grandi capacit\u00e0 artistiche. Generalmente, la frase che mi sono sentito dire tante volte pu\u00f2 essere riassunta in: io non sono bravo a disegnare, quindi non faccio disegni ricercati alla lavagna ma lascio fare i disegni ai ragazzi.<\/p>\n<p>A questo punto io tendo ad alzare la seguente obiezione: se tu, in quanto docente adulto, non sei in grado di creare una rappresentazione di quanto visto nell\u2019esperimento, come puoi pretendere che i ragazzi ci riescano? La modalit\u00e0 di insegnamento proposta in questa pubblicazione parte dall\u2019idea di voler sviluppare la capacit\u00e0 di pensare dei giovani uomini. Un esercizio molto utile a tal fine \u00e8 proprio il disegno (e come mostrato, non sono io l\u2019unico a dirlo). Ma questo esercizio \u00e8 impossibile che tutti gli allievi riescano a farlo se il docente non fa da modello, se il docente non mostra loro come fare (principalmente nelle medie, ma non solo). Ma soprattutto, il docente non sar\u00e0 in grado di aiutare gli allievi a crearsi una loro <em>Rappresentazione<\/em> se il docente stesso non \u00e8 in grado di crearsela.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1485\" height=\"1335\" class=\"wp-image-2140\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows.jpeg\" alt=\"C:\\Users\\Windows10\\AppData\\Local\\Microsoft\\Windows\\INetCache\\Content.Word\\Musica 6a classe.jpg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows.jpeg 1485w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-600x539.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-300x270.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1024x921.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-768x690.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1485px) 100vw, 1485px\" \/><\/p>\n<p>Figura 7 &#8211; Disegni di esperimenti alla lavagna<\/p>\n<p>Forte di questi pensieri, ormai gi\u00e0 anni fa mi sono messo con maggiore impegno nel fare i disegni alla lavagna. Il mondo che ho scoperto \u00e8 stato assolutamente incredibile. Ho cominciato a comprendere, o piuttosto a vivere, la teoria dei colori di Goethe. L\u2019impegno costante nel cercare di fare i disegni al meglio mi ha permesso di scoprire che spesso, di fatto, noi non \u201cvediamo\u201d quello che realmente appare davanti ai nostri occhi, ma vediamo quello che \u201cpensiamo\u201d di osservare. Un semplice esempio. In una giornata foschiosa di primavera chiediamo ad un amico di che colore vede una montagna che dista alcuni chilometri. Essendo la montagna coperta da boschi, la risposta sar\u00e0 nella stragrande maggioranza dei casi, \u201cverde\u201d. Di fatto, una montagna del genere appare, nelle condizioni indicate, azzurro chiaro, non verde e neppure marrone. Ci\u00f2 che ci fa dire \u201cverde\u201d \u00e8 il fatto che \u201csappiamo\u201d che la montagna, essendo coperta di foreste, ha quel colore. Ma la domanda era che colore si osserva. Chi avesse dubbi riguardo a questo esperimento, pu\u00f2 provare semplicemente a far un cerchio con le dita, puntarlo col braccio teso verso la montagna e osservare un piccolo pezzo di montagna attraverso il cerchio. Vedr\u00e0 che a questo punto sar\u00e0 chiaro che la montagna ha colore azzurro chiaro.<\/p>\n<p>Dalla mia esperienza, con l\u2019esercizio regolare di disegno alla lavagna il docente impara realmente a \u201cvedere\u201d meglio, e soprattutto, impara a vedere i colori realmente come sono, non come se li immagina. \u00c8 un incredibile esercizio scientifico di oggettivit\u00e0 percettiva. Si impara realmente ad osservare meglio il mondo. Questi sono requisiti che non possono mancare ad un docente di scienze presso una scuola Waldorf. Se non li ha quando inizia ad insegnare, non \u00e8 troppo tardi per impararli. In realt\u00e0, non si smette mai di imparare, ed il disegno \u00e8 veramente un grande aiuto in merito, anche per un adulto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2548\" height=\"2560\" class=\"wp-image-2141\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-scaled.jpeg\" alt=\"C:\\Users\\Windows10\\AppData\\Local\\Microsoft\\Windows\\INetCache\\Content.Word\\Franklin.jpg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-scaled.jpeg 2548w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-300x300.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-scaled-100x100.jpeg 100w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-scaled-600x603.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-1019x1024.jpeg 1019w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-150x150.jpeg 150w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-768x772.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-1529x1536.jpeg 1529w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-2039x2048.jpeg 2039w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1-1600x1607.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 2548px) 100vw, 2548px\" \/><\/p>\n<p>Figura 8 &#8211; Benjamin Franklin che fa l&#8217;esperimento dell&#8217;aquilone. Disegno &#8220;Leitmotiv&#8221; di un&#8217;epoca di fisica di VI<\/p>\n<p>Esiste poi un fattore pi\u00f9 umano. Gli allievi sono stimolati ad impegnarsi nel disegno se vedono dei bei disegni fatti dal docente. Hanno pi\u00f9 cura dei loro disegni se vedono che il docente ha cura dei suoi. Vedono ogni giorno una persona che lavora per loro nella pratica e questo funge da esempio per loro. Per gli allievi pi\u00f9 deboli nella rappresentazione, questo lavoro del maestro \u00e8 indispensabile. Ci saranno ovviamente anche allievi che disegneranno in modo indipendente da quanto il docente fa alla lavagna, ma sono pochi e di solito sono molto dotati per le materie artistiche. Ma la grande maggioranza trae a mio avviso grande beneficio dall\u2019avere un modello di disegno e di disegnatore da seguire.<\/p>\n<p>Personalmente, faccio ogni giorno, nella fase di <em>Rappresentazione<\/em>, i disegni degli esperimenti alla lavagna. Questi rimangono generalmente per 3-4 giorni a dipendenza della grandezza della lavagna, e sono un valido promemoria su quanto si \u00e8 fatto nei giorni precedenti.<\/p>\n<p>Faccio per\u00f2 quasi sempre anche un disegno importante, grande e molto curato, che vuole rappresentare un po\u2019 il <em>Leitmotiv<\/em>, o il motivo conduttore dell\u2019epoca. Soprattutto nelle medie, questo ha anche un\u2019altra importanza pedagogica. I docenti delle elementari sanno che viene raccomandato di tenere in classe un\u2019immagine, per ogni anno scolastico, che rappresenta in qualche modo lo sviluppo degli allievi a quell\u2019et\u00e0. Questa abitudine viene persa lentamente nelle medie, e, quando le epoche scientifiche vengono date da docenti \u201cesperti\u201d, cade del tutto (perch\u00e9 si fa lezione in un\u2019altra aula).<\/p>\n<p>Questa immagine pu\u00f2 quindi essere sostituita da un bel disegno fatto alla lavagna in tema con l\u2019epoca. Altre modalit\u00e0 di utilizzo pedagogico del disegno le porter\u00e0 in seguito in relazione alle singole epoche.<\/p>\n<p>Concludo con un consiglio per chi si volesse cimentare con questa attivit\u00e0. Nella mia esperienza, ci\u00f2 che \u00e8 stato chiave per cominciare a fare bei disegni \u00e8 stato l\u2019utilizzo del colore nero (gesso nero ma funziona anche il carboncino). Si pensa spesso che il nero non serva perch\u00e9 la lavagna \u00e8 gi\u00e0 scura. In realt\u00e0, la maggior parte delle lavagne sono verde scuro o grigio scuro, non nere. Col nero si riesce realmente a dare molta tridimensionalit\u00e0 ed i disegni diventano di conseguenza molto realistici.<\/p>\n<p>Tra i ricordi che ho di quando ero bambino ed allievo alla scuola Steiner, sono rimasti impressi nella mia memoria singoli disegni alla lavagna. Ricordo l\u2019aspettativa e lo stupore provati quando il maestro apriva la lavagna e c\u2019era un nuovo bel disegno. Questi sono tutti elementi che, a mio modo di vedere, migliorano la formazione dei giovani uomini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1124\" class=\"wp-image-2142\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-scaled.jpeg\" alt=\"C:\\Users\\Windows10\\AppData\\Local\\Microsoft\\Windows\\INetCache\\Content.Word\\Lavagnata.jpg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-scaled.jpeg 2560w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-scaled-600x263.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-300x132.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-1024x450.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-768x337.jpeg 768w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-1536x674.jpeg 1536w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-2048x899.jpeg 2048w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-2-1600x703.jpeg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/p>\n<p>Figura 9 &#8211; Lavagnata che include disegni di chimica e geografia<\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700970\"><\/a>Come si prepara un\u2019epoca<\/h1>\n<p>Includo in questa sede anche alcune considerazioni sulla preparazione di un\u2019epoca.<\/p>\n<p>La prima cosa fondamentale \u00e8 che un\u2019epoca \u00e8 da considerarsi come un unico insieme organico e non un periodo durante il quale vengono insegnate in sequenza una serie di nozioni. Questo significa che anche in quelle epoche dove di fatto vengono insegnati diversi argomento (quasi tutte), il docente deve trovare un filo comune tra essi a portare regolarmente queste relazioni all\u2019attenzione degli allievi. Un altro fattore molto importante \u00e8 il modo stesso di portare l\u2019epoca ad una determinata et\u00e0. Rimando ad altre pubblicazioni i dettagli sullo sviluppo antropologico nelle varie et\u00e0, e mi limito qui a portare un esempio su cosa si intende.<\/p>\n<p>Per esempio, il professor Schulz di Kassel, in un seminario di formazione, ha illustrato come nell\u2019epoca di chimica di VII lui porti sempre racconti di fatti reali relazionati con quanto sperimentato a scuola. Questi racconti hanno la caratteristica comune di essere sempre tragici, con esplosioni, incendi, avvelenamenti, morti, ecc. In VII classe questo, a detta del professor Schulz, \u00e8 adatto ai ragazzi. Posso solo confermare la sua opinione. Durante una specifica epoca di VII, verso la fine dell\u2019epoca ero a corto di storie tragiche, e ne ho raccontata una pi\u00f9 leggera. Alla fine della storia vi era stato un solo morto per sua stessa negligenza. I ragazzi, parzialmente delusi, mi hanno subito fatto notare che un morto era troppo poco per una bella storia!<\/p>\n<p>In maniera completamente antitetica, Schulz diceva che invece in VIII classe, sempre a chimica, non era il caso di portare storie di morti ma piuttosto storie pi\u00f9 positive. In VIII, continuava, i ragazzi hanno sviluppato una sensibilit\u00e0 \u201cumana\u201d e troppi morti li rattristano un po\u2019. Posso nuovamente confermare questa osservazione con l\u2019esempio di una ragazza di VIII che un giorno, avendo sentito dalle notizie di una tragedia con diversi morti accaduta il giorno prima, \u00e8 rimasta triste e parzialmente in lacrime per tutta la durata dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Con questo esempio volevo solo mettere in luce il fenomeno. Ogni uno potr\u00e0 trovare, nella sua esperienza, il modo migliore per ogni et\u00e0 per portare un argomento. L\u2019ideale sarebbe di sviluppare una sensibilit\u00e0 che permetta di comprendere lo stato d\u2019animo generale che vive in una specifica classe, e di adattarsi di conseguenza.<\/p>\n<p>Per andare sul concreto, divider\u00f2 il tema di questo capitolo in 2 possibili situazioni: docente di classe che porta nelle medie le epoche scientifiche e docente di materia.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700971\"><\/a>Docente di classe che porta un\u2019epoca scientifica<\/h2>\n<p>In genere, i docenti di classe hanno solo nozioni di base su materie come la fisica, la chimica e talvolta la matematica. Questo non significa per\u00f2 che non possano portare con successo una bella epoca in queste materie. Ricordo che l\u2019elemento pi\u00f9 importante \u00e8 quello di portare l\u2019atteggiamento ed il modo di procedere scientifico, e per fare ci\u00f2 gli esperimenti sono un elemento chiave e possono essere fatti senza troppe difficolt\u00e0 anche da docenti non esperti in queste materie.<\/p>\n<p>I docenti di classe, in compenso, hanno un grandissimo vantaggio: avendo seguito la classe per anni, possono relazionare con gli allievi quanto di nuovo si sperimenta nelle epoche scientifiche con quanto gi\u00e0 visto e vissuto in precedenza. Questa condizione \u00e8 perfetta per \u201cinsegnare\u201d a pensare come descritto sopra.<\/p>\n<p>Cionondimeno, l\u2019epoca va adeguatamente preparata. Idealmente si potrebbe procedere in questo modo. Un paio di mesi prima dell\u2019inizio dell\u2019epoca, il docente legge rapidamente (senza approfondire eccessivamente) la documentazione disponibile per quell\u2019epoca. I due mesi che propongo come \u201canticipo\u201d sul documentarsi hanno una ragione ben precisa: il docente deve anche lui \u201centrare\u201d nell\u2019epoca e nella materia, e questo avviene al meglio se ha del tempo per relazionare quanto di nuovo ha appreso nelle sue letture con la sua esperienza di vita. Inoltre, la lettura anticipata della documentazione permette al docente di cominciare a pianificare l\u2019epoca e, nello specifico, gli esperimenti. Ogni scuola ha disponibilit\u00e0 diverse per quanto riguarda gli apparecchi e le strumentazioni necessarie per le epoche scientifiche, ed in questo modo il docente ha modo di cominciare a ragionare su quali esperimenti fare, cosa \u00e8 possibile procurarsi con poca spesa, cosa non si pu\u00f2 fare, ecc. Andrebbe fatta una lista indicativa di quali argomenti vengono trattati in quale settimana, e quali esperimenti vengono fatti per ogni argomento. Pi\u00f9 avanti approfondisco.<\/p>\n<p>Se la scuola possiede anche le superiori, nelle settimane prima dell\u2019inizio dell\u2019epoca \u00e8 auspicabile che il docente di classe si incontri alcune volte con un docente di materia delle superiori onde conoscere il laboratorio (se presente), le strumentazioni e magari per provare alcuni esperimenti particolarmente complessi. Di nuovo, il docente deve \u201centrare\u201d nella materia per poter trasmettere qualcosa di accessibile ai ragazzi, altrimenti diventa solo nozionismo oppure begli esperimenti \u201cvuoti\u201d, senza adeguati collegamenti concettuali (che \u00e8 comunque preferibile al nozionismo).<\/p>\n<p>Se la scuola non possiede le superiori, sarebbero necessari almeno alcuni incontri con altri docenti di classe con maggiore esperienza (hanno gi\u00e0 dato l\u2019epoca) o esperti esterni provenienti da altre scuole. In ogni caso, preparare un\u2019epoca \u00e8 un lavoro fondamentale che non pu\u00f2 essere improvvisato sul momento.<\/p>\n<p>Una volta che l\u2019epoca \u00e8 cominciata, affermo senza mezzi termini che <strong>ogni esperimento va provato almeno una volta il giorno prima, se non pi\u00f9 volte <\/strong>(per esperimento complessi). Questo lavoro che appare molto oneroso non \u00e8 trascurabile. Il docente deve conoscere nel dettaglio come fare ogni esperimento affinch\u00e9 riesca nel migliore dei modi (e che sia in piena sicurezza!). Se l\u2019esperimento non riesce il giorno prima, \u00e8 inutile sperare che con gli allievi andr\u00e0 meglio. Questo pu\u00f2 accadere una volta ogni 100, ma non \u00e8 un modo pragmatico di procedere. Il docente deve provare a fare il pi\u00f9 possibile \u201csua\u201d la materia, prima di portarla ai ragazzi, e questo avviene tramite la sua curiosit\u00e0 e la sua esperienza.<\/p>\n<p>Comprendo molto bene che quanto qui portato sar\u00e0 molto difficile da realizzare per molti docenti. I docenti di classe sono notoriamente sempre sovraccarichi di lavoro, e pensare di impiegare mesi per preparare un\u2019epoca \u00e8 spesso un onere troppo grande. Semplicemente manca il tempo.<\/p>\n<p>Confido che ogni uno far\u00e0 del suo meglio, ed ho ritenuto comunque utile includere questo capitolo per dare una linea sul modo ideale di procedere.<\/p>\n<p>Un consiglio per i docenti di classe: se il tempo non basta per fare tutto, ritengo pi\u00f9 sensato dedicare maggiori forze alla preparazione delle lezioni (esperimenti, ragionamenti) che non alla correzione sistematica di tutti i testi dei ragazzi. In ultima analisi, lo scopo di un epoca scientifica \u00e8 di insegnare il modo di procedere scientifico, non l\u2019ortografia italiana. Quella verr\u00e0 ampiamente trattata in molte altre epoche (storia, italiano, geografia, ecc.). Il risultato finale del lavoro fatto nell\u2019epoca non pu\u00f2 essere valutato unicamente in base ad un bel quaderno completo e scritto bene. Questo \u00e8 certamente un valore aggiunto desiderabile, ma quello che \u00e8 essenziale da apprendere a questa et\u00e0, nelle materie scientifiche, \u00e8 l\u2019esercizio regolare di un modo di procedere scientifico e di un modo di pensare.<\/p>\n<p>Un ultimo avvertimento. Ho visto spesso docenti che preparano le epoche scientifiche sulla base di quaderni degli anni precedenti. \u00c8 certamente utile avere una traccia di questo tipo, anche perch\u00e9 cos\u00ec la scuola pi\u00f9 in generale mantiene una linea coerente di anno in anno. Il lato negativo di questa pratica, se si limita unicamente all\u2019utilizzo di quaderni di anni precedenti, \u00e8 che anche ci\u00f2 che magari non \u00e8 completamente giusto viene ripetuto anno dopo anno per lunghi periodi. In particolar modo in Italia, ho notato che frequentemente ci si basa su quaderni fatti 30-40 anni fa, che non tengono conto dell\u2019evoluzione e dei passi avanti fatti nella ricerca pedagogica per questa fascia di et\u00e0. In diverse occasioni ho constatato docenti di classe che in VI classe facevano gi\u00e0 pi\u00f9 o meno il programma intero di VI, VII e VIII, tralasciando magari qualche importante argomento di VI (altrimenti il tempo non bastava). Questo determinava poi difficolt\u00e0 negli anni seguenti per mancanza di materia nuova da portare.<\/p>\n<p>Il quaderno fatto da un allievo inoltre non include mai tutto quanto \u00e8 stato trattato nell\u2019epoca, soprattutto per quanto riguarda i ragionamenti, eventuali storie e racconti fatti dal docente e che giustamente non sono stati riportati sul quaderno. Quindi, il quaderno di un allievo degli anni precedenti \u00e8 certamente utile per sapere cosa \u00e8 stato fatto, ma non pu\u00f2 essere l\u2019unico riferimento per un docente che voglia seriamente preparare una bella epoca scientifica.<\/p>\n<h2><a id=\"post-2126-_Toc89700972\"><\/a>Docente di materia<\/h2>\n<p>Come il docente di classe, se un docente di materia \u00e8 nuovo nell\u2019insegnamento delle scienze nelle medie \u00e8 molto utile leggere la letteratura specifica con un paio di mesi di anticipo, o per lo meno con alcune settimane di anticipo.<\/p>\n<p>Analogamente al docente di classe, \u00e8 auspicabile in seguito procedere a stendere in forma scritta un programma di massima dell\u2019epoca, che includa giorno dopo giorno (tenendo conto anche degli eventuali giorni settimanali di vacanza) quali esperimenti vengono fatti. Questo \u00e8 necessario perch\u00e9 magari, nell\u2019ambito di uno specifico argomento possono essere trattati diversi sotto-argomenti. Se per\u00f2 il tempo non basta, si pu\u00f2 decidere in piena coscienza di tralasciare un sotto-argomento e quindi evitare di fare esperimenti che, da soli, non permetterebbero di cogliere quanto previsto da quel sotto-argomento.<\/p>\n<p>Per fare un esempio: nell\u2019epoca di fisica di VI, in elettrostatica, \u00e8 possibile portare anche il tema di \u201cisolante\u201d elettrico. Questo sotto-argomento prevede almeno 3-4 esperimenti diversi. Se non \u00e8 possibile farne almeno 2, \u00e8 meglio tralasciare l\u2019intero sotto-argomento piuttosto che fare un solo esperimento e poi dover \u201ccompletare\u201d il tema con nozioni date dal docente. Questo tipo di analisi per\u00f2 \u00e8 solo fattibile se si pianifica adeguatamente l\u2019epoca in anticipo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un esempio di programma di questo tipo fatto da me per un epoca di fisica in VII classe.<\/p>\n<p><strong>Lunedi 06.10<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Esperimento diapason<\/li>\n<li>Esperimento diapason in acqua<\/li>\n<li>Esperimento diapason sul corpo<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Marted\u00ec 07.10<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Diapason sugli oggetti<\/li>\n<li>Traccia del diapason<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Mercoled\u00ec 08.10<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Levigatrice a manovella<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Gioved\u00ec 09.10<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Candele fantasma<\/li>\n<li>Spazio dello specchio<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Venerd\u00ec 10.10<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Ombre misteriose<\/li>\n<li>Scrittura impossibile (inversione sinistra-destra)<\/li>\n<\/ul>\n<p>E cos\u00ec di seguito includendo tutta l\u2019epoca.<\/p>\n<p>Un programma di questo tipo \u00e8 ovviamente indicativo, e verr\u00e0 sicuramente modificato in corso d\u2019opera. \u00c8 per\u00f2 estremamente utile per avere una panoramica generale e per decidere quali argomento verranno trattati in modo sufficientemente completo da fornire ai ragazzi elementi utili di comprensione. Vi \u00e8 poi una seconda utilit\u00e0. Negli anni seguenti si avr\u00e0 gi\u00e0 una traccia percorribile dell\u2019epoca. Dai miei appunti constato che ogni anno ho rifatto questo programma, modificandolo sulla base di cosa era funzionato meglio e cosa poteva essere migliorato. Si crea quindi negli anni anche la possibilit\u00e0 di evolvere il proprio lavoro sulla base delle tracce del lavoro degli anni precedenti.<\/p>\n<p>Se il tempo \u00e8 sufficiente, il lavoro di preparazione della prima epoca pu\u00f2 essere ancora pi\u00f9 completo. In diverse occasioni, quando ho preparato per la prima volta un\u2019epoca, ho fatto anche una lista completa dei materiali e delle sostanze necessarie per ogni esperimento onde verificare cosa era fattibile con quanto gi\u00e0 disponibile a scuola, cosa era fattibile con una piccola spesa, e cosa avrebbe richiesto un onere finanziario troppo elevato per la scuola e quindi doveva essere tralasciato.<\/p>\n<p>Includo una di queste liste fatta per un\u2019epoca di chimica in X classe. Questa lista in realt\u00e0 era stata fatta ad uno stadio ancora precedente, prima che avessi scelto gli esperimenti che intendevo fare, ed avevo quindi incluso tutti gli esperimenti consigliati da M. von Mackensen rimandando pi\u00f9 avanti la scelta effettiva degli esperimenti. A questa lista ne \u00e8 poi seguita una seconda, con gli effettivi esperimenti scelti sulla base dei vari criteri espressi in questo capitolo (coerenza del programma, temi da trattare, materiali disponibili, tempi, durate, ecc.).<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"5\"><strong>Possibile percorso sperimentale<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Tema<\/strong><\/td>\n<td><strong>Esp<\/strong><\/td>\n<td><strong>Descrizione<\/strong><\/td>\n<td><strong>Materiale necessario<\/strong><\/td>\n<td><strong>Sostanze necessarie<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"3\"><strong>1\u00b0 giorno<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>1a<\/td>\n<td>Toccare attraverso un telo degli oggetti per definirne forma, superficie, peso in relazione alla dimensione, sensazione di calore<\/td>\n<td>Guscio di lumaca, pigna di pino, quarzo, cristallo di salgemma, sasso di arenaria, pezzo di ferro o rame<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>1b<\/td>\n<td>Si toglie il telo e si aggiungono ulteriori cristalli salini. Viene testato il colore, la trasparenza, la forma, la durezza, il gusto, ecc. Fare vedere i miei cristalli<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<td>Ulteriori Sali cristallizzati<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>4<\/td>\n<td>Si pone un grosso cristallo colorato in un bicchiere di 2 l e si osserva nei giorni l&#8217;alone colorato che si crea<\/td>\n<td>Becher di 2 l<\/td>\n<td>solfato di rame<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>5<\/td>\n<td>Si mette in un becher di 2 l circa 1400 ml di acqua calda e si aggiungono 100 ml di sale macinato grosso. Sul fondo si osserva una sorta di gel. Si scalda e lo si osserva nei suoi movimenti<\/td>\n<td>becher di 2 l<\/td>\n<td>Sale grosso<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>5a<\/td>\n<td>Porre il contenitori di 5 l davanti alla finestra e si pone una striscia di cartone dietro osservando la diffrazione<\/td>\n<td>Striscia di cartone<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>5b<\/td>\n<td>Si mette dell&#8217;acqua dalla superficie e di soluzione dal fondo in una provetta e si testa la temperatura, il gusto e il galleggiamento<\/td>\n<td>2 provette<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>5c<\/td>\n<td>Si mette un uovo non troppo fresco nel grande becher. Galleggia sulla linea della soluzione<\/td>\n<td>Uovo<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>5d<\/td>\n<td>Si inclina il bicchiere e si osserva che in superficie si calma subito ma non sulla linea con la soluzione salina<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>5e<\/td>\n<td>Si testa la sensazione sulle dita dell&#8217;acqua normale e della soluzione<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"3\"><strong>2\u00b0 giorno<\/strong><\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>6<\/td>\n<td>Si pone un piccolo filtro per te contenente un cristallo di permanganato di potassio sotto la superficie dell&#8217;acqua. Illuminare indirettamente (con filtro di carta) da dietro<\/td>\n<td>Cilindro degli esperimenti del vortice<\/td>\n<td>Permanganato di potassio<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>7a<\/td>\n<td>Si riscaldano fino a 70\u00b0 440 gr. Di salnitro con 0.5 l di acqua. Si distribuisce in bicchieri di 100 ml ogni 2 alunni. Si assaggia (sputare)<\/td>\n<td>Diversi bicchieri per gli allievi<\/td>\n<td>Salnitro (KNO3)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>7c<\/td>\n<td>Si pu\u00f2 fare l&#8217;esperimento con cloruro di potassio. Si creano bei cristalli<\/td>\n<td>\u00a0<\/td>\n<td>KCl<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>8<\/td>\n<td>Cristalli di sale. Ogni allievo porta un bicchiere di 250 ml di marmellata, una matita, un sassolino, un secondo contenitore, in cui viene messa una soluzione di Solfato di rame, allume di potassio, allume di cromo, cloruro di rame a scelta. Si appende il sassolino con un filo nella soluzione e si attendono giorni pulendo regolarmente dai parassiti<\/td>\n<td>Ogni allievo due bicchieri, matita, sassolino, filo<\/td>\n<td>Solfato di rame (CuSO4), allume di potassio (KAl(SO4)2), allume di cromo ( KCr(SO4)2), cloruro di rame (CuCl2)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I Sali<\/td>\n<td>9<\/td>\n<td>Su di un piatto si pongono legno, carbone, sabbia e terra e si aggiungono diverse soluzioni sature di Sali (solfato di rame, salnitro, Allume di cromo, ferricianuro di potassio), Si pone sul calorifero<\/td>\n<td>Piatto, legno, carbone, terra, sabbia<\/td>\n<td>ferricianuro di potassio (K4[Fe(CN)6])<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Il programma permette anche, in corso d\u2019opera, di assicurarsi che non verr\u00e0 tralasciato un intero argomento (che, come detto in precedenza, non \u00e8 auspicabile). Spesso ci capita che all\u2019ultimo momento ci rendiamo conto di un giorno di vacanza in settimana di cui non avevamo forse tenuto conto. O forse capita che un esperimento non funziona a dovere e lo si vorrebbe ripetere. Oppure ancora, ci sono le visite dal dentista (di cui non si sapeva nulla fino al giorno precedente) che svuotano la classe. Questi imprevisti portano spesso a ritardare l\u2019epoca e se non si ha in chiaro dove si vuole arrivare, si pu\u00f2 rischiare di saltare un intero argomento per mancanza di giorni verso la fine dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>In genere, dopo queste fasi preliminare, comincio a stendere un programma dettagliato giorno per giorno, indicando anche cosa intendo fare per ogni fase delle 3 fasi della lezione. Questo lavoro a volte non \u00e8 affatto facile. La documentazione disponibile da altri autori \u00e8 in genere di buona qualit\u00e0, ed il lavoro \u00e8 relativamente facile in quelle materie che sono molto sperimentali (fisica e chimica). Per le materie meno sperimentali, come la matematica e la geometria per esempio, raramente viene posto l\u2019accento sull\u2019aspetto didattico della tripartizione. \u00c8 allora necessario studiare il libro in questione, separare i tre aspetti e ristrutturare la lezione secondo questo criterio.<\/p>\n<p>A fine epoca \u00e8 auspicabile scansionare un quaderno di un allievo da tenere nei propri atti. L\u2019utilit\u00e0 di questo lavoro \u00e8 duplice: in primo luogo l\u2019anno seguente si avr\u00e0 la traccia effettiva di quanto fatto l\u2019anno precedente, ed in riferimento alla classe stessa, l\u2019anno seguente (se si \u00e8 ancora il docente) si sapr\u00e0 da dove riprendere il lavoro. Inoltre, se il docente dovesse cambiare, si pu\u00f2 dare al nuovo docente la traccia di quanto quella classe ha gi\u00e0 fatto. In poche parole, documentare.<\/p>\n<p>La mia esperienza ha mostrato che il docente realmente interessato \u00e8 in grado di migliorare di anno in anno la stessa epoca. Ogni volta si scopre qualcosa di nuovo, si desidera fare nuovi esperimenti che portano alla nostra attenzione (e a quella dei ragazzi) aspetti che l\u2019anno precedente non erano stati trattati, o erano stati trattati solo marginalmente. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa da imparare, e una documentazione ben fatta su quanto fatto in precedenza permette di concentrarsi ogni anno su qualcosa di nuovo.<\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700973\"><\/a>Verifiche<\/h1>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il tema delle verifiche. Come linea di base, non sono molto favorevole alle verifiche di fine epoca per la natura stessa del nostro modo di insegnare. Se abbiamo ben operato, a fine epoca \u00e8 necessario il cambiamento di tema (nuova epoca) per lasciare decantare nel silenzio quanto di nuovo \u00e8 stato sperimentato dai ragazzi. Questo si allinea con quanto riferito da Steiner stesso. Se la verifica \u00e8 per\u00f2 necessaria per stilare una pagella minimamente oggettiva, \u00e8 preferibile seguire quanto proposto da M. von Mackensen, e richiedere nella stessa la ripetizione di un esperimento, piuttosto che le considerazioni derivate dall\u2019insieme di una serie di esperimenti. Questa modalit\u00e0 inoltre permette di rendere il momento della verifica un ulteriore momento di apprendimento.<\/p>\n<p>Cito Mackensen direttamente dal libro sulla chimica per la VII e l\u2019VIII classe<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-21\" href=\"#post-2126-footnote-21\">[21]<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p><strong>Suggerimenti per compiti scritti da far fare ai ragazzi<\/strong><\/p>\n<p><em>Possibilit\u00e0 e limiti di controllo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 chiaro che l&#8217;insegnamento non \u00e8 fatto in funzione del controllo del metodo di insegnamento, ma per la vita. Il successo individuale e in parte fatale della vita &#8211; rendimento della vita &#8211; non pu\u00f2 essere misurato e valutato obiettivamente. Ogni controllo fatto subito dopo la spiegazione di un certo argomento, non potr\u00e0 che essere parziale. Ma lo \u00e8 anche sotto un altro punto di vista. Nella valutazione delle manifestazioni e delle descrizioni dei comportamenti dei ragazzi, non vengono considerati, per forza di cose, tutti quei successi, nell&#8217;educazione e nel processo di apprendimento, che non si manifestano o non vengono percepiti nel loro giusto valore perch\u00e9 controllati continuamente da parametri limitati a determinate situazioni o perch\u00e9 necessitano di stimoli particolari per esternarsi. Questo vale soprattutto per l&#8217;apprendimento non nozionistico. Senza addentrarsi nella problematica della misurazione del successo dell&#8217;insegnamento e senza nemmeno affrontare l&#8217;abbondante letteratura che tratta di questo argomento, vogliamo ora chiarire i punti in cui si pu\u00f2 applicare un controllo che vada nel senso del nostro concetto di insegnamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Osservazioni del successo all&#8217;interno del concetto spiegato<\/em><\/p>\n<p><em>All&#8217;insegnamento che ha come scopo l&#8217;apprendimento puramente cognitivo, basta un controllo limitato a domande e risposte relative alla materia trattata, o ad un sistema che conduca all&#8217;indicazione di nuovi legami e nuove strutture, all&#8217;elaborazione di determinati valori sotto nuovi punti di vista, o addirittura alla derivazione di strategie finalizzate alla soluzione di problemi (Transfer). Ne derivano quei test suddivisi da item, che possono venir considerati uno strumento trasparente per il giudizio dell&#8217;insegnamento e dell&#8217;apprendimento.<\/em><\/p>\n<p><em>Per tener conto degli scopi pedagogici generali, come cerchiamo di fare in questa aggiunta, bisogna tentare di distanziarsi da quei test che hanno oggi un peso cos\u00ec grande.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci sembra pi\u00f9 opportuno non fabbricare, come singoli items, in anticipo un test da sottoporre poi ai bambini come catalogo di domande. Bisogna piuttosto cercare di ottenere dai ragazzi la descrizione di un dato argomento nei suoi diversi aspetti sotto forma di componimento. Soltanto dopo il maestro potr\u00e0 stabilire fin dove i ragazzi hanno ritenuto utili e importanti le stesse cose che pi\u00f9 stavano a cuore a lui, quelle cio\u00e8 importanti per l&#8217;argomento trattato.<\/em><\/p>\n<p><em>I temi vengono presentati in maniera volutamente molto generica. Non devono indurre i ragazzi a ricapitolare soltanto concetti e termini specifici, ma devono trasmettere, nello svolgimento della materia e nel modo di strutturarla, anche sensazioni legate ai diversi esperimenti e alle osservazioni qualitative dell&#8217;insegnamento. Quando si valuteranno queste strutture, bisogner\u00e0 ricordarsi che i ragazzi, scrivendo, continuano ad elaborare la materia. In questo tipo di compiti in classe non si tratta soltanto di ricordare quanto trattato. L&#8217;allievo deve invece affrontare una nuova attivit\u00e0, penetrando nella materia trattata e considerandola al tempo stesso nel suo insieme. Non si tratta soltanto di sapere, ma anche di descrivere e strutturare le esperienze; vuol dire che bisogna saper presentare da un punto di vista oggettivo delle relazioni emozional-affettive con valore qualitativo che contengono al tempo stesso anche delle componenti estetiche, per non dire etiche. In questo caso avr\u00e0 sempre necessariamente quel processo chiarificatore iniziato nell&#8217;insegnamento: distanziare e oggettivare. I temi dovrebbero trasmettere questo e comprendere campi in relazione fra di loro. Il loro compito non \u00e8 soltanto quello di allettare con trovate facilmente valutabili, ma di fornire ai ragazzi gli stimoli necessari ad una elaborazione sensata in quel periodo di tempo. Il sistema di controllo diventa al tempo stesso un modo di imparare.<\/em><\/p>\n<p><em>Per poter preparare lavori in classe di questo tipo, ci vuole un po\u2019 di tempo. Bisogner\u00e0 dunque &#8220;provare&#8221; prendendo degli esempi, nel senso che si dovr\u00e0, per ragioni di tempo, rinunciare a rivedere tutto quanto \u00e8 stato trattato. \u00c8 addirittura meglio dare ai ragazzi una certa possibilit\u00e0 di scelta per quanto riguarda i tempi, in modo che, in ogni caso, il tempo serva effettivamente ad andare a fondo di un certo argomento che i ragazzi non solo conoscono, ma nel quale possano diventare attivi con interesse. In questo senso i temi sono legati alla sequenza seguita effettivamente nell&#8217;insegnamento e non possono, analogamente, essere stabiliti minuziosamente in precedenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Passiamo ora a discutere gli esempi di compiti da fare in classe.<\/em><\/p>\n<p><em>Chiarimenti sulla composizione e sulla valutazione di temi per lavori in classe<\/em><\/p>\n<p><em>I ragazzi possono scegliere fra questi due temi relativi allo svolgimento dell&#8217;insegnamento per una elaborazione della durata di un&#8217;ora (60 min):<\/em><\/p>\n<p><em>1) descrivi in maniera chiara anche con disegni come si pu\u00f2 suddividere il fuoco, come s&#8217;infiamma un fuoco di legna, come diminuisce e termina di bruciare nella brace. Descrivi anche le osservazioni che si possono fare in questo processo, nell&#8217;aria e nell&#8217;ambiente circostante.<\/em><\/p>\n<p><em>2a) Paragona fra loro i diversi tipi di fuoco. Descrivi dettagliatamente, anche con disegni, come bisogna mettere in atto gli esperimenti e l&#8217;effetto che producono sull&#8217;osservatore. <\/em><\/p>\n<p><em>2b) Secondo quali principi (punti di vista) possono essere ordinati?<\/em><\/p>\n<p><em>In entrambi i temi il campo d&#8217;azione dei fenomeni presi in considerazione non \u00e8 molto esteso e il tema stesso indica, specialmente nel primo, la strada da seguire:<\/em><\/p>\n<p><em>a) descrizione dell&#8217;esperimento<\/em><\/p>\n<p><em>b) disegno dell&#8217;esperimento<\/em><\/p>\n<p><em>c) descrizione delle sensazioni durante l&#8217;esperimento<\/em><\/p>\n<p><em>d) un ordine comprensibile o una sequenza degli esperimenti. Nel secondo tema questo deve gi\u00e0 essere presente in modo cosciente, dato che si tratta di paragonare delle cose.<\/em><\/p>\n<p><em>e) il secondo tema chiede non soltanto di utilizzare il punto di vista dell&#8217;ordine della sequenza degli esperimenti, ma di spiegarla.<\/em><\/p>\n<p><em>Il secondo tema chiede qualcosa che va oltre il primo. I lavori dei ragazzi possono essere valutati dal maestro secondo l&#8217;ordine grossolano indicato sopra. Quali siano i riferimenti particolari (oggetti) che si devono esigere, dipende dallo svolgimento delle lezioni che precedono e dai suoi sottili scopi. Anche la valutazione del compito del singolo allievo che determini l&#8217;impegno individuale, dipende dallo svolgimento dell&#8217;insegnamento e in pi\u00f9 dalla personalit\u00e0 dell&#8217;allievo stesso; la premessa \u00e8 che l&#8217;insegnante conosca i ragazzi da molto tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>Per chiarire meglio discutiamo altri temi di compiti:<\/em><\/p>\n<p><em>Esempio di tema<\/em><\/p>\n<p><em>Disegna con delle matite colorate un fuoco di legna semplice, nel quale si veda la parte che tende verso l&#8217;alto per perdervisi, l&#8217;altra parte che scende verso il basso. C&#8217;\u00e8 Qualcosa che sta piuttosto all&#8217;interno del fuoco e qualcos&#8217;altro che sta piuttosto nell&#8217;ambiente intorno. Possiamo nominare queste singole manifestazioni: fumo denso, fumo, scintille, lingue di fuoco chiare, apparizione di fiamme azzurre, brace, carbone, legno non ancora bruciato, cenere.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo tema richiede minore impegno rispetto ai due precedenti. Si dar\u00e0 di conseguenza soltanto mezz&#8217;ora di tempo per svolgerlo. In fondo si tratta di rifare uno dei disegni che nella maggior parte dei casi \u00e8 gi\u00e0 stato fatto nel quaderno di chimica.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel modo di dipingere il disegno si riesce ad esprimere in maniera limitata le sensazioni richiamate dalla formulazione qualitativa del tema (&#8220;tende verso l&#8217;alto&#8221;). I dettagli da considerare sono dati, bisogna soltanto metterli al posto giusto e non \u00e8 necessario rendere comprensibile o formulare l&#8217;ordine concettuale. Con questa premessa si pone questo tema al livello inferiore di quello che cerchiamo di ottenere per quanto riguarda le possibilit\u00e0 individuali e spontanee di rappresentazione e di conseguenza la maniera di fissare i singoli avvenimenti da parte degli allievi.<\/em><\/p>\n<p><em> Esempio di tema<\/em><\/p>\n<p><em>a) Come si possono ottenere acidi e liscive bruciando vegetali;<\/em><\/p>\n<p><em>b) Che effetto hanno sul succo di cavolo rosso? <\/em><\/p>\n<p><em>c) Come cambia il colore acido del succo di cavolo con l&#8217;aggiunta di lisciva?<\/em><\/p>\n<p><em>In questo caso si chiede provenienza e controprova di acidi e liscive. Si tratta di descrivere con i termini appropriati i fatti osservati e trattati a fondo. Non si dice come devono essere capiti questi fatti. Ad es.: perch\u00e9 questa classe di sostanze si forma proprio nel fuoco, perch\u00e9 l&#8217;acido sotto forma di gas (cio\u00e8 &#8220;verso l&#8217;alto&#8221;), perch\u00e9 producono un effetto sui succhi vegetali, perch\u00e9 cessano questi effetti? Chiaramente non si pu\u00f2 rispondere nemmeno fenomenologicamente a queste domande perch\u00e9 vengono tolte da un complesso di relazioni. Ma non \u00e8 questo che cerchiamo di ottenere (disposizioni nel testo principale). Questo ci d\u00e0 per\u00f2 modo di osservare come un compito che abbia come scopo soltanto la riproduzione di un dato fatto, impegni un piccolo settore delle funzioni spirituali dell&#8217;allievo. Un impegno totale &#8211; e non dovrebbe mai essere tale &#8211; dovrebbe racchiudere compenetrazione comprensibile e relazioni razionali dei fatti fra di loro. La formulazione del tema data sopra sembra quindi essere pi\u00f9 opportuna.<\/em><\/p>\n<p><em>Esempio di tema<\/em><\/p>\n<p><em>Descrivi come da parti vegetali unitarie nascano sostanze opposte (verso l&#8217;alto e verso il basso). Confronta la natura particolare di queste due sostanze e descrivi i diversi effetti nell&#8217;acqua, nei succhi vegetali e infine fra loro.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa forma il tema risulta pi\u00f9 ricco ma anche pi\u00f9 aperto a paragoni di qualit\u00e0 e valore. Acido e lisciva non vengono descritti come sostanza A e sostanza B, ma possono essere presi in considerazione come manifestazioni interdipendenti e concettualmente come unit\u00e0, cio\u00e8 come varianti di uno stesso fenomeno. Il tema d\u00e0 spazio ad uno sviluppo totalmente diverso e pi\u00f9 semplice.<\/em><\/p>\n<p><em>Esempi di tema<\/em><\/p>\n<p><em>Come \u00e8 costruito un forno e perch\u00e9 ha bisogno, di un camino? Disegna un esempio. Descrivi come si fanno funzionare i forni.<\/em><\/p>\n<p><em>Come deve essere fatta l&#8217;attrezzatura che serve ad ottenere malta di calce e cosa bisogna fare perch\u00e9, nei muri, indurisca?<\/em><\/p>\n<p><em>Entrambi questi temi stimolano una esposizione strutturata e logicamente costruita dei fatti e dei relativi concatenamenti obiettivi. Lo scolaro adopera inoltre una forma semplice di fantasia costruttiva: deve ad esempio essere in chiaro sulle esigenze tecniche caloriche di un camino o di un forno per la combustione del calcio in modo da poter descrivere -nel caso ideale- la costruzione partendo da questa domanda-chiave. Lo scopo tecnico deve essere idealmente capito per poter condurre ad un sistema di dati di fatto legati fra loro. Si stimola in questo modo il pensiero causale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;osservazione fenomenologica qualitativa viene superata dagli scopi tecnici stabiliti dall&#8217;uomo. Pu\u00f2 essere rimessa in gioco trattando argomenti storico culturali o sociologici, come indicato, ad esempio, nell&#8217;evoluzione dei forni (vedi testo principale). <\/em><\/p>\n<p><em>Per esperienza posso dire che in questa fascia d&#8217;et\u00e0 si pu\u00f2 completare un insegnamento basato piuttosto sulle immagini, lasciando che i ragazzi si occupino una volta anche di temi tecnici dal punto di vista puramente pratico e causale.<\/em><\/p>\n<p>Per concludere, in quelle scuole in cui viene ancora portato il cosiddetto \u201cgiudizio\u201d scritto a fine anno affiancato forse da una pagella numerica, consiglio vivamente di rivedere i quaderni e stendere il giudizio poco tempo dopo la fine dell\u2019epoca onde potersi basare anche sul ricordo diretto di come gli allievi si sono relazionati con la materia. Se si attende la fine dell\u2019anno sar\u00e0 pi\u00f9 facile fare confusione con allievi di altre classi (considerazione relativa ai maestri di materia).<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Seguono le pubblicazioni per materia in cui viene fatta una proposta pratica di come operare giorno per giorno in ogni epoca.<\/p>\n<p>Includo in questa sede alcune pagine della prima pubblicazione specifica sulla fisica onde dare un\u2019idea del percorso proposto.<\/p>\n<p><strong>L\u2019insegnamento delle scienze nelle medie e nelle superiori<\/strong><\/p>\n<p><strong>secondo il metodo scientifico goetheanistico<\/strong><\/p>\n<p><strong>quale strumento per insegnare il pensare autonomo<\/strong><\/p>\n<h1><a id=\"post-2126-_Toc89700974\"><\/a>Volume II<\/h1>\n<p><strong>Fisica<\/strong><\/p>\n<p><strong>VI, VII e VIII classe<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1194\" height=\"1038\" class=\"wp-image-2143\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows.png\" alt=\"C:\\Users\\Windows10\\AppData\\Local\\Microsoft\\Windows\\INetCache\\Content.Word\\Cymafusion icon triangle.png\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows.png 1194w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-600x522.png 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-300x261.png 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-1024x890.png 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-768x668.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1194px) 100vw, 1194px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>Mirko Kulig<\/strong><\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338282\"><\/a><strong>Indice<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338282\">Indice 1<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338283\">VI classe 1<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338284\">Primo giorno 2<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338285\">Secondo giorno 3<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338286\">Terzo giorno 4<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338287\">Quarto giorno 5<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338288\">Quinto giorno 8<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338289\">Sesto giorno 9<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338290\">Settimo giorno 10<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338291\">Ottavo giorno 11<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338292\">Nono giorno 12<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338293\">Decimo giorno 13<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338294\">Undicesimo giorno 14<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338295\">Dodicesimo giorno 15<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338296\">Tredicesimo giorno 16<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338297\">Quattordicesimo giorno 17<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338298\">Quindicesimo giorno 19<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338299\">Sedicesimo giorno 20<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338300\">Diciassettesimo giorno 22<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338301\">Diciottesimo giorno 23<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338302\">Diciannovesimo giorno 24<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338303\">Ventesimo giorno 25<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338304\">VII classe 25<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338305\">Primo giorno 25<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338306\">Secondo giorno 26<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338307\">Terzo giorno 27<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338308\">Quarto giorno 28<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338309\">Quinto giorno 29<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338310\">Sesto giorno 31<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338311\">Settimo giorno 32<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338312\">Ottavo giorno 33<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338313\">Nono giorno 34<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338314\">Decimo giorno 36<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338315\">Undicesimo giorno 37<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338316\">Dodicesimo giorno 38<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338317\">Tredicesimo giorno 39<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338318\">Quattordicesimo giorno 41<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338319\">Quindicesimo giorno 42<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338320\">VIII classe 43<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338321\">Primo giorno 43<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338322\">Secondo giorno 44<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338323\">Terzo giorno 45<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338324\">Quarto giorno 46<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338325\">Quinto giorno 47<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338326\">Sesto giorno 48<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338327\">Settimo giorno 50<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338328\">Ottavo giorno 52<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338329\">Nono giorno 53<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338330\">Decimo giorno 54<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338331\">Undicesimo giorno 55<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338332\">Dodicesimo giorno 56<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338333\">Tredicesimo giorno 56<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338334\">Quattordicesimo giorno 57<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338335\">Quindicesimo giorno 59<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338336\">Sedicesimo giorno 60<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338337\">Diciassettesimo giorno 61<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338338\">Diciottesimo giorno 62<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338339\">Diciannovesimo giorno 63<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338340\">Ventesimo giorno 64<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338341\">Ventunesimo giorno 65<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338342\">Ventiduesimo giorno 66<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#post-2126-_Toc75338343\">Ventitreesimo giorno 67<\/a><\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338283\"><\/a><strong>VI classe<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019epoca di fisica di VI classe \u00e8 un momento chiave del percorso di formazione dei ragazzi per diverse ragioni. Innanzitutto, \u00e8 la prima epoca di fisica prevista nel piano di studi Waldorf, la sua durata prevista \u00e8 di ben 6 settimane, quindi o due epoche da 3 settimane, o un\u2019epoca da 4 ed una da 2 settimane (secondo Mackensen sarebbe meglio fare questa seconda possibilit\u00e0), \u00e8 la prima epoca che dovrebbe essere fatta, almeno in parte, in un\u2019altra aula (l\u2019aula di scienze) e pi\u00f9 in generale \u00e8 la prima epoca in cui i ragazzi si trovano confrontati con un modo nuovo di conoscere il mondo, un modo pi\u00f9 scientifico ed analitico, viene lentamente attivato il pensare.<\/p>\n<p>\u00c8 molto importante mettere l\u2019accento su <strong>lentamente<\/strong>. Il passaggio da quanto conoscono i ragazzi a questo nuovo modo di approcciare il mondo deve essere graduale, non netto.<\/p>\n<p>In questo contesto, ho fatto un\u2019ottima esperienza una volta in cui, insieme alla maestra di classe, abbiamo preparato quest\u2019epoca insieme.<\/p>\n<p>A livello logistico, abbiamo cominciato l\u2019epoca in classe, andando in aula di musica per l\u2019esecuzione musicale e poi tornando in classe per il resto della lezione di epoca. Tutta l\u2019acustica (il primo argomento dell\u2019epoca) l\u2019abbiamo fatta in classe. Con l\u2019ottica, nella seconda settimana, abbiamo cominciato ad andare in aula di fisica per fare gli esperimenti, tornando poi di nuovo in classe per il resto della lezione. Dopo le prime due settimane di epoca, ci siamo spostati in aula di fisica per tutto il resto della stessa. In questo senso, l\u2019abitudine a nuovi ambienti di lavoro \u00e8 stata molto graduale e senza traumi. Ritengo comunque importante utilizzare anche l\u2019aula di fisica perch\u00e9 questo d\u00e0 ai ragazzi la sensazione che \u201cfinalmente sono nel mondo dei grandi\u201d, \u00e8 uno stimolo alle forze dell\u2019io e dell\u2019auto responsabilizzazione.<\/p>\n<p>Il programma come proposto da Manfred von Mackensen prevede acustica nella prima settimana. Si comincia idealmente con un concertino di strumenti e si fanno tutta una serie di osservazioni che illustrer\u00f2 tra poco. Ci\u00f2 che volevo aggiungere in merito a questo modo di iniziare questa prima epoca \u00e8 che si vuole introdurre la fisica partendo da qualcosa che i ragazzi conoscono gi\u00e0 bene, gli strumenti musicali. Quanto verr\u00e0 portato in questa prima settimana non \u00e8 sconosciuto ai ragazzi ma anzi, generalmente in una scuola Waldorf a quest\u2019et\u00e0 quasi tutti suonano uno strumento. Quello che cambia \u00e8 che ci concentriamo sull\u2019osservare con attenzione cosa accade, e creiamo eventuali collegamenti iniziali (pensare) tra diversi elementi noti. Nella prima settimana non parliamo ancora di esperimenti. Quando introduciamo gli esperimenti (con l\u2019ottica nella seconda settimana), il mio consiglio \u00e8 di nominarli con numero crescente per tutta l\u2019epoca il giorno stesso in cui si fanno gli esperimenti (quindi Esperimento 1, esperimento 2, \u2026, esperimento 35), e dare poi un titolo all\u2019esperimento il giorno dopo quando si ha rielaborato l\u2019esperimento col pensare. I nome possono anche scaturire da una proposta di un allievo, oppure possono essere pensati in anticipo dal docente per renderli significativi. Preferisco non dare subito il titolo dell\u2019esperimento perch\u00e9, per essere significativo, potrebbe gi\u00e0 fornire una sorta di spiegazione dell\u2019esperimento, cosa che vogliamo evitare il giorno in cui l\u2019esperimento viene eseguito.<\/p>\n<p>Per una trattazione molto pi\u00f9 approfondita rimando al volume <em>Suono, luminosit\u00e0, calore<\/em> di Manfred von Mackensen, sul quale mi sono basato per gli argomenti e per gli esperimenti proposti in questa pubblicazione. Raccomando di non prendere questa pubblicazione come una ricetta del percorso dell\u2019epoca ma piuttosto come un esempio di didattica. Nel libro di Mackensen vi sono molti pi\u00f9 esperimenti che \u00e8 possibile fare rispetto a quanto presentato in questa sede.<\/p>\n<p>In Italia esistono vari quaderni molto vecchi su cui diversi docenti basano ancora oggi la preparazione dell\u2019epoca. Sconsiglio vivamente di basarsi su tali documenti, perch\u00e9 ho notato che spesso tendono ad anticipare argomenti previsti per classi pi\u00f9 alte.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 su cui voglio porre l\u2019accento in questo volume \u00e8 l\u2019aspetto didattico della tripartizione della lezione di epoca. Mi limiter\u00f2 a presentare un\u2019epoca di 4 settimane (20 giorni di scuola) per semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Si noter\u00e0 che talvolta, nella fase di Concetto (il giorno dopo), viene ripetuto, con altri termini ed in maniera chiara e ordinata, quanto scaturito dall\u2019esperimento. Alcuni esperimenti hanno il semplice scopo di mostrare un fenomeno. Come gi\u00e0 detto nel volume I, non \u00e8 sempre necessario arrivare ad una spiegazione definitiva ed esaustiva. Si constata che una parte di mondo si comporta in un certo modo. In casi del genere, la discussione durante la fase di Concetto, dopo avere affermato in maniera chiara il risultato delle osservazioni (o, meglio, lo si fa affermare ad un allievo), si pu\u00f2 raccontare di fenomeni del mondo pi\u00f9 ampio in cui si osserva qualcosa di simile a quanto visto in laboratorio.<\/p>\n<p>Nella <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> Rudolf Steiner mette in evidenza il fatto che, prima del pensare, c\u2019\u00e8 il processo di osservazione<sup><a id=\"post-2126-footnote-ref-22\" href=\"#post-2126-footnote-22\">[22]<\/a><\/sup>:<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019osservazione, \u00e8 una caratteristica della nostra organizzazione averne bisogno. Il nostro pensare un cavallo e l\u2019oggetto cavallo sono due cose che ci appaiono separate. E l\u2019oggetto ci \u00e8 accessibile solo attraverso l\u2019osservazione. Come non possiamo farci un concetto di cavallo soltanto osservandone uno, cos\u00ec non siamo in grado di suscitare l\u2019oggetto corrispondente mediante il solo pensare.<\/p>\n<p>Nel tempo, l\u2019osservazione precede anzi il pensare, perch\u00e9 dobbiamo imparare a conoscere anche il pensare attraverso l\u2019osservazione.<\/p>\n<p>(la sottolineatura \u00e8 mia)<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca di VI classe ci sar\u00e0 quindi un forte orientamento all\u2019osservazione.<\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338284\"><\/a><strong><em>Primo giorno<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dopo un\u2019introduzione generale sull\u2019epoca ci spostiamo in aula di musica. In quest\u2019 introduzione si pu\u00f2 semplicemente chiedere agli allievi, per esempio, cosa pensino sia la fisica. Si raccolgono le varie idee, si chiedono magari pi\u00f9 dettagli, non si correggono eventuali idee non completamente giuste. Lasciamo che scoprano da soli nel prossimo mese cosa sia la fisica.<\/p>\n<p>Percezione<\/p>\n<p>Idealmente Mackensen propone un concertino di un quartetto di archi. Non essendo riuscito ad organizzarlo, in diverse occasioni ho suonato io stesso un corto brano su 4 strumenti diversi. Nella fattispecie, sull\u2019arpa, sul pianoforte, sulla chitarra e sul banjo.<\/p>\n<p>Rappresentazione<\/p>\n<p>Dopo il concertino si torna in classe e si raccolgono, per iscritto, le osservazioni fatte:<\/p>\n<p>Chitarra:<\/p>\n<ul>\n<li>6 corde<\/li>\n<li>Dimensioni: medie<\/li>\n<li>Mano destra: pizzica le corde<\/li>\n<li>Mano sinistra: preme le corde sui tasti<\/li>\n<li>Suono metallico, medio alto<\/li>\n<li>Si pu\u00f2 suonare sia in piedi che seduti<\/li>\n<\/ul>\n<p>Pianoforte:<\/p>\n<ul>\n<li>88 tasti (36 neri, 52 bianchi)<\/li>\n<li>Dimensioni: grandi<\/li>\n<li>Le mani premono entrambe i tasti<\/li>\n<li>Suono: pieno, rotondo morbido<\/li>\n<li>Si suona seduti<\/li>\n<\/ul>\n<p>Banjo:<\/p>\n<ul>\n<li>5 corde<\/li>\n<li>Dimensioni: medio-piccole<\/li>\n<li>Mano destra: pizzica le corde<\/li>\n<li>Mano sinistra: preme le corde sui tasti<\/li>\n<li>Suono: metallico, forte, squillante, verso l\u2019alto<\/li>\n<li>Si suona sia in piedi che seduti<\/li>\n<\/ul>\n<p>Arpa celtica:<\/p>\n<ul>\n<li>34 corde<\/li>\n<li>Dimensioni medio-grandi<\/li>\n<li>Mani: pizzicano entrambe le corde<\/li>\n<li>Suono: soave, delicato, spinoso, fine<\/li>\n<li>Si suona seduti<\/li>\n<li>Si possono suonare i diesis alzando le chiavette<\/li>\n<\/ul>\n<p>La descrizione dell\u2019esperienza, richiesta dai ragazzi per il giorno dopo, sar\u00e0 molto semplice. Qualcosa del genere:<\/p>\n<p><em>Oggi abbiamo cominciato l\u2019epoca di fisica. Siamo andati in aula di musica ed il maestro ha suonato delle canzoni su quattro diversi strumenti: chitarra, arpa, pianoforte, banjo. Abbiamo poi fatto le seguenti osservazioni<\/em> (segue la lista delle osservazioni per ogni strumento data sopra).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1456\" height=\"718\" class=\"wp-image-2144\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-3.jpeg\" alt=\"C:\\Users\\Windows10\\AppData\\Local\\Microsoft\\Windows\\INetCache\\Content.Word\\Concertino di strumenti.jpg\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-3.jpeg 1456w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-3-600x296.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-3-300x148.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-3-1024x505.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/c-users-windows10-appdata-local-microsoft-windows-3-768x379.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1456px) 100vw, 1456px\" \/><\/p>\n<p>Figura 1 &#8211; Concertino di strumenti<\/p>\n<p>Dopo aver raccolto le idee, si procede col disegno. In questo caso, essendo il disegno abbastanza complesso, in genere l\u2019ho preparato il giorno precedente.<\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338285\"><\/a><strong><em>Secondo<\/em><\/strong> <strong><em>giorno<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Concetto (del giorno precedente)<\/p>\n<p>Si riassume l\u2019esperienza, si danno 2 minuti ai ragazzi per rileggere la loro relazione, e si fanno leggere un paio di relazioni (questa parte non \u00e8 propriamente elemento integrante della fase di Concetto).<\/p>\n<p>Si ragiona quindi su quanto visto e udito. In che modo vengono prodotti i suoni? Abbiamo visto 2 modalit\u00e0 distinte: pizzicare le corde, premere i tasti. Nell\u2019arpa si pizzica solo, nel pianoforte si preme solo, nella chitarra e nel banjo si fanno entrambe le azioni, una con una mano e l\u2019altra con l\u2019altra mano. Cosa accade quando premo i tasti del pianoforte? Un martelletto colpisce le corde. Cosa sto facendo quando premo i tasti della chitarra e del banjo? (lasciamo aperta la domanda).<\/p>\n<p>Percezione<\/p>\n<ol>\n<li>Si ritorna nell\u2019aula di musica e vengono suonati due brani, uno con la chitarra, l\u2019altro con l\u2019arpa. L\u2019attenzione ora si pone su cosa fanno le due mani nel suonare i due strumenti.<\/li>\n<li>Osserviamo le caratteristiche dell\u2019arpa e di come vibrano le corde. Si pu\u00f2 attaccare un piccolo pezzo di carta nel centro di una corda grave per rendere ancora pi\u00f9 visibile la vibrazione.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Rappresentazione<\/p>\n<p>Si torna in aula di classe e si raccolgono le osservazioni sulla prima esperienza:<\/p>\n<p>Chitarra:<\/p>\n<ul>\n<li>Il pollice destro fa le note basse<\/li>\n<li>Le altre dita fanno le note alte, la melodia<\/li>\n<li>Le note alte sono tante e brevi<\/li>\n<li>Le note basse sono poche e lunghe<\/li>\n<\/ul>\n<p>Arpa celtica:<\/p>\n<ul>\n<li>La mano sinistra fa le note basse<\/li>\n<li>La mano destra fa le note alte, la melodia<\/li>\n<li>Ci sono 2 note basse ogni 6 note alte<\/li>\n<\/ul>\n<p>Raccogliamo le osservazioni sulla seconda esperienza:<\/p>\n<ul>\n<li>Le corde lunghe hanno un suono grave, prolungato (fino a 23 secondi), con oscillazioni ampie, soprattutto al centro. Sono spesse e di metallo.<\/li>\n<li>Le corde corte hanno un suono acuto, breve, (1-2 secondi), le oscillazioni quasi impercettibili. Sono sottili e di nylon.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Disegno e descrizione delle esperienze (anche a casa).<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338304\"><\/a><strong>VII classe<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019epoca di fisica di VII classe vengono ripresi tutti gli argomenti di VI classe a cui si aggiunge la meccanica. In generale, se sono disponibili solo 3 settimane, Mackensen consigliava di trattare tutti gli argomenti facendo meno esperimenti per ogni uno piuttosto che saltare un interno argomento. Questo \u00e8 sensato perch\u00e9 gli stessi argomenti si riprendono poi in VIII e saltarne uno significa perdere la continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Per semplicit\u00e0 presenter\u00f2 la tripartizione dell\u2019epoca su 3 settimane (15 giorni di lezione). Ribadisco che una trattazione molto pi\u00f9 completa si trova nel libro di Manfred von Mackensen <em>Suono, luminosit\u00e0, calore<\/em>.<\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338305\"><\/a><strong><em>Primo giorno<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel discorso introduttivo si pu\u00f2 ricordare per esempio quanto trattato l\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Percezione<\/p>\n<p>Esperimento 1 \u2013 Il diapason<\/p>\n<p>Prendiamo un diapason e percuotiamolo con l\u2019apposito martelletto di gomma in 3 punti ascoltando il suono:<\/p>\n<ul>\n<li>Da sopra su un ramo della forcella<\/li>\n<li>Dal lato di un ramo della forcella<\/li>\n<li>Frontalmente un ramo della forcella<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nella prima prova sentiamo 2 note, una alta ed una bassa. Quella alta \u00e8 molto forte, quella bassa \u00e8 debole.<\/p>\n<p>Nella seconda prova sentiamo sempre le due note e sono tutte e due forti.<\/p>\n<p>Nella terza prova sentiamo la nota alta molto forte e quella bassa molto debole.<\/p>\n<p>Possiamo anche provare a percuotere il diapason con il manico di legno del martelletto. Il suono \u00e8 molto acuto.<\/p>\n<p>Esperimento 2 \u2013 Il diapason in acqua<\/p>\n<p>Percuotiamo un diapason e immergiamo i due rami in una bacinella di acqua. Si crea una spruzzo laterale ed uno verticale che parte dal centro della forcella, si ode un leggero abbassamento della nota che si smorza in poco tempo.<\/p>\n<p>Percuotiamo nuovamente il diapason e immergiamo un solo ramo nell\u2019acqua. Si crea uno spruzzo di acqua laterale, avviene un abbassamento della nota ma questa dura pi\u00f9 a lungo rispetto alla prova precedente.<\/p>\n<p>L\u2019esperimento va ripetuto pi\u00f9 volte per chiarire esattamente come si creano gli spruzzi e che direzione hanno.<\/p>\n<p>Esperimento 3 \u2013 Il diapason sul corpo<\/p>\n<p>Se disponibili, vengono distribuiti diversi diapason agli allievi e si chiede loro di fare le seguenti prove. Dopo averli percossi (sul ginocchio per esempio), i diapason vengono appoggiati su varie parti del corpo (dito, lingua, naso, labbra) percependo bene la sensazione che danno. Si pu\u00f2 eventualmente anche appoggiare la base dei diapason sulla testa (aprire la bocca).<\/p>\n<p>Rappresentazione<\/p>\n<p>Riepilogo degli esperimenti a memoria prendendo appunti e disegno.<\/p>\n<p><a id=\"post-2126-_Toc75338306\"><\/a><strong><em>Secondo giorno<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Concetto<\/p>\n<p>Si riassumono gli esperimenti a parole, si danno 2 minuti ai ragazzi per rileggere le loro relazioni, e si fanno leggere un paio di relazioni.<\/p>\n<p>Possiamo caratterizzare i due suoni uditi dopo aver percosso il diapason come metallico-acuto l\u2019uno e pi\u00f9 grave e piacevole l\u2019altro. Il suono grave viene maggiormente in evidenza quando si percuote il diapason lateralmente su di un ramo (vicino all\u2019estremit\u00e0). Non tutti gli allievi sanno che il diapason veniva e viene tutt\u2019ora utilizzato per accordare gli strumenti perch\u00e9 il suo suono \u201cnon si scorda\u201d, rimane sempre pressoch\u00e9 uguale.<\/p>\n<p>Negli esperimenti 2 e 3 abbiamo visto come i rami del diapason vibrino quando questo viene percosso. Com\u2019\u00e8 questo movimento di vibrazione? L\u2019esperimento due ha messo in evidenza che i due rami oscillano lateralmente.<\/p>\n<p>Percezione<\/p>\n<p>Esperimento 4 \u2013 Il diapason su vari oggetti<\/p>\n<p>Percuotiamo un diapason e appoggiamo la sua base, facendo poca pressione, sul banco degli esperimenti. Si ode un suono gracchiante. Ripetiamo l\u2019esperimento appoggiando il diapason con forza sul banco degli esperimenti: si ode il suono grave del diapason in maniera distinta e forte.<\/p>\n<p>Giriamo ora per la classe appoggiando la base del diapason percosso su vari oggetti e materiali quali: muro, lavagna, banchi, pavimento, quaderni, ecc.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1295\" height=\"628\" class=\"wp-image-2146\" src=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/vetro-affumicato.jpeg\" alt=\"vetro affumicato\" srcset=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/vetro-affumicato.jpeg 1295w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/vetro-affumicato-600x291.jpeg 600w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/vetro-affumicato-300x145.jpeg 300w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/vetro-affumicato-1024x497.jpeg 1024w, https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/vetro-affumicato-768x372.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1295px) 100vw, 1295px\" \/><\/p>\n<p>Figura 13 &#8211; Esperimento 5 preso da un quaderno<\/p>\n<p>Esperimento 5 \u2013 La traccia del diapason<\/p>\n<p>Bisogna procurarsi un diapason didattico che possiede i rami molto lunghi all\u2019estremit\u00e0 di uno dei quali si trova un piccolo pennino appuntito di metallo. In precedenza abbiamo anche preparato una lastra di vetro affumicandola con fumo di petrolio.<\/p>\n<p>Chiediamo ora ad un allievo di contare i secondi (1..2\u20261\u20262). Il maestro entra nel ritmo, a fa scorrere il pennino del diapason (precedentemente percosso) sulla lastra di vetro annerita per la durata di un secondo circa. Per rendere pi\u00f9 visibile il tracciato della vibrazione, si pu\u00f2 appoggiare la lastra su di retro proiettore. Ripetere l\u2019esperimento facendo diversi tracciati sempre di ca. un secondo di durata.<\/p>\n<p>Rappresentazione<\/p>\n<p>Riepilogo degli esperimenti a memoria prendendo appunti e disegno. Per l\u2019esperimento 4 facciamo anche una tabella di come risultava il suono del diapason sui vari oggetti testati (questa pu\u00f2 eventualmente essere compilata durante l\u2019esperimento da un allievo alla lavagna).<\/p>\n<p>L\u2019intero testo per le classi VI, VII e VIII \u00e8 disponibile per l\u2019acquisto su<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mirkokulig.com\">www.mirkokulig.com<\/a>.<\/p>\n<p>Copyright \u00a9 Mirko Kulig 2021<\/p>\n<ol>\n<li id=\"post-2126-footnote-1\">Informazioni generali della pagina inglese di Wikipedia sull&#8217;adolescenza. I singoli articoli o libri a cui si riferiscono queste affermazioni si possono trovare sulla pagina stessa <a href=\"#post-2126-footnote-ref-1\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-2\">Definizione presa dalla pagina italiana sull&#8217;adolescenza di <em>Wikipedia<\/em> <a href=\"#post-2126-footnote-ref-2\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-3\">In realt\u00e0 gi\u00e0 parlare di Teoria dei colori di Goethe \u00e8 un errore di traduzione. Il termine da lui usato \u00e8 <em>Farbenlehre<\/em>, parola composta da <em>Farben <\/em>(colore) e <em>Lehre, <\/em>termine che viene utilizzato in un contesto pi\u00f9 ampio come <em>apprendistato, didattica, insegnamento<\/em>. <a href=\"#post-2126-footnote-ref-3\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-4\">Armando Benini, M. D., neurologo, <em>La coscienza imperfetta<\/em> <a href=\"#post-2126-footnote-ref-4\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-5\">Thomas Bearden <em>Energy from the vacuum<\/em> <a href=\"#post-2126-footnote-ref-5\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-6\">Wilhelm Reich, <em>La funzione dell&#8217;orgasmo<\/em> <a href=\"#post-2126-footnote-ref-6\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-7\">Wilhem Reich, <em>La biopatia del cancro<\/em> <a href=\"#post-2126-footnote-ref-7\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-8\">James Clerk Maxwell: &#8220;A Treatise on Electricity and Magnetism\/Part IV\/Chapter XX&#8221; (1873) <a href=\"#post-2126-footnote-ref-8\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-9\">Albert Einstein&#8217;s &#8216;First&#8217; Paper (1894 or 1895) <a href=\"#post-2126-footnote-ref-9\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-10\">Einstein, Albert: &#8220;Ether and the Theory of Relativity&#8221; (1920) <a href=\"#post-2126-footnote-ref-10\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-11\">A. M. Polyakov, Gauge Fields and Strings, Harwood Academic Publishers, Chur (1987) <a href=\"#post-2126-footnote-ref-11\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-12\">\u201eUntersuchungen \u00fcber die Ausbreitung der elektrischen Kraft\u201c, Heinrich Hertz, 1894 <a href=\"#post-2126-footnote-ref-12\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-13\">O.O. 302, terza conferenza, Traduzione dell&#8217;Editrice Antroposofica <a href=\"#post-2126-footnote-ref-13\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-14\">O.O. 4, capitolo IV, traduzione dell&#8217;Editrice Antroposofica <a href=\"#post-2126-footnote-ref-14\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-15\">O.O. 4, capitolo V <a href=\"#post-2126-footnote-ref-15\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-16\">Riguardo all&#8217;utilizzo nella traduzione dell&#8217;Editrice Antroposofica del termine <em>conoscenza<\/em>, in tedesco viene utilizzato il termine <em>Erkenntnis<\/em>. Erkennen in tedesco significa <em>Riconoscere<\/em> (una persona, una cosa) ed ha quindi un connotato difficile da tradurre in italiano e che <em>conoscenza<\/em> non possiede. Sarebbe pi\u00f9 corretto dire quindi &#8220;Il <em>riconoscere <\/em>(del concetto relativo alla percezione) deve fornire il pareggio, &#8230;&#8221; <a href=\"#post-2126-footnote-ref-16\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-17\">O.O. 4, capitolo V <a href=\"#post-2126-footnote-ref-17\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-18\">La filosofia della libert\u00e0, capitolo IV <a href=\"#post-2126-footnote-ref-18\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-19\">Cfr. <em>La filosofia della libert\u00e0<\/em>, capitolo VI <a href=\"#post-2126-footnote-ref-19\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-20\">Cfr. Il libro di Tobias Richter sul piano di studi nelle scuole Waldorf. <a href=\"#post-2126-footnote-ref-20\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-21\">Estratto dal libro <em>Fuoco, calcio, metallo<\/em> per l&#8217;insegnamento della chimica nelle classi VII e VIII <a href=\"#post-2126-footnote-ref-21\">\u2191<\/a><\/li>\n<li id=\"post-2126-footnote-22\">La filosofia della libert\u00e0, capitolo III <a href=\"#post-2126-footnote-ref-22\">\u2191<\/a><\/li>\n<\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>secondo il metodo scientifico goetheanistico quale strumento per insegnare il pensare autonomo \u00a0 Volume I Concetti generali Mirko Kulig Scarica&hellip;<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":2145,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[20,19],"tags":[97,433,128,59],"class_list":["post-2126","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pedagogia","category-scienze","tag-insegnamento-scienze-waldorf","tag-scienze-steiner","tag-senso-delle-scienze","tag-tripartizione-epoca"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2126"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2126\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2154,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2126\/revisions\/2154"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2145"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}