{"id":2559,"date":"2023-10-12T18:50:07","date_gmt":"2023-10-12T16:50:07","guid":{"rendered":"https:\/\/mirkokulig.com\/?p=2559"},"modified":"2023-10-12T18:56:50","modified_gmt":"2023-10-12T16:56:50","slug":"lesperimento-come-mediatore-tra-oggetto-e-soggetto-j-w-von-goethe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/lesperimento-come-mediatore-tra-oggetto-e-soggetto-j-w-von-goethe\/","title":{"rendered":"L\u2019esperimento come mediatore tra oggetto e soggetto &#8211; J.W. von Goethe"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Lesperimento-come-mediatore-tra-oggetto-e-soggetto-1.pdf\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/mirkokulig.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Lesperimento-come-mediatore-tra-oggetto-e-soggetto-1.pdf\">Scarica l&#8217;articolo in formato pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Non appena l&#8217;uomo prende coscienza degli oggetti che lo circondano, li considera in relazione a se stesso, e giustamente. Infatti, tutto il suo destino dipende dal fatto che gli piacciano o non gli piacciano, che lo attraggano o lo respingano, che gli giovino o lo danneggino. Questo modo del tutto naturale di guardare e giudicare le cose sembra tanto facile quanto necessario, eppure l&#8217;uomo si espone cos\u00ec a mille errori che spesso lo svergognano e gli abbruttiscono la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lavoro molto pi\u00f9 difficile \u00e8 quello intrapreso da coloro il cui vivace impulso alla conoscenza si sforza di osservare gli oggetti della natura in se stessi e nelle loro relazioni reciproche, perch\u00e9 presto perdono il criterio che veniva loro in aiuto quando, da uomini, consideravano le cose in relazione a se stessi. Manca il criterio del gradimento e dell&#8217;antipatia, dell&#8217;attrazione e della repulsione, del beneficio e del danno; a questo devono rinunciare del tutto; come esseri indifferenti e, per cos\u00ec dire, divini, devono cercare ed esaminare ci\u00f2 che \u00e8, e non ci\u00f2 che piace. Cos\u00ec il vero botanico non dovrebbe essere mosso n\u00e9 dalla bellezza n\u00e9 dall&#8217;utilit\u00e0 delle piante; dovrebbe esaminare la loro formazione, la loro relazione con il resto del regno vegetale; e come tutte sono attirate e illuminate dal sole, cos\u00ec dovrebbe guardarle e scrutarle tutte con lo stesso sguardo calmo, e prendere i criteri per questa conoscenza, i dati del giudizio, non da se stesso, ma dal cerchio delle cose che osserva.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia della scienza ci insegna quanto sia difficile per l&#8217;uomo questa alienazione. Il modo in cui egli giunge, e deve giungere, a ipotesi, teorie, sistemi e qualsiasi altro tipo di concezione attraverso cui cerchiamo di comprendere l&#8217;infinito, ci occuper\u00e0 nella seconda parte di questo piccolo saggio. Dedicher\u00f2 la prima parte alla considerazione di come l&#8217;uomo procede quando cerca di riconoscere le forze della natura. La storia della fisica, che sto studiando pi\u00f9 da vicino, mi offre spesso l&#8217;occasione di riflettere su questo aspetto, e cos\u00ec nasce questo piccolo saggio, in cui in genere cerco di osservare i modi in cui uomini illustri hanno giovato e danneggiato la visione della natura.<\/p>\n\n\n\n<p>Se consideriamo un oggetto in relazione a se stesso e agli altri con un&#8217;attenzione pacata, e non lo desideriamo o lo detestiamo immediatamente, saremo presto in grado di formarci un concetto abbastanza chiaro di esso, delle sue parti, delle sue relazioni. Pi\u00f9 continuiamo a fare queste osservazioni, pi\u00f9 colleghiamo gli oggetti tra loro, pi\u00f9 esercitiamo il potere di osservazione che \u00e8 in noi. Se sappiamo applicare queste intuizioni a noi stessi nelle azioni, meritiamo di essere chiamati intelligenti. Per ogni uomo ben organizzato, moderato per natura o moderato dalle circostanze, la prudenza non \u00e8 una cosa difficile: la vita ci rimprovera a ogni passo. Ma se l&#8217;osservatore deve applicare lo stesso acuto potere di giudizio all&#8217;esame delle segrete condizioni naturali, se in un mondo in cui \u00e8, per cos\u00ec dire, solo, deve stare attento ai propri passi e alle proprie orme, guardarsi da ogni fretta, avere sempre in mente il proprio scopo, e tuttavia non evitare, durante il tragitto, qualsiasi cosa utile o dannosa; se deve essere il pi\u00f9 severo osservatore di se stesso, anche quando non pu\u00f2 essere controllato facilmente da nessuno, e deve essere sempre sospettoso di se stesso nei suoi sforzi pi\u00f9 zelanti, si pu\u00f2 vedere quanto siano severe queste richieste e quanto poco si possa sperare di vederle interamente soddisfatte, sia che le si faccia agli altri che a se stessi. Tuttavia, queste difficolt\u00e0, anzi si potrebbe dire questa ipotetica impossibilit\u00e0, non ci devono dissuadere dal fare ci\u00f2 che possiamo, e arriveremo pi\u00f9 lontano se cercheremo di osservare i mezzi in generale con cui uomini eccellenti hanno saputo estendere le scienze; se indicheremo con precisione le vie sbagliate per le quali si sono allontanati, e per le quali un gran numero di allievi li ha talvolta seguiti per secoli, finch\u00e9 l&#8217;esperienza successiva non ha guidato l&#8217;osservatore di nuovo sulla strada giusta.<\/p>\n\n\n\n<p>Che l&#8217;esperienza, come in tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo intraprende, cos\u00ec anche nello studio della natura di cui sto parlando, abbia e debba avere la massima influenza, nessuno lo negher\u00e0, cos\u00ec come non si negher\u00e0 l&#8217;alto e, per cos\u00ec dire, creativamente indipendente potere delle forze animiche in cui queste esperienze sono comprese, raccolte, ordinate e formate. Ma come queste esperienze debbano essere fatte e come debbano essere utilizzate, come i nostri poteri debbano essere addestrati e utilizzati, non pu\u00f2 essere n\u00e9 cos\u00ec generalmente conosciuto n\u00e9 cos\u00ec generalmente riconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non appena l&#8217;attenzione di uomini con sensi acuti e freschi, e ce ne sono pi\u00f9 di quanti si creda, si rivolge agli oggetti, si scopre che sono tanto inclini quanto abili a fare osservazioni. L&#8217;ho potuto notare spesso da quando tratto con zelo lo studio della luce e dei colori e, come spesso accade, anche conversando su ci\u00f2 che mi interessa con persone a cui tali osservazioni sono altrimenti estranee. Non appena la loro attenzione si \u00e8 animata, notano fenomeni che in parte non conoscevo, in parte avevo trascurato, e cos\u00ec spesso hanno corretto un&#8217;idea concepita troppo frettolosamente, dandomi persino motivo di fare passi pi\u00f9 rapidi e di uscire dai confini in cui spesso ci imprigiona una laboriosa indagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che vale per tante altre imprese umane vale anche in questo caso, e cio\u00e8 che solo l&#8217;interesse di pi\u00f9 persone diretto a un unico punto \u00e8 in grado di produrre qualcosa di eccellente. Qui \u00e8 evidente che l&#8217;invidia, che vorrebbe escludere gli altri dall&#8217;onore di una scoperta, che la smania intemperante di trattare ed elaborare qualcosa di scoperto solo a modo proprio, \u00e8 il pi\u00f9 grande ostacolo per il ricercatore stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Finora mi sono trovato troppo a mio agio nel metodo di lavoro con pi\u00f9 persone per non continuare. So esattamente a chi devo questo e quello sul mio cammino, e sar\u00e0 mio piacere renderlo noto pubblicamente in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Se uomini naturalmente attenti sono in grado di aiutarci cos\u00ec tanto, quanto pi\u00f9 generale deve essere il vantaggio quando uomini istruiti collaborano tra loro! Una scienza \u00e8 di per s\u00e9 una cosa cos\u00ec grande che pu\u00f2 reggere molti uomini, anche se nessun uomo pu\u00f2 reggerla da solo. Si pu\u00f2 osservare che la conoscenza, per cos\u00ec dire, come un&#8217;acqua chiusa ma viva, sale gradualmente a un certo livello. Le scoperte pi\u00f9 belle sono state fatte sia dagli uomini che dal tempo, cos\u00ec come cose molto importanti sono state fatte contemporaneamente da due o anche pi\u00f9 pensatori. Se, dunque, nel primo caso dobbiamo tanto alla societ\u00e0 e ai nostri amici, nel secondo dobbiamo ancora di pi\u00f9 al mondo e al secolo, e in entrambi i casi non riconosceremo mai abbastanza quanto siano necessari la comunicazione, l&#8217;assistenza, la memoria e l\u2019opposizione per mantenerci sulla retta via e farci progredire.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle questioni scientifiche, quindi, si deve fare proprio il contrario di ci\u00f2 che l&#8217;artista farebbe: infatti, \u00e8 bene che l&#8217;artista non faccia vedere in pubblico la sua opera d&#8217;arte finch\u00e9 non \u00e8 terminata, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 facilmente consigliarlo o assisterlo; ma quando \u00e8 terminata, deve poi considerare e prendere a cuore le censure o le lodi, unirle alla sua esperienza, e cos\u00ec allenarsi e prepararsi per una nuova opera. Nelle questioni scientifiche, invece, \u00e8 utile comunicare pubblicamente ogni singola esperienza, anche le supposizioni; ed \u00e8 altamente consigliabile non erigere un edificio scientifico finch\u00e9 il progetto e i materiali non sono generalmente conosciuti, giudicati e selezionati.<\/p>\n\n\n\n<p>Passo ora a un punto che merita tutta l&#8217;attenzione, ovvero il metodo di lavoro pi\u00f9 vantaggioso e sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ripetiamo deliberatamente le esperienze che sono state fatte prima di noi, che noi stessi o altri allo stesso tempo fanno con noi, e rappresentiamo di nuovo i fenomeni che sono sorti in parte per caso e in parte artificialmente, chiamiamo questo un esperimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il valore di un esperimento consiste principalmente nel fatto che, sia esso semplice o composto, pu\u00f2 essere riprodotto in qualsiasi momento in determinate condizioni con un apparecchio noto e con la necessaria abilit\u00e0, tutte le volte che le circostanze condizionate possono essere combinate. Siamo giustificati ad ammirare l&#8217;intelletto umano quando consideriamo le combinazioni che ha fatto per questo scopo finale e le macchine che sono state inventate per questo scopo e che vengono inventate ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto apprezzabile possa essere ogni esperimento considerato separatamente, acquista il suo valore solo unendolo e combinandolo con altri. Ma unire e combinare due esperimenti che hanno una certa somiglianza tra loro richiede un rigore e un&#8217;attenzione maggiori di quelli che anche gli osservatori pi\u00f9 attenti hanno spesso richiesto a se stessi. Due fenomeni possono essere correlati tra loro, ma non cos\u00ec strettamente come pensiamo. Due esperimenti possono apparire come consecutivi, mentre dovrebbe esserci ancora una grande fila tra loro per farli entrare in un collegamento del tutto naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si pu\u00f2 fare troppa attenzione, quindi, a raggiungere conclusioni troppo in fretta dagli esperimenti: Infatti, nel passaggio dall&#8217;esperienza al giudizio, dalla conoscenza all&#8217;applicazione, \u00e8 qui che, per cos\u00ec dire, tutti i nemici interiori dell\u2019uomo sono in agguato: l&#8217;immaginazione, l&#8217;impazienza, l&#8217;imprudenza, il compiacimento, la rigidit\u00e0, la forma-pensiero, l&#8217;opinione preconcetta, la comodit\u00e0, la noncuranza, la mutevolezza, e qualunque sia l&#8217;intera schiera con il suo seguito, sono tutti in agguato qui e improvvisamente sopraffanno sia l&#8217;uomo di mondo che agisce, sia l&#8217;osservatore tranquillo che sembra al sicuro da tutte le passioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Per avvertire di questo pericolo, che \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 vicino di quanto si possa pensare, vorrei porre qui una sorta di paradosso, per attirare l&#8217;attenzione in modo pi\u00f9 vivace. Oso infatti affermare che un esperimento, anzi pi\u00f9 esperimenti insieme, non provano nulla, anzi che non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 pericoloso che voler confermare una proposizione direttamente con gli esperimenti, e che i pi\u00f9 grandi errori sono sorti proprio perch\u00e9 non si \u00e8 riconosciuto il pericolo e l&#8217;inadeguatezza di questo metodo. Devo spiegarmi meglio per non essere sospettato di voler dire qualcosa di strano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni esperienza che facciamo, ogni esperimento con cui la ripetiamo, \u00e8 in realt\u00e0 una parte isolata della nostra conoscenza; con la ripetizione frequente portiamo questa conoscenza isolata alla certezza. Due esperienze sullo stesso tema possono diventare note, possono essere correlate ma sembrano pi\u00f9 strettamente correlate, e di solito siamo inclini a pensarle pi\u00f9 strettamente correlate di quanto non lo siano. Questo \u00e8 conforme alla natura dell&#8217;uomo, la storia della mente umana ci mostra mille esempi, e ho notato in me stesso che commetto questo errore quasi giornalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo errore \u00e8 strettamente legato a un altro, dal quale deriva anch&#8217;esso per la maggior parte. Infatti, l&#8217;uomo prova pi\u00f9 piacere per la rappresentazione che per la cosa, o meglio, dobbiamo dire: L&#8217;uomo gode di una cosa solo nella misura in cui la rappresenta; questa immaginazione deve adattarsi al suo modo di pensare, e per quanto innalzi il suo modo di immaginare al di sopra di quello comune, per quanto lo purifichi, di solito rimane solo un tentativo di mettere molti oggetti in una certa relazione che, in senso stretto, non hanno tra loro; da qui la tendenza alle ipotesi, alle teorie, alle terminologie e ai sistemi, che non possiamo disapprovare perch\u00e9 nascono necessariamente dall&#8217;organizzazione del nostro essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Se da un lato, ogni esperienza, ogni esperimento, \u00e8 per sua natura da considerarsi isolato, dall&#8217;altro, la forza dello spirito umano si sforza enormemente di unire tutto ci\u00f2 che \u00e8 al di fuori di esso e che gli diventa noto; allora si vede facilmente il pericolo che si corre quando si vuole collegare una singola esperienza con un&#8217;idea gi\u00e0 concepita, o dimostrare tramite singoli esperimenti una relazione che non \u00e8 derivata dai sensi ma che la forza formativa dello spirito ha gi\u00e0 pronunciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tale sforzo d\u00e0 di solito origine a teorie e sistemi che fanno onore all&#8217;ingegno dei loro autori, ma che, se sono pi\u00f9 che giustamente applauditi, se rimangono pi\u00f9 a lungo di quanto sia giusto, ostacolano e danneggiano il progresso della mente umana, che in un certo senso avevano inizialmente promosso.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potr\u00e0 notare che una buona mente usa tanta pi\u00f9 arte quanto minore \u00e8 il numero di dati che ha a disposizione; che per mostrare il suo dominio, seleziona solo alcuni tra i dati presenti, quelli che lo lusingano; che sa come disporre gli altri in modo tale che non lo contraddicano apertamente, e che infine sa come ingarbugliare quelli ostili, farli girare e metterli da parte in modo tale che in realt\u00e0 ora l&#8217;insieme non assomiglia pi\u00f9 a una repubblica libera, ma a una corte dispotica.<\/p>\n\n\n\n<p>A un uomo che ha tanti meriti non possono mancare ammiratori e allievi che conoscono e ammirano storicamente un tale tessuto e, per quanto possibile, adottano la maniera di rappresentare le cose del loro maestro. Spesso una tale dottrina prende il sopravvento a tal punto che si verrebbe considerati insolenti e audaci se si osasse metterla in dubbio. Solo i secoli successivi oseranno toccare un simile santuario, reintrodurre l&#8217;oggetto della contemplazione al comune senso umano, prendere la questione un po&#8217; pi\u00f9 alla leggera e dire del fondatore di una setta ci\u00f2 che un burlone dice di un grande maestro: sarebbe stato un grande uomo se avesse inventato di meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 sufficiente indicare il pericolo e mettere in guardia. \u00c8 giusto che si esprima la propria opinione e si dichiari come si creda di poter evitare una tale deviazione, o se si ha scoperto come un altro l&#8217;ha evitata prima di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho gi\u00e0 detto che considero dannosa l&#8217;applicazione diretta di un esperimento per la dimostrazione di qualsiasi ipotesi, e ho quindi indicato che considero utile un&#8217;applicazione indiretta, e poich\u00e9 tutto dipende da questo punto, \u00e8 necessario spiegarsi chiaramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella natura vivente non accade nulla che non sia collegato all&#8217;insieme, e se le esperienze ci appaiono solo isolate, se dobbiamo considerare gli esperimenti solo come fatti isolati, ci\u00f2 non significa che siano isolati; si tratta solo di chiedersi: come trovare la connessione tra questi fenomeni, questi eventi?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo visto sopra che i primi a essere soggetti a errore sono stati coloro che hanno cercato di collegare un fatto isolato direttamente con il loro potere di pensiero e di giudizio. D&#8217;altra parte, scopriremo che hanno ottenuto i migliori risultati coloro che non hanno smesso di indagare e di lavorare attraverso tutti i lati e le modifiche di una singola esperienza, un singolo esperimento, al meglio delle loro capacit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In futuro, merita una riflessione a parte il modo in cui l&#8217;intelletto pu\u00f2 venire in nostro aiuto in questo contesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Diciamo per ora che, poich\u00e9 ogni cosa in natura, ma soprattutto le forze e gli elementi pi\u00f9 generali, sono in perenne azione e controazione, possiamo dire di ogni fenomeno che \u00e8 collegato a innumerevoli altri, proprio come diciamo di un punto luminoso libero che emette i suoi raggi in tutte le direzioni. Quando abbiamo fatto un tale tentativo, una tale esperienza, non potremo mai esaminare con sufficiente attenzione ci\u00f2 che lo affianca immediatamente, ci\u00f2 che ne consegue. \u00c8 questo che dobbiamo osservare pi\u00f9 di ci\u00f2 che lo riguarda. La diversificazione di ogni singolo esperimento \u00e8 quindi il vero dovere del naturalista. Il suo compito \u00e8 esattamente l&#8217;opposto di quello di uno scrittore che vuole intrattenere. Quest&#8217;ultimo susciter\u00e0 la noia se non lascer\u00e0 nulla a cui pensare; il secondo deve lavorare senza sosta, come se volesse non lasciare nulla da fare ai suoi successori, anche se la sproporzione della nostra comprensione rispetto alla natura delle cose gli ricorder\u00e0 abbastanza presto che nessun uomo ha sufficienti capacit\u00e0 per giungere alla conclusione in qualsivoglia questione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle prime due parti dei miei contributi di ottica ho cercato di mettere in piedi una tale serie di esperimenti, che all&#8217;inizio confinano tra loro e si toccano direttamente, anzi, se li si conosce e li si abbraccia complessivamente con esattezza, costituiscono, per cos\u00ec dire, un solo esperimento, una sola esperienza dai pi\u00f9 svariati punti di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale esperienza, che si compone di molte altre, \u00e8 ovviamente di tipo superiore. Presenta la formula sotto la quale si esprimono innumerevoli esempi individuali di calcolo. Ritengo che sia il pi\u00f9 alto dovere dello scienziato naturale lavorare su queste esperienze di tipo superiore, e l&#8217;esempio degli uomini pi\u00f9 eccellenti che hanno lavorato in questo campo ci indica questa direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo imparare dai matematici la prudenza di mettere insieme solo elementi conseguenti, o meglio di dedurre la cosa successiva dalla precedente, e anche quando non facciamo uso di alcun calcolo, dobbiamo sempre procedere come se dovessimo rendere conto al geometra pi\u00f9 rigoroso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 infatti il metodo matematico che, per la sua prudenza e purezza, rivela immediatamente ogni salto nell&#8217;asserzione, e le sue prove sono in realt\u00e0 solo spiegazioni circostanziali del fatto che ci\u00f2 che viene messo in relazione \u00e8 gi\u00e0 stato l\u00ec nelle sue parti semplici e in tutta la sua sequenza, \u00e8 stato visto complessivamente in tutta la sua estensione, ed \u00e8 stato scoperto correttamente e inconfutabilmente in tutte le sue condizioni. Perci\u00f2 le loro dimostrazioni sono sempre piuttosto esposizioni, ricapitolazioni, che argomentazioni. Poich\u00e9 sto facendo questa distinzione, permettetemi di guardare indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si nota la grande differenza tra una dimostrazione matematica, che porta avanti i primi elementi attraverso tanti collegamenti, e tra la prova che un abile oratore potrebbe ricavare da argomentazioni. Le argomentazioni possono contenere relazioni del tutto isolate, eppure, grazie all&#8217;arguzia e all&#8217;immaginazione, possono essere riunite in un punto e produrre in modo abbastanza sorprendente la parvenza di un giusto o sbagliato, di un vero o falso. Allo stesso modo, a favore di un&#8217;ipotesi o di una teoria, si possono mettere insieme i singoli esperimenti come se fossero delle argomentazioni e produrre una prova pi\u00f9 o meno sorprendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Se invece \u00e8 importante lavorare onestamente con se stessi e con gli altri, si lavorer\u00e0 con la massima attenzione sui singoli esperimenti e si cercher\u00e0 di formare esperienze di tipo superiore. Queste possono essere espresse in proposizioni brevi e comprensibili, poste l&#8217;una accanto all&#8217;altra, e, man mano che si formano, possono essere disposte e messe in relazione in modo tale da essere incrollabilmente valide come proposizioni matematiche, sia singolarmente che nel loro insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli elementi di queste esperienze di tipo superiore, che sono molti esperimenti individuali, possono quindi essere esaminati e testati da tutti, e non \u00e8 difficile giudicare se le molte parti individuali possono essere espresse da una proposizione generale; perch\u00e9 qui non c&#8217;\u00e8 arbitrariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nell&#8217;altro metodo, quando si vuole dimostrare qualcosa che si afferma attraverso esperimenti isolati, per cos\u00ec dire con argomentazioni, il giudizio \u00e8 spesso solo falsificato, se non rimane addirittura in dubbio. Ma quando si \u00e8 riunita una serie di esperienze di tipo superiore, \u00e8 allora che l&#8217;intelletto, l&#8217;immaginazione, l&#8217;ingegno si devono esercitare su di esse come possono. Questo non sar\u00e0 dannoso, anzi sar\u00e0 utile. Questo lavoro non pu\u00f2 essere fatto con troppa cura, assiduit\u00e0, rigore, persino con pedanteria; perch\u00e9 \u00e8 intrapreso per il mondo e per i posteri. Ma questi materiali devono essere disposti e sistemati in serie, non messi insieme in modo ipotetico o utilizzati in forma sistematica. Ognuno \u00e8 poi libero di combinarli a modo suo e di formarne un insieme che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno conveniente e gradevole per l&#8217;immaginazione umana in generale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo, possiamo distinguere ci\u00f2 che deve essere distinto e la collezione di esperienze pu\u00f2 essere incrementata molto pi\u00f9 rapidamente e puramente che se gli esperimenti successivi dovessero essere messi da parte inutilizzati, come le pietre che vengono portate dopo una costruzione completata.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;opinione degli uomini pi\u00f9 eccellenti e il loro esempio mi fanno sperare di essere sulla strada giusta e vorrei che i miei amici, che a volte mi chiedono quale sia la mia intenzione nei miei sforzi ottici, fossero soddisfatti di questa spiegazione. La mia intenzione \u00e8 quella di raccogliere tutta l&#8217;esperienza in materia, di fare io stesso tutti gli esperimenti e di realizzarli nella loro massima diversit\u00e0, in modo che siano anche facili da ripetere e non siano fuori dalla portata di tanti uomini. Poi, elaborare le proposizioni in cui si possono esprimere le esperienze del tipo superiore, e aspettare di vedere fino a che punto anche queste si collocano sotto un principio superiore. Se, tuttavia, l&#8217;immaginazione e l&#8217;ingegno dovessero talvolta correre impazientemente in avanti, il metodo stesso di procedere indica la direzione del punto a cui devono tornare.<\/p>\n\n\n\n<p>J. W. Von Goethe, 28 aprile 1792<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Concetti puri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che la scoperta di un mezzo che la natura utilizza per produrre un risultato fa progredire le scienze pi\u00f9 dello sforzo di collegare un risultato alla nostra rappresentazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, \u00e8 vero, \u00e8 un punto molto delicato, e in futuro cercher\u00f2 di esporre il mio pensiero anche su questo punto nel modo pi\u00f9 chiaro possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 le forze pi\u00f9 semplici della natura sono spesso nascoste ai nostri sensi, dobbiamo liberamente cercare di raggiungerle attraverso le forze del nostro intelletto (spirito) e di rappresentare la loro natura in noi, poich\u00e9 non possiamo vederle al di fuori di noi stessi. Se siamo puri in questo, possiamo dire che, come i nostri occhi sono in armonia con gli oggetti visibili e le nostre orecchie con i movimenti vibratori dei corpi oscillanti, cos\u00ec il nostro spirito \u00e8 in armonia con le forze pi\u00f9 profonde e semplici della natura e pu\u00f2 rappresentarle con la stessa purezza con cui gli oggetti del mondo visibile sono rappresentati da un occhio sano.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento o al mantenimento di questi concetti puri saranno discussi in un&#8217;altra occasione. Ora penso di meritare un ringraziamento se cito un bel passo che descrive le scienze naturali a favore della rappresentazione umana e concludo con esso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero: il movimento che un corpo esterno comunica ai sensi si propaga nel cervello; questo movimento stesso, queste oscillazioni del suono, questa rifrazione dei raggi di luce, non sono ci\u00f2 che l&#8217;anima immagina; il suo concetto \u00e8 qualcosa di completamente diverso da questo movimento. <em>\u00c8 stato cos\u00ec disposto dal Creatore attraverso una legge di alternanza: che a fronte di certi cambiamenti che si verificano prima nel nervo e poi nella dimora generale delle sensazioni (sensorium commune), sorgano contemporaneamente nell&#8217;anima pensieri nuovi e definiti, e che questo legame, con cui li ha ottenuti, sia costante.<\/em> Ora, dipende da noi cosa vogliamo rappresentare del mondo? Ma la rappresentazione stessa non pu\u00f2 essere falsa, perch\u00e9 noi riceviamo gli stessi pensieri da simili percezioni nervose; e perch\u00e9, nelle stesse circostanze, sia nello stesso momento che in momenti diversi, in tutti gli uomini si producono esattamente gli stessi concetti&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Albrecht von Haller<\/p>\n\n\n\n<p>Traduzione di Mirko Kulig<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scarica l&#8217;articolo in formato pdf Non appena l&#8217;uomo prende coscienza degli oggetti che lo circondano, li considera in relazione a&hellip;<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":2563,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[20,22],"tags":[458,459,457],"class_list":["post-2559","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pedagogia","category-spiritualita","tag-esperimento","tag-goethanismo","tag-goethe"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2559","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2559"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2559\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2567,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2559\/revisions\/2567"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2563"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2559"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2559"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mirkokulig.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}